martedì 19 gennaio 2010

Invertising: manuale per cambiare senso di marcia

Ci sarebbero diversi motivi tecnici per i quali potrei consigliarvi di leggere Invertising di Paolo Iabichino. Potrei cercare di parlarvi del mondo della pubblicità e quindi dirvi che, in questo volume, potrete trovare riferimenti e note che vi faranno ripercorrere la storia del marketing e dell’advertising. I processi sociologici e tecnici che hanno contribuito a cambiarlo e a farlo divenire, troppe volte, un nemico del pubblico al quale si rivolgeva.

Lo consiglio, invece, perché Paolo accompagna il lettore in un mondo nel quale tutti, anche gli interpreti principali, finiscono per perdere la strada. Paolo lascia le tracce sulla via principale ma ti invita anche a percorrere liberamente, nel senso di mente libera, i mille rivoli, le mille opportunità sane e socialmente utili che questo mondo mette a disposizione, anche a chi si occupa di vendite e pubblicità. Ti porta a guardare questa realtà dallo Zenit poi, con i suoi mille dubbi sul senso di proseguire in direzione sbagliata, ti fa precipitare al Nadir chiedendoti se è proprio il caso di continuare a vedere e fare il tuo lavoro sempre dalla stessa posizione. Mentre precipiti ti invita a guardare anche quello che non si vede e a fare quello che sarebbe giusto fare sempre: lavorare con coscienza.

Quattro frasi di Invertising mi hanno colpito, non importa se siano di Paolo, di Gandhi o di qualche guru di un mondo nel quale io stesso girovago con molti dubbi, l’importante è che un autore di marketing le abbia inserite in un suo libro. Sono queste:

- Ma questa volta il fine non giustificherà assolutamente i mezzi.

- Il consenso non è una formula matematica, è un catalizzatore di attenzione, credibilità, reputazione, se si muove all’interno di una geografia trasparente e aperta.


- Il capitale come tale non è male: è male l’uso errato che se ne fa, il capitale in una forma o nell’altra sarà sempre necessario (questa è di Gandhi in Antiche come le montagne)


- L’economia infatti ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona.


Non conosco personalmente Paolo, se non una veloce presentazione al BTO, ma sono a conoscenza di ciò che fa. Negli ultimi 4/5 mesi, giorno per giorno, grazie ai social network con i quali ci scrutiamo l’un l’altro e condividiamo musica, articoli, post e altre divagazioni o quando ci dilettiamo a "oıɹɐɹʇuoɔuı,11ɐ ǝɹǝʌıɹɔs". Vi posso dire che in queste quattro frasi che ho scelto c’è tutto Paolo e lo dico con la tranquillità di colui che crede nelle persone per bene.
Se non altro per il fatto che, se non vi piace, il libro potete sempre restituirlo e chiederne il rimborso semplicemente indicando il motivo del vostro disappunto.
Dimenticavo… il bello è che il libro non finisce, o meglio… credo che l’ultimo capitolo lo dovrà scrivere proprio il lettore. In puro stile social :-)