Hotel sotto assedio

Nell’anno in cui si consuma il cosiddetto boom turistico (3 milioni di presenze in più secondo alcune statistiche) l’hotel appare sempre più sotto assedio. Certo, negli anni d’oro del turismo i guadagni degli hotel erano importanti e la posizione dominante delle mezze pensioni e delle pensioni complete, i paletti dei soggiorni settimanali obbligatori con l’arrivo fisso al sabato erano condizioni che mettevano al riparo l’albergatore. Poi i margini si sono erosi sempre più. Fin quando il settore alberghiero è finito sotto assedio, proprio quando il turismo è diventato un ammortizzatore sociale.

Non bastano Ota e metamototori che spingono le prenotazioni verso i canali meno redditizzi, piattaforme per case vacanze che trasmettono impunite spot di dubbio gusto ai danni degli albergatori, non basta il contesto italiano che non facilita la presenza di catene alberghiere (escluso due/tre realtà, il resto è paccottiglia di strutture eterogenee che non esprimono standard qualitativi regolari), in Italia piccolo è bello!

Via via che si perdeva di competitività, si partì riconvertendo gli hotel in residence, poi si è consentito ai campeggi di trasformare le piazzole in “posteggi per case mobili” che più immobili non si può. Poi si è iniziata a offrire la pensione a chi era alloggiato in campeggio per giunta in casa mobile.

Mentre il turismo veniva gravato dalla tassa di soggiorno (che in misura più ampia grava sulle aziende più strutturate) in cambio di prelievi significativi da parte dello Stato sulle imposte comunali sugli immobili, si concedevano patrimoni ingenti ai contadini per aprire agriturismo al fine di incrementare il magro reddito dei campi. E poi i B&B che nascono come funghi e mi si dice servono a poveri cittadini che hanno perso il lavoro per avere un modesto reddito che gli consente di non alienare l’immobile.

Certo, ascolto tutti e comprendo motivi e ragioni, necessità e strategie, ma non mi si venga a dire che i B&B hanno colmato un vuoto di qualità tra ospite e albergatore, che il turista cerca il calore della casa abitata. Che il viaggiatore lento preferisce il duro lavoro dei campi alle confortevoli SPA dell’industria alberghiera. Peccato che sono proprio i proprietari di agriturismo che vengono a lamentarsi perché i turisti non gradiscono che la famiglia del contadino risieda nell’agriturismo, che minimo ci deve essere la piscina altrimenti – in particolare i tedeschi – non prenotano. Sono proprio i proprietari di agriturismo che ricevono queste richieste:

salve, desideravo informazioni riguardo alla vostra struttura: disponibilità e prezzi per un soggiorno di tre persone (matrimoniale + letto singolo) anche in un’unica camera dal 28 agosto al 30 agosto 2015. Servizio hotel o residence, biancheria letto e bagno prevista e/o costi aggiuntivi. Distanza dal mare (spiaggia libera o attrezzata) convenzionata , gratuita o a pagamento. Centro benessere in loco e /o terme presenti o relativa distanza
ringraziando cordiali saluti

In effetti ricordo Lino e Nerina, i miei nonni romagnoli, che dopo una giornata a cavar barbabietole, amavano intrattenersi in sedute termali, spiagge caraibiche ben attrezzate e percorsi vita insieme ai loro quattro figli. Se fosse vero che queste forme extra alberghiere funzionano per il semplice motivo che tra operatori e clienti si è creato un legame di assoluta fiducia e disintermediato, mi chiedo perché – in destinazioni di mare-  i B&B erano disponibili – durante questa stagione boom – in luglio, con soggiorni minimi di una notte, acquistabili su le maggiori OTA internazionali, così come gli agriturismo? Come mai i B&B durante il mese di giugno cambiavano costantemente le tariffe copiando le variazioni tariffarie dei revenue manager degli alberghi? Se è vero che si tratta di tipi di vacanza diversi, di filosofie opposte, perché si usano le piattaforme più commerciali, perché si punta più sulla parola turismo piuttosto che sulla parte “agri”, ché sta proprio lì il valore aggiunto.

Nella maggior parte dei casi agriturismo e B&B – se non vogliamo raccontarci menzogne – sono la soluzione più economica con la quale si cerca di avvicinare maggiormente la qualità alberghiera. Non è una novella che finirà bene. Perché ne sono così sicuro? Perché è una storia già vista. Ho studiato da vicino bilanci di famiglie storiche dell’hotellerie a conduzione familiare. A parte gli anni d’oro – ormai lontani – ho visto famiglie disintegrarsi, spezzarsi la schiena in hotel per risparmiare sui costi del lavoro al fine di mantenere un po’ di marginalità, marginalità che con l’avvento delle piattaforme internet si è ridotta ulteriormente, piattaforme che in un primo momento infiammarono la concorrenza tra le strutture che si immolavano in dissennate corse al ribasso tariffario.

Finì male, lo stress e le fatiche non portano a buoni risultati, e poi basta che i figli non ne vogliano sapere oppure che un genitore non ce la faccia più a lavorare dalla mattina alla sera e puf… il bilancio non è più in equilibrio. Questo sta succedendo con gli agriturismo e con i B&B che sono più convenienti solo perché si lavora senza star attenti al ricavo orario, con norme, fiscalità, controlli e sicurezza sotto il livello degli alberghi e con sovvenzioni più o meno a fondo perduto. La competitività basata su questi punti quanto pensate che possa durare?

Le nuove tendenze, quelle più innovative, si dice che servono a cambiare i modi di pensare, di regolamentare, di gestire il futuro. Di scardinare leggi non più al passo con i tempi. Allora perché le idee più remunerative, quelle più apprezzate dai finanzieri d’assalto, sono sempre quelle che emulano gli hotel, che sollecitano la fiscalità, il lavoro a basso costo, quelle che sono meno controllabili perché buona parte di queste attività sono spesso totalmente sconosciute al fisco? Forse perché il margine ormai è rimasto solo tra onestà e disonestà? Non amo pensarla così ma quando il margine tra sharing e shadow economy sparisce tutto diventa poco chiaro e chi è più vincolato da lacci e lacciuoli inesorabilmente si sente sotto assedio. Per esempio cosa pensare del fatto che secondo alcuni studi, a Venezia, solo un B&B su tre è in regola? Direte che è un danno per i B&B onesti, infatti sono scesi subito tutti in piazza, quelli onesti.

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Il problema non è solo riferito alle diverse soluzioni di soggiorno. Stiamo giocando con il fuoco, stiamo festeggiando per 3 milioni di presenze in più, con soggiorni medi più brevi, con gli arrivi che aumentano sempre più velocemente delle presenze, con tariffe medie più basse, con la spesa media che l’anno scorso era di 840 euro contro i 1.022 del 2010, quest’anno si ridurrà per il 36% dei viaggiatori italiani (in pratica un milione di persone andrà in vacanza spendendo meno di quanto ha speso nel 2014). Unica nota apparentemente positiva:  aumenterà il gettito della tassa di soggiorno; nessun comune penserà di ridurla (spero di essere smentito!). I destination manager verranno beatificati senza tener conto di contrappesi importanti, al netto di Tunisia, Isis e nord Africa, con il seppur mite effetto Expo, col caldo eccezionale al posto della pioggia del 2014, con un po’ di Giubileo. Nessuno sfiderà le medie delle destinazioni concorrenti e su questa generale e beata narcotizzazione il turismo italiano si confermerà un ammortizzatore sociale.

Proprio adesso sarebbe opportuno, invece di ubriacarsi con questi numeri, rendere il turismo italiano un’industria competitiva e efficiente, snellire obblighi e procedure, qualificare l’offerta e gli operatori, difendere il settore dalla fuffa, dai parvenu del turismo contrapponendo qualità, professionalità e un po’ di orgoglio.

Comunque c’è il “boom“, festeggiamo, godiamoci questo momento di euforia, perché presto arriverà il grande freddo e non resterà che affidarsi ai guardiani della notte.

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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19 Commenti
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    Gian Luca
    agosto 31, 2015

    in una guerra hai due alternative: o spari di più o ti allei col nemico

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      agosto 31, 2015

      Ho paura che, alla lunga, non ci saranno vincitori 🙁

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    Edoardo Caldari
    agosto 31, 2015

    Complimenti! Articolo super! Allo stato dei fatti gli hotel sono il passato e l’extra-alberghiero con la sharing economy in tutte le sue forme è il futuro.
    Che sia giusto o sbagliato non l’ho ancora capito, in effetti “condividere” è la cosa più bella di questo mondo, ma se la “condivisione economico-sociale” fa crescere colossi da 50 miliardi di dollari e mette in crisi interi settori con migliaia di occupati.. qualcosa nella parola condivisione è stato distorto!

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      agosto 31, 2015

      Grazie Edoardo, i complimenti fanno sempre bene. 🙂

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    Elena Roppa
    agosto 31, 2015

    Buongiorno Robi, mi occupo di turismo del vino e agriturismo da diversi anni e vorrei far notare due cose: la prima che l’agriturismo (peculiarità tutta italiana – nel resto del mondo si parla di turismo rurale: agriturismo in Italia è collegato ad azienda agricola per definizione di legge) non è assimilabile al B&B, intesto nell’articolo come alloggio di privati.
    Il secondo punto riguarda le piattaforme commerciali: queste hanno inglobato tutto, non è certo l’agriturismo che vuole emulare l”hotel, poiché concretamente differente nelle modalità e nei servizi. Con questo fatto, tutti i turisti indistintamente (da chi cerca l’hotel a chi cerca l’agriturismo e l’appartamento) accede a quelle piattaforme, quindi è questione di usabilità.
    Detto questo, l’agriturismo ha iniziato solo negli ultimi anni a promuoversi sul territorio e all’estero, con le difficoltà connesse alla gestione di un servizio diverso da quella che è l’attività primaria (la produzione agricola). Quindi sicuramente ci sono delle difficoltà nel gestire caratteristiche che non gli sono proprie, ma che vengono richieste dalla maggior parte dei turisti. In un mondo ideale, l’agricoltore desidera che il turista che sceglie l’agriturismo, lo scelga come filosofia di vita, ma chiaramente non può essere sempre così. Ci auguriamo che l’agriturismo sappia sempre meglio comunicare le sue peculiarità, per essere meta di un turismo alternativo e non essere confuso con un alloggio alberghiero.

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      agosto 31, 2015

      Elena, grazie per il tuo commento, in effetti hai ragione, ho messo agriturismo e B&B nello stesso contesto, ma solo perché sono fenomeni che hanno finito per creare concorrenza agli hotel e non credo che sarebbe dovuta finire così. Spero anch’io che ogni offerta possa esprimersi al meglio nel settore che gli è più congeniale. I turisti, o almeno la maggior parte di essi, tende ad ottenere il massimo con il minimo sforzo, sono regole economiche di base che il legislatore dovrebbe conoscere e saper gestire per evitare dannose sovrapposizioni. Continua e seguire e commentare. A presto.

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        Marco Piscopo
        settembre 1, 2015

        Più leggo il Suo blog più rilevo che Lei non è proprio informato sull’extralberghiero.
        E’ un penna al soldo della Lobby, e pubblica solo quello che Le conviene.

        Per questo non leggero più le imprecisioni, luoghi comuni, bugie con cui abbindola la Sua platea. Ma non vuole capire che qualcosa di nuovo è accaduto? Ma quale piscine e piscine: ne avremo 50 su 1200 iscritti. E’ il fattore unano la carta vincente. Meno male che Lei non capisce, come buona parte dei Sui Colleghi, altrimenti spenderebbero qualche soldino per formare, motivare e premiare i public relation man.

        Ma lo sa che noi non possiamo gestire Servizi?

        • Robi Veltroni
          Robi Veltroni
          settembre 1, 2015

          Caro Presidente Piscopo, ho avuto esitazione a pubblicare il suo commento, che non trovo adeguato alla carica di presidente dell’Anbba, ma non sta bene omettere un atto ufficiale inviatomi dalla e-mail di una associazione.
          Sì, sul mio blog continuerò a pubblicare quello che mi pare, quando mi pare e come mi pare. Come può vedere in fondo a ogni pagina insiste una mia frase: “Mi sono reso conto che questo blog funziona dal giorno in cui mi hanno suggerito che avrei fatto meglio a non scrivere quello che scrivo.” Il fatto che non leggerà più il mio blog mi rattrista, siamo in democrazia e ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, lei è comunque libero di fare ciò che vuole.
          Tra le altre cose avevamo già trattato la questione in un altro post del collega Antonio Pezzano che trova qui

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    Filippo
    agosto 31, 2015

    Grazie per aver condiviso le tue riflessioni.

    Bel passaggio: “quando il margine tra sharing e shadow economy sparisce tutto diventa poco chiaro e chi è più vincolato da lacci e lacciuoli inesorabilmente si sente sotto assedio”.

    Se la sharing economy fosse un’occasione per ridefinire regole uguali per tutti potremmo anche festeggiare. Ma credo, purtroppo che sarà un’ (altra) occasione mancata

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      agosto 31, 2015

      Grazie Filippo, in effetti sarebbe opportuno snellire e semplificare, in questo le nuove forme di condivisione (ammesso che lo siano veramente) potrebbero aprire a soluzioni benefiche per tutti. Ma anch’io sono scettico circa la capacità di semplificare da parte dei decisori. Continua a commentare Filippo!

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    francesco
    agosto 31, 2015

    Salve,
    sinceramente non ho capito bene se l’articolo prende di mira i B&B e gli Agriturismi e se si, per quale motivo… perché tolgono clienti agli hotel, perché non sono in regola con il fisco e dunque fanno “concorrenza sleale”? Diomio, mi sembra un po’ la polemica dei negozianti contro i cosiddetti “vu cumprà” sulle spiagge… roba da medioevo a mio parere e fuori dal mondo! Se un negoziante teme la concorrenza di un “vu cumprà” vuol dire che è alla frutta… Che cerca di restare aperto su logiche oramai vecchissime e di (pseudo)rendita, vuol dire che negli anni non è cresciuto e non si è aggiornato, non ha lavorato di creatività… Stessa cosa identica vale per gli hotel. Se continui a fare “ospitalità” come 30 o 20 anni fa è logico che vai in rovina e non puoi prendertela con AirBnB e la “sharing economy”. La sharing economy doveva cavalcarla per tempo, con i budget a disposizione invece di dormire sugli allori… In Italia soprattutto vedo tanto vecchiume nel modo di condurre strutture ricettive purtroppo… Quanti sono i direttori di hotel che leggono e si informano OGNI GIORNO di web marketing turistico?….
    Se la colpa si scarica su b&b e agriturismi il discorso lo vedo molto sterile e porterà veramente poco lontano…
    Grazie, un saluto a tutti e buon lavoro!

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      agosto 31, 2015

      Il post rileva che i regolatori hanno imposto regole ferree agli alberghi e assenza totale di regole alle altre strutture che offrono ospitalità, usando il turismo per dare un senso ai redditi dei contadini vessati anche loro da regole penose del settore agricolo, oppure possibilità di “arrotondare a persone che hanno perso il lavoro che possono affittare case senza doverle alienare“.

      Ci sarebbe poi da spiegare perché nell’ambito degli stessi servizi esistono fiscalità diverse, norme di sicurezza diverse, e stessi canali distributivi. Leggerezza nei controlli. Se poi si assimilano B&B o l’agriturismo che si commercializzano su booking.com alla sharing economy allora si che c’è da andare tutti a studiare web marketing turistico. Non si tratta di sharing economy si tratta di business di basso cabotaggio sulla pelle di chi lavora senza un sufficiente ristoro economico e che offre tariffe competitive solo per questo.

      Le assicuro che ce ne sono molti di direttori d’albergo che si aggiornano regolarmente in materia, chi le scrive è uno di quelli, sarebbe difficile portare avanti aziende in uno dei settori più competitivi al mondo, senza aggiornarsi. La mia è una constatazione che vorrebbe portare tutti coloro che operano all’interno dello stesso settore, con le stesse dinamiche distributive, rivolte agli stessi mercati a un sistema di regole certe e uguali per tutti.

      E’ medioevale invece lasciare sacche di privilegi solo per alcuni, che poi per difenderli creano battaglie muro contro muro, invece di portare a situazioni accettabili per il sereno lavoro di tutto il settore.

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    Luca Moschini
    settembre 1, 2015

    Ottima analisi, scritta con il cuore e ragionata con la testa!
    Per completezza mi permetto di aggiungere altri 2 argomenti molto critici del settore:
    – la debolezza dei TO che fanno incoming verso l’Italia (in realtà la maggior parte dell’incoming arriva da TO stranierei che fanno outgoing dai loro Paesi)
    – la cronica assenza di un prodotto turistico, non si può continuare a vendere la sola hospitality
    Una buona giornata
    Luca

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      settembre 1, 2015

      Ciao Luca, hai ragione, segnali due debolezze importanti, non voglio ripetermi ma credo che Tour Operator medio piccoli (il nostro più grande ha un fatturato insignificante in confronto ai leader europei) uniti a strutture medio piccole non potranno mai produrre incoming competitivo rispetto a destinazioni molto più strutturate. Inoltre ci siamo spesso seduti sugli allori, cosa che ho paura accadrà di nuovo.

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    delizard
    settembre 1, 2015

    Buongiorno,
    mi dispiace ma continuo a non capire bene a fondo il problema.. Il problema è che b&b e agriturismi si promuovono su booking.com? E questo non è giusto nei confronti di hotel perché questi hanno obblighi legislativi più ferrei?… Non capisco davvero.. Se hai un hotel hai anche budget e possibilità infinitamente superiori a chi apre un piccolo b&b… Quello che volevo dire è che forse l’economia dell’ospitalità sta cambiando, magari forse si potrebbe pensare che la classica “formula” hotel nel terzo millennio stia andando in crisi… Di questo mi piacerebbe parlare, di creatività nell’ospitalità, di nuove forme e servizi, ecc. ecc. e non di uno sterile “addosso ai b&b e agli agriturismi così ci riprendiamo i clienti”… E’ come se grandi ristoranti si lamentassero perché le persone vanno nelle osterie di campagna…
    Quanti hotel si dedicano davvero in modo serio all’inbound marketing? Pochissimi, forse solo le grandi catene.. Eppure non ci vogliono budget impossibili.. Solo creatività e voglia di fare… Oppure vogliamo parlare dei siti web? Nella stragrande maggioranza solo una replica l’uno dell’altro… Prima di andare a prendersela con la “concorrenza sleale” (a mio avviso anticamera della fine!), comincerei a fare un bel “mea culpa” e a mettersi sotto con tanta creatività e voglia di sfide nuove… Perché (tanto per fare un esempio) soprattutto sulla costa (dove vivo), gli hotel dagli anni ’50 vanno avanti puntando tutto su Luglio e Agosto, a metà settembre chiudono e riaprono a Maggio… così uguale da 50 anni, e il sito uguale da 10 anni, e tutto uguale… senza tener conto che il mondo fuori, non può rimanere sempre uguale all’infinito!
    Grazie, un saluto e buona giornata!

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      settembre 1, 2015

      Francesco, tra il non capire e il non voler capire c’è poca differenza. La “concorrenza sleale” è concorrenza sleale. Stesso mercato, stesse regole, nessun privilegio. Questo è il mio pensiero, non necessariamente deve essere compreso da tutti. Grazie per i tuoi commenti.

    • Avatar
      Sophia
      settembre 2, 2015

      Ottimo commento Delizart, che apprezzo pienamente.
      Sono stufa di vedere continuamente additata un’intera categoria come “delinquenziale” (o poco ci manca); categoria dove, come in qualsiasi altra, c’è il farabutto e il professionista serio.
      Il mondo cambia? Prenditela con chi gli corre dietro, invece di correre tu stesso, è più facile…..

      • Robi Veltroni
        Robi Veltroni
        settembre 2, 2015

        Il fatto che di tutto il post, dove la parte più ampia è dedicata alla preoccupazione di un lavoro svolto a marginalità ridotte, e dove si spiega che forse chi si rivolge ad un tipo “nuovo” di ospitalità lo stia facendo, in gran parte, per questioni economiche e non filosofiche, venga ridotto a una semplice questione di chi delinque o meno mi sembra più un autogol che una sana difesa corporativa.

  • Silvia Moggia
    Silvia
    settembre 2, 2015

    Ottima analisi che condivido pienamente.
    Si sono messe sullo stesso piano commerciale categorie ricettive che non dovrebbero essere presenti sugli stessi canali semplicemente perché non dovrebbero coincidere per stile e servizi e soprattutto perché non coincidono dal punto di vista gestionale.
    La concorrenza è sana e utile laddove esistono stesse regole, vincoli e tassazione. Negli altri casi è per forza di cose sleale – seppur nell’italica legalità – e non può essere incentivo a fare meglio.

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