Di blogger e OTA

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Quella linea sottile tra disintermediazione e ipermediazione

Oggi torno su affiliazioni e Ads, un dato essenziale da analizzare al momento della selezione dei blogger coi quali collaborare. Un dato al quale ho solo accennato nel corso del panel “Come si misura un blogger?” a BTO 2015 e di cui avevo parlato brevemente anche nel mio secondo post per Officina Turistica.
Oltre a numeri, stile, design e target di un blog vanno infatti controllati anche i vari banner pubblicitari che compaiono sul sito in analisi e i più insidiosi link inseriti nel testo dei post, più spesso in quelli pratici relativi al viaggio in genere, come ad esempio quelli sull’organizzazione di una vacanza.

È infatti molto probabile che tra questi compaiano a più riprese i vari Trivago, Booking.com, Expedia, Skyscanner, eDreams, Airbnb e simili e questo perché nel mondo del travel offrono sicuramente i programmi di affiliazione più redditizi per un blogger che voglia monetizzare.

Quando ci si trova di fronte a link di questo tipo, che senso ha collaborare con il blogger in questione?

Se infatti lo scopo principale dell’investimento di un operatore turistico in una collaborazione di questo tipo è la disintermediazione l’obbiettivo è bruciato in partenza o quanto meno è seriamente compromesso giacché dal punto di vista immagine sappiamo bene che le OTA sono più forti. Basti pensare a questo breve, ma significativo test effettuato la scorsa estate da Robi Veltroni: “Fino a quando vince Booking.com?”

Per maggior chiarezza riporto l’esempio fatto in un mio post precedente: “Se gestisco un hotel a Trieste e il blogger che racconta la sua esperienza nella mia città ha inserito un widget di una OTA nel post o nella sidebar del suo sito, questo automaticamente proporrà il mio hotel – nella migliore delle ipotesi – o addirittura, in base al mio ranking, una struttura concorrente…” e quindi, se mi va bene, oltre al post che mi pubblicizza mi ritroverò a pagare la solita commissione che è esattamente il fenomeno che cerco di ridurre quando mi rivolgo a un influencer per della promozione.

Oltre ad affiliazioni e Ads più o meno discreti è poi in crescita la tendenza di certi blogger a promuovere spudoratamente le OTA, suggerendo anche tattiche al limite dello scorretto in nome del clickbaiting.

È il caso di un post condiviso da un collega albergatore nei giorni scorsi e che ha prodotto un dibattito abbastanza acceso. Nel suo post, peraltro sponsorizzato su Facebook, il travel blogger consiglia infatti apertamente di prenotare temporaneamente tramite le OTA sfruttando la cancellazione gratuita a ripetizione fino ad arrivare al prezzo più basso sotto data.

Oltre al consiglio dato, che danneggia ovviamente gli albergatori per i quali la cancellazione gratuita rappresenta un rischio preso in nome della comprensione necessaria in caso di eventuali emergenze d’ultima ora da parte del cliente, anche il linguaggio usato ha destato stupore e scontento.

Ecco le parole esatte:

Di blogger e OTA

Un influencer che si esponga così può poi pretendere di collaborare con enti turistici locali ed operatori del settore?

In realtà purtroppo sì, perché finché questi ultimi non sapranno valutare tutti gli aspetti del mondo del blogging probabilmente questo tipo di post non lo pregiudicherà più di tanto.

Spezzo comunque una lancia in difesa dei blogger che sottoscrivono certe affiliazioni o che danno consigli a parer nostro sconsiderati: nella maggior parte dei casi lo fanno senza realizzare cosa implichi e questo perché generalmente non conoscono nel dettaglio le dinamiche della distribuzione e ancor meno quelle del revenue e, fino ad oggi, sono probabilmente pochi gli operatori coi quali hanno avuto scambi costruttivi in tal senso…

Una possibile soluzione potrebbe essere quella di proporre affiliazioni dirette e alla fine del post “La collaborazione con i blogger oltre i tour: post sponsorizzati, giveaway, guest post e affiliazioni” vi avevo lasciato con qualche informazione in merito.

Una priorità è invece quella di formarsi e aggiornarsi da ambo le parti perché le basi di buone collaborazioni e di auspicate crescite future stanno nella conoscenza reciproca. Non si può pretendere di lavorare in e con un settore che non si conosce…

Silvia Moggia

Silvia Moggia

Vive a Levanto, dove gestisce l’Oasi Hotel, si occupa di promozione turistica e sviluppo culturale. Nel tempo libero è web writer nel settore travel e scrive un proprio blog di viaggi indipendenti in solitaria. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali e specializzata in Francia in Mediazione Culturale e Gestione dello Spettacolo, dopo un anno presso l’agenzia internazionale IMG, ha iniziato a lavorare alla direzione della programmazione e artistica dell’Opéra di Parigi nel 1999 per poi essere nominata direttrice di produzione e programmazione al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia nel 2005.

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2 Commenti
  • Robi Veltroni
    Robi Veltroni
    marzo 1, 2016

    Un blogger che scrive un post lunghissimo e tortuoso per spiegare ai lettori come attuare in maniera manuale una tecnica che Tingo fa in automatico da qualche anno restituendo circa un milione e mezzo di dollari agli utenti e che chiama il channel manager con un termine confacente a un profilattico sarebbe bene che si ritirasse dalla scena internazionale. Amen.

    • Silvia Moggia
      Silvia Moggia
      marzo 2, 2016

      Credo che invece non abbia capito dove sta il problema.

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