Del perché preferisco le OTA ai tour operator italiani.

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Evidentemente non mi è bastato passare indenne per un soffio il tonfo Parmatour, non mi basta trovare, ogni volta che entro in un’azienda alberghiera liste più o meno corpose di insoluti di tour operator italiani più o meno falliti. Non mi è bastato veder scoppiare negli ultimi trent’anni compagnie italiane d’alto livello.

Sarà stato il clima natalizio, sarà che tutto sommato ero in buona, che ormai avevo dimenticato di esser fuggito per ben due volte a gambe levate da tour operator che hanno inchiodato diverse aziende, fatto sta che ho ceduto alla gentile richiesta di un’operatrice: “mi chiede il bonifico prima della partenza del gruppo ma in questi giorni festivi l’ufficio contabile è chiuso”.

Sarà che era Natale e ci son cascato ed ho accettato il pagamento a una settimana. Nel frattempo ci è stata richiesta una nota di credito per stornare un piccolo importo a causa del calcolo errato del supplemento singola e abbiamo perfino concesso un no show free. Provveduto tempestivamente allo storno l’operatrice ci ha confermato per scritto la scadenza del pagamento imminente.

Dopo aver accettato il budget che l’operatore ci chiedeva, abbiamo assegnato allotment e opzioni, aperti fino all’ultimo momento proprio per mettere l’intermediario nelle migliori condizioni di commercializzazione. Questa mattina la telefonata che mi annunciava l’errore dell’operatrice: “ho sbagliato ma il nostro ufficio contabile paga tutti i fornitori (leggi albergatori) a trenta o sessanta giorni”.

Ogni volta che si cerca di riequilibrare il mix dei canali e si tenta di aprirsi al mercato italiano senza pregiudizi arriva puntuale la mazzata. E’ una regola, onestamente poco importa se qualche operatore puntuale si sentirà ingiustamente colpito. E’ una regola aurea, è un’inesorabile mannaia quella del pericoloso rapporto finanziario tra hotel e tour operator più o meno grandi battenti bandiera tricolore. Non foss’altro che nomi e cognomi noti, autori di epiche storie di fallimenti, hanno una capacità impressionante di continuare a navigare nelle paludi dell’intermediazione made in Italy.

Perché ci si preoccupa del peso delle OTA che tutto sommato hanno eccezionalmente velocizzato e resi più efficienti i flussi di cassa degli hotel che, fino all’avvento dell’online, erano come delle banche che elargivano e gestivano fidi obtorto collo a favore di operatori più o meno affidabili.

Sarebbe molto bello se le associazioni di categoria, invece di guerreggiare contro le OTA che, tutto sommato hanno sostanzialmente eliminato la costosa “gestione dei sospesi”, mettessero in piedi una sorta di seria agenzia di rating per valutare l’affidabilità dei TO, una banca dati di segnalazioni “certificate” da parte di albergatori rimasti scottati da tour operator che comandano grazie al fato di avere i soldi in mano.

Tutto questo mentre le OTA sono sempre più precise ed efficienti. Ultimamente mi ha colpito Booking.com che ci ha stornato una pratica riconciliata in modo sbagliato inviandoci nota di credito dopo 48 ore.

Tra parentesi un no show da 300 euro che quando siamo andati ad addebitare la cifra, la carta di credito del cliente (manco a dirlo italiano) era stata prontamente scaricata.

Anche Expedia, quando incassa in anticipo i soggiorni, è regolare nei pagamenti. Per giunta le quote commissionali sono ormai più convenienti di quelle dei TO italiani.

In assenza di una agenzia di rating per TO messa in piedi dalle associazioni di categoria degli albergatori, in attesa che i TO italiani siano i primi a segnalare i colleghi meno efficienti e meno regolari nei pagamenti, dovendo garantire la sostenibilità delle aziende consiglio tutti gli albergatori di sovrappesare i canali internet delle piattaforme internazionali regolari nei pagamenti o che prevedono il saldo dei clienti in hotel. Sui mercati italiani rigore su prepagamenti, anticipi e saldi prima della partenza del cliente dall’hotel, senza mai abbassare la guardia.

Il sistema del pagamento a lungo termine con i TO italiani, costantemente sotto pressione e con fette di mercato in calo, è un esercizio che prima o poi finisce male e il fiammifero acceso tende a restare quasi sempre in mano all’albergatore. Come ho scritto su Facebook, a questo punto mi importa poco se le commissioni se ne vanno all’estero, e alle storielle preoccupate del fatto che lavoro italiano vede una quota di lavoro prodotto in patria andarsene, quella quota che se ne va è il lavoro prodotto dalla OTA per generare una vendita e non un “sospeso”, e sta andando dai più bravi.

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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