Food & Travel: il 2018 sarà l’anno del cibo italiano

Dopo l’anno nazionale dei borghi e quello dei cammini, il 2018 sarà l’anno del cibo italiano. Così l’ha annunciato il Ministro Franceschini.

L’anno del Cibo sarà  un modo per valorizzare e mettere a sistema le tante e straordinarie eccellenze italiane e fare un grande investimento per l’immagine del nostro Paese nel mondo. L’Italia deve promuoversi all’estero in maniera integrata e intelligente: valorizzare e promuovere l’intreccio tra cibo arte e paesaggio è sicuramente uno strumento molto utile per questo obiettivo.

Il cibo e i suoi collegamenti con il territorio, dopo la ricerca del benessere in generale e la fuga dalla routine, rappresentano una delle motivazioni più forti al viaggio.

Una ricerca su Food & Travel del 2016 da parte della World Food Travel Association (WFTA), evidenzia che il 93% dei viaggiatori può essere considerato un “viaggiatore del cibo“. Per “viaggiatori del cibo”, dice il WFTA, “si intendono i viaggiatori che hanno partecipato a un’esperienza enogastronomica, diversa da quella della semplice cena al ristorante, negli ultimi 12 mesi”.

Alcune stime parlano di una spesa dedicata all’esperienza enogastronomica pari ad almeno il 25% della spesa totale di un viaggio. Anche per il marketing di una destinazione, a maggior ragione in Italia, è possibile beneficiare delle offerte combinate con il cibo e la tradizione per rafforzare il significato del brand e soddisfare le aspettative dei visitatori, ad esempio utilizzando prodotti locali, sostenibili e di qualità.

Nella ricerca della Barclays “Feedback economy” risulta che, dopo gli alloggi, i maggiori sviluppi in merito alle recensioni online saranno relativi al settore del food & beverage.

Nel 2015 – sono passati già 2 anni buoni ma credo che sia cambiato poco – la Adventure Travel Trade Association ha “esplorato le intersezioni tra food experience e i viaggi di avventura” scoprendo particolari opportunità proprio nell’inserire esperienze dedicate al cibo, alla sua produzione e alle coltivazioni all’interno delle offerte di viaggio. Oltre 280 operatori da tutto il mondo sono stati intervistati: l’80% tour operator (36% inbound, 25% outbound, e il 19% inbound e outbound). 7% agenti di viaggio e il 4% operatori settore turistico, come per esempio alcuni operatori specializzati in ciclo turismo. Le maggiori regioni rappresentate nella ricerca sono Nord America (44%), Europa (20%), e Sud America (15%). Il bacino di utenza media per operatore è di 3.315 clienti per anno.

Il 50% degli operatori hanno dichiarato che le offerte di viaggio arricchite o composte con esperienze connesse al cibo solleticano maggiormente l’interesse dei clienti. Per gli operatori che propongono itinerari di “alta gastronomia”, il prezzo medio riferito al singolo giorno  era di 472 dollari. I cinque principali paesi per i quali i viaggiatori stanno attualmente manifestando interesse per gli itinerari di avventura con un focus specifico su cibo sono (nell’ordine): Italia, Francia, Perù / Spagna (legato), Thailandia e India.

Secondo il sondaggio gli operatori hanno ricevuto stimoli per l’inserimento delle esperienze connesse al cibo non solo dai clienti, ma anche da operatori locali che hanno promosso i loro territori con collegamenti alle produzioni agroalimentari, anche i “produttori” interni delle agenzie hanno promosso l’esperienza culinaria come proposta facilitante nelle vendite.

Spesso gli oepratori “sfruttano” queste proposte perché facilitano la comprensione dei luoghi e della cultura di una destinazione, perché evocano memorie, e aiutano a mettere in connessione le persone. Il 91% degli operatori riceve richieste per corsi di cucina – organizzarli non è tanto semplice e altrettanto difficile è distribuirli, credetemi – il 73% delle richieste sono ricevute da operatori outbound. Sempre il 91% degli operatori riscontra grande interesse per la visita delle cantine, delle birrerie e delle distillerie.

Se dividiamo il campione dei clienti degli intervistati si nota che per i turisti tra i 51 e i 60 anni è più importante la qualità del cibo, mentre per le persone tra i 41 e i 50 anni si registra la maggiore necessità di gustare prodotti locali. I giovani dai 28 anni in giù sono i meno attratti dall’offerta enogastronomica connessa al viaggio.

Interessante anche la ricerca dedicata alle terminologie da utilizzare nelle campagne pubblicitarie di viaggi avventura connesse al cibo e alle parole alle quali gli utenti mostrano più sensibilità. Per i giovanissimi fino a 28 anni la parola chiave pare essere “organic” mentre per tutti gli altri segmenti è “local” poi seguono con meno potenza: sostenibile, artigianale, di stagione, chilometro zero, endemico, permacultura.

Le maggiori sfide per sfruttare al meglio le grandi opportunità del food nel settore turistico saranno, secondo ATTA: Sviluppare le relazioni necessarie con produttori, chef e agricoltori; lavorare assecondando le esigenze alimentari degli ospiti offrendo un’esperienza gastronomica autentica; Pianificare attività e eventi con chef e altri operatori locali come agricoltori, allevatori e produttori.

Buon anno del cibo italiano a tutti 🙂

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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