Ci vuole tanto cemento per “destagionalizzare “

Spesso si pensa che destagionalizzare serva a preservare territori ed evitare cementificazioni selvagge, ma non è proprio così semplice.

Benidorm, la nota località turistica spagnola, è spesso indicata come il simbolo del degrado indotto dal turismo. Le immagini dei suoi hotel grattacielo sono al centro di articoli, libri e pamphlet su come il turismo non dovrebbe essere. Copio e incollo da Wikipedia.
Conosciuta come la «New York del Mediterraneo», Benidorm è la terza città con più grattacieli di Spagna e una delle città con la maggior concentrazione di grattacieli del mondo. È una delle destinazioni turistiche più importanti e conosciute della Spagna e di tutto il Mediterraneo, grazie alle sue spiagge e alla sua vita notturna. Si stima che in estate la città arrivi ad ospitare circa 400.000 persone.  È, inoltre, la terza città di Spagna per numero di camere d’albergo dopo Madrid e Barcellona.

Tuttavia, se leviamo il paraocchi del turismo etico (come vorremmo che il turismo fosse), guardiamo la realtà dei numeri e della diversità (si, ci sono persone a cui piace stare in vacanza in mezzo ai grattacieli), Benidorm è una fonte di lezioni interessanti sul destination management e su come si possa allungare (e di molto) la stagione.

Alcuni dati di riscaldamento. Benidorm ha un tasso di occupazione medio (nell’anno) degli hotel dell’85%, a fronte di una media spagnola del 61%. I tassi di occupazione sono sopra l’80% da marzo a novembre. Raggiungono una media del 95% nei mesi estivi. La minima, tra dicembre e febbraio segna 70%! Come mai? Un recente rapporto del locale ufficio del turismo riporta alcuni dati molto interessanti basati su analisi di bigdata provenienti dai social media. Mi permetto di analizzarli nella logica di un modello che abbiamo sviluppato con DMI.

Cosa costituisce il prodotto “core” di Benidorm? Per prodotto “core”, intendiamo tutte quelle cose che se le togli il castello crolla. Ci sono aspetti che vanno archiviati sotto la categoria di vantaggi comparati (i doni della natura e dei grandi del passato), e altri che vanno etichettati come vantaggi competitivi (imprenditori e istituzioni del luogo li hanno sviluppati nel tempo con tanti sacrifici e investimenti). Sono vantaggi comparati la presenza del mare e il clima. Benidorm sorge sul mare a circa 70 km a nord di Alicante e 150 a sud di Valencia. Ha un clima mediterraneo di tipo quasi subtropicale, con inverni molto miti, esenti da gelate, ed estati calde. Non piove quasi mai; le precipitazioni ruotano generalmente attorno ai 350 mm annui. Sono vantaggi competitivi la presenza di grandi hotel, i locali della vita notturna e, un fattore fondamentale che diamo per scontato: la sicurezza. I turisti provenienti da tutta Europa si sentono sicuri sotto molti punti di vista. Non è un caso che molti eleggono la città come luogo di residenza per la pensione. Se leggete il commento ai dati al link che vi ho segnalato noterete che a Benidorm non ci si va solo per il mare, ma anche per fare altre attività: passeggiate nel verde, mangiar bene, shopping, fare escursioni culturali, ecc. Infatti analizzando la frequenza delle menzioni “solo” il 40% sono sul mare, mentre il restante 60% su tutto il resto. Questo è il punto, l’oggetto dell’analisi non sono le teste (quante persone dicono una cosa), ma le menzioni. Non solo. Qui torna utile richiamare il concetto di prodotto “core”. Se non ci fossero clima e mare, tutto il resto, molto molto probabilmente, non esisterebbe. Per gli appassionati di marketing, questo si chiama distinguersi che è diverso da differenziarsi. Ma questa è una storia che merita un post ad hoc.

Spostiamo il focus sulla stagionalità. Anche in questo caso clima (subtropicale), mare e sicurezza sono la condizione necessaria. Tuttavia, la struttura produttiva (tante ma tante camere di hotel) ha permesso di sviluppare un calendario di eventi molto ricco distribuito su tutto l’anno e una serie di attività addizionali a quella classica del relax al mare. Per creare un ricco calendario di eventi che nel periodo invernale si svolgono solitamente in città è necessaria una massa critica di camere da riempire. Per convincere decine di compagnie a operare centinaia di voli internazionali anche in inverno  ad Alicante) ci vogliono migliaia di camere.

In conclusione, l’allungamento della stagione, mantra di tutti i piani e degli assessori al turismo di ultima generazione, è un’aspirazione che dipende da molti fattori di contesto che non sempre è possibile avere a proprio favore. Il titolo del post è volutamente provocatorio. Lungi da noi pensare che il modello Benidorm sia l’unico modello possibile. Tuttavia, prima di disprezzare i modelli altrui, sarebbe utile però proporre esempi concreti e supportati da dati e fatti. Benidorm è uno di questi. Attendiamo fiduciosi altri esempi e modelli dai nostri affezionati lettori.

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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4 Commenti
  • Vincenzo Sangiorgio
    febbraio 24, 2018

    Io propongo un modello assurdamente al contrario, che è poi quello che conosco, Roma; mesi primaverili e autunnali pieni di gente, tanto che si potrebbe vendere anche il posto amaca in giardino, mesi invernali desolatamente vuoti con prezzi delle stanze in picchiata a meno che non si appartenga alla categoria lusso o non ci si trovi più o meno dentro il Colosseo.
    Eppure il “core” ci sta, storia, monumenti, arte, cultura, religione, direi che non ci sta posto al mondo intero che abbia più “ocre” di Roma. Pure il clima non è sicuramente sfavorevole.
    Eppure quando si parla dei problemi di stagionalità tutti a parlare delle solite cose: eccesso di strutture (ma se a maggio si riempiono non sono troppe), pulizia e trasporti pubblici (che a maggio e novembre sono esattamente gli stessi) e via discorrendo con i soliti luoghi comuni che hanno pure un loro fondo di verità, ma che non colgono affatto la radice del problema.
    Quando Lei ha scritto “Tuttavia, la struttura produttiva (tante ma tante camere di hotel) ha permesso di sviluppare un calendario di eventi molto ricco distribuito su tutto l’anno e una serie di attività addizionali a quella classica del relax al mare.”, ha colto in effetti la radice del problema.
    Se, durante la bella stagione, il turista che viene a Roma può passarsi la serata in piazza, godendosi l’aria e ciò che lo circonda, cosa può fare una sera d’inverno? La giornata non finisce certo con il tramonto del sole ma tutte le attività serali sono pensate per i residenti e, peggio ancora, per i residenti che non abbiano più di 35-40 anni?
    Spettacoli teatrali tipo musical, che quindi siano accessibili anche a chi non comprende la lingua? Zero
    Locali dove si possa ascoltare buona musica e anche, eventualmente ballare, che non aprano alle 23 e si popolino solo dopo la mezzanotte? Praticamente zero
    Locali per un drink con un ambiente che facilita la comunicazione e dove non si debba sottoscrivere un mutuo? Ugualmente quasi zero
    Centri fitness o aree attrezzate per attività sportive anche di squadra ma dove non si debba necessariamente andare con il proprio stuolo di amici? Boh, non si sa. Mi ricordo, per esempio, il lungomare del Pireo pieno di playground per la pallacanestro. Si va là anche da soli, si incontrano altre persone, si fanno due squadre e si gioca; nessun bisogno di aver già fatto la squadra degli scapoli e quella degli ammogliati.
    In questa situazione è veramente dura destaglionalizzare.

    • Antonio Pezzano
      Antonio Pezzano
      febbraio 25, 2018

      Gentile Vincenzo. Grazie per il suo articolato commento. Lei aggiunge un altro punto molto pertinente alla discussione. Roma, come tutte le grandi città e capitali, non dovrebbe avere problemi di stagionalitá, almeno in potenza. Tuttavia, fino a che punto viene “sfruttata” una situazione favorevole di base, che è una condizione necessaria, ma non sufficiente? Come Lei suggerisce, se non si investe è dura allungare la stagione.

  • otisandus
    marzo 6, 2018

    Bardonecchia meglio che il Trentino? Magari!! Anni fa andavo spesso ad Ortisei a trovare delle amiche che lavoravano là e non ho mai visto gli ammassi di cemento e le brutture che si possono ammirare a Bardonecchia. Una passeggiata in Via Medail equivale ad una passeggiata in Via Roma a Torino, con costruzioni di cemento orribili, per nulla adeguate all’ambiente di montagna. Nel Trentino anche gli hotel sono di legno, piccolini e ben curati, non costruiscono in montagna gli stessi grattacieli che magari si possono vedere a Bolzano. Per come la vedo io, invece posti come Bardonecchia, Sestriere, Sauze d”Oulx etc, sono semplicemente orribili, nessuno si è preoccupato di non cementificare così la cima di montagne stupende, e alla fine si sono create delle accozzaglie cementifere di una rara bruttezza, magari avessero imparato dal Trentino come si costruisce in montagna.

    • Antonio Pezzano
      Antonio Pezzano
      marzo 7, 2018

      Gentile Otisandus. Grazie per il suo commento. Come abbiamo scritto alla fine del post, il titolo è provocatorio e Benidorm non è unico modello. Il senso del post è che non c’è una sola strada e non bisogna avere i paraocchi per capire quale prendere. Continui a seguirci!

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