Cosa ci dice il World Economic Forum sul turismo italico?

World Economic Forum, cosa c’è dietro il posizionamento dell’Italia?

E’ appena stata pubblicata l’edizione 2017 del noto rapporto del World Economic Forum (WEF) sulla competitività turistica dei paesi. Mentre molti osservatori si concentrano sulla posizione del bel Paese nella classifica, noi vogliamo raccontarvi cosa si nasconde dietro i numeri del WEF. Il grafico sotto fornisce un quadro sintetico della prestazione dell’Italia anche rispetto la Spagna, leader nella classifica WEF e, tra i paesi europei, nel fatturato turistico a livello internazionale.
World Travel Forum

I prezzi elevati

L’Italia avrebbe prezzi mediamente più elevati dei sui competitor europei sia in per acquistare il carburante, sia per dormire in hotel. Tuttavia, sugli hotel è utile fare alcune precisazioni. L’indicatore utilizzato dal WEF considera i prezzi di hotel 4 e 5 stelle delle catene internazionali, in modo da rendere quanto più omogeneo possibile la comparazione tra paese. Se invece considerassimo il livello dei prezzi di tutto il settore ricettivo (calcolato con la stessa metodologia da tutti gli uffici statistici nazionali), scopriremmo una grande sorpresa: in Italia i prezzi sono praticamente fermi da almeno 10 anni. Tra il 2015 e il 2015 i prezzi del settore ricettivo sono aumentati di circa 30 punti in Germana, 24 punti in Francia, 22 punti in UK, 13 punti in Spagna e solo 5 punti in Italia.

Fare impresa in Italia: mission impossible

L’ Italia non è un paese dove è facile investire, anche se le cose sono leggermente migliorate. A confronto dei cugini spagnoli, che certo non sono dei campioni della libertà di impresa, siamo molto indietro. Migliora la percezione delle imprese sul funzionamento del mercato del lavoro, che però è ancora lontano dal funzionare secondo le aspettative degli investitori. Infine, resta diffusa la percezione di una certa influenza del crimine nell’economia e dell’inefficacia dei servizi di sicurezza a contrastare questi fenomeni. A prescindere dall’opinabilità dei dati che si basano sulle percezioni, non possiamo nascondere la verità: al sud non si investe perché oltre ai canonici ritardi strutturali del paese, la presenza delle mafie è diffusa soprattutto in un settore che è strettamente interrelato con edilizia e gestione del cash.

Abbiamo un sistema di trasporti di serie B

Secondo gli esperti consultati dal WEF, la qualità delle infrastrutture del trasporto aereo in Italia non è all’altezza dei paesi concorrenti, soprattutto in confronto con quelle spagnole. Tuttavia, la principale differenza con la Spagna consisterebbe  nella differenza del numero di collegamenti internazionali operanti nei due paesi; in Italia, nel 2015, per ogni settimana in media ci sarebbe stato il 60% di posti disponibili in Spagna. E, sempre secondo i dati del WEF, non è una questione di quantità di aeroporti e di compagnie aeree con base in Italia.

Restiamo dietro gli spagnoli sul trasporto su gomma; secondo gli esperti consultati dal WEF le infrastrutture stradali spagnole e i servizi di trasporto pubblico hanno standard di qualità molto più elevati di quelli italiani. Cosa è cambiato rispetto alla situazione evidenziata da ISNART cinque anni fa, ma anche con i dati oggettivi disponibili su questo tema? Temiamo niente. Anche perché, mentre la spesa pubblica per bonus, pensioni e sussidi in Italia non arretra, gli investimenti in infrastrutture per i trasporti sono ai livelli minimi da 20 anni. 

Il turismo non è una priorità per il Paese

Per lo schema di analisi del WEF, il Governo italiano non darebbe la giusta importanza al turismo. Non solo: la distanza con la Spagna su questo campo è davvero notevole e il dato è peggiorato negli ultimi anni.
Secondo gli esperti consultati dal WEF, il Governo spagnolo è più attento al turismo rispetto a quello Italiano. Questa opinione sarebbe suffragata dal fatto che il governo italiano spenderebbe il 3,6% del proprio bilancio, a fronte del 6,5 % speso dal governo spagnolo; si tratta di dati WTTC che considerano anche le spese governative che in qualche modo impattano sui visitatori, quali quelle per la valorizzazione dei beni culturali, dei parchi e per la dogana e i visti. Sempre secondo gli esperti consultati dal WEF, gli spagnoli sono più efficaci di noi nel marketing turistico; opinione che sarebbe anche supportata dalla valutazione della Bloom Consulting, secondo cui la strategia di Brand degli spagnoli è più efficace della nostra. E’ interessante la metodologia utilizzata da Bloom per questa valutazione: una strategia è tanto più efficace quanto più utilizza nella comunicazione la gamma dei termini chiave usate a livello globale  per le ricerche su internet del paese preso in considerazione. Pertanto, Turespaña sarebbe molto più efficace di ENIT a rinforzare il posizionamento della Spagna nei confronti dei potenziali turisti. Nel valutare dati basati sulle opinioni degli esperti, considerate che la valutazione positiva degli stessi può essere motivata dai risultati positivi registrati dal paese; finché le cose vanno bene in Spagna, gli esperti spagnoli diranno che il turismo ha l’attenzione del Governo che si merita e che Turespaña funziona molto bene. Un aspetto resta chiaro: restiamo molto indietro rispetto ai cugini spagnoli sulla quantità dei dati pubblici disponibili sul turismo e sulla loro tempestività. Gli Spagnoli sono in grado di fornire all’Organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) una batteria di 113 indicatori, sui 120 richiesti; noi ci fermiamo ad 89. E non facciamo progressi. Abbiamo migliorato invece la velocità con cui forniamo i principali dati all’ONWTO, anche se siamo un filino più lenti degli spagnoli).
La nostra analisi di fondo rimane invariata rispetto a quella del 2015. L’Italia nel turismo ha un vantaggio comparato: la bellezza, l’arte, il clima, i paesaggi, ecc. Tuttavia, per conquistare la leadership mondiale  serve un Paese che funziona. La lista delle cose da fare è lunga. Chi è interessato ad un’analisi diversa dai discorsi da talk show, da bar e da blog dovrebbe leggere il libro del Prof. Macchiati, Perché l’Italia cresce poco. Sono tutte questioni che vanno ben oltre l’orticello del nostro amato turismo. Insomma, se vogliamo riconquistare la leadership globale nel turismo, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno sono proprio le politiche speciali sul turismo.
Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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2 Commenti
  • Sgarbi
    giugno 29, 2017

    Leggendo l’articolo, da normale cittadino, mi viene da dire: il ritratto del turismo italiano non è che quello del paese nel suo insieme?

    • Antonio Pezzano
      Antonio Pezzano
      giugno 29, 2017

      Osservazione molto pertinente. Grazie

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