Happy is boring!

Ecco perché il teorema Petrini non vale per tutte le destinazioni turistiche.

Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza.

Questa frase di Carlin Petrini, patron di Slow Food, è probabilmente una delle più citate e utilizzate nei convegni sul turismo. Semplice, efficace, di buon senso e fonte di ispirazione. Però, se ci si guarda intorno, e si approfondiscono dati, studi e ricerche, si scopre che la realtà (il presente) è molto diversa dalla poesia dipinta nella citazione, almeno per quanto riguarda un particolare tipo di destinazione, le città. Come è noto, le città sono il nostro presente, ma anche il futuro. Oggi nelle aree urbane vive il 54% della popolazione mondiale (nel 1950 era solo il 30%); un dato che è destinato a salire al 66% nel 2050. Questo è uno dei fattori che spiega lo stravolgimento delle preferenze di viaggio all’estero. I viaggi verso le città rappresentano ormai il 30% di tutti i viaggi internazionali a livello globale, registrando una crescita del 100% dal 2007 ad oggi (per maggiori info rimando al database di IPK).

Mentre scrivo, Euromonitor International, pubblica la lista delle 100 città più visitate al mondo. In testa Hong Kong, prima con 26,5 milioni di visitatori, poi Bangkok, Londra, Singapore, Macau, Dubai, Parigi, New York, Shenzhen, Kuala Lumpur. Vi sfido a trovare una relazione tra città più visitate e città più felici (vivibili) come quelle indicate dal Mercer o dall’Economist. Non c’è. Non solo perché non esiste una definizione condivisa di cosa sia una città vivibile o felice, ma soprattutto perché chi visita una città non cerca vivibilità, ma soprattutto vitalità. Cosa sia la vitalità lo spiegano bene le fotografie delle vita di ogni giorno nei centri urbani delle città più grandi del mondo, molte delle quali sono anche tra le più visitate dai turisti. Insomma, la vivibilità di Mercer e Economist fatta di verde pubblico, mezzi pubblici che funzionano, strutture sanitarie all’avanguardia, offerta culturale di frontiera non è la stessa cosa della vitalità che attira giovani in cerca di sogni e turisti.

John Kay, il columnist del Financial Time, in un suo articolo di due anni fa che ispira titolo e contento di questo post,  per spiegare la dicotomia vitalità-felicità ricorda una famosa frase tratta da Il terzo uomo un celebre film noir del 1949 con Orson Wells

In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù.

A parte il fatto che l’orologio a cucù non l’hanno inventato gli svizzeri, ma i tedeschi (nella zona della Foresta Nera), la domanda sorge spontanea: siamo sicuri che il sovraffollamento sia sempre e solo un problema? O è forse quello che molti cercano in una città? Onestamente non ho la risposta, ma sono sicuro che a Francoforte (città tra le più vivibili al mondo) si vive benissimo, ma non la metterei in cima alla lista delle città da visitare.

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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