Borghi, ma quale boom!?

Il successo dei borghi? Una mezza verità farcita di errori grossolani!

All’inizio di maggio sono apparsi, con squilli di tromba e grande fanfara, una serie di articoli su tutte le edizioni digitali delle principali testate giornalistiche italiane. Sospettiamo che si riferiscano tutti  allo stesso comunicato stampa. Linkiamo quello di repubblica come esempio. Premesso che amiamo i borghi, tanto che la parola Borgo è parte integrante del Resort di cui il founder di OT è il general manager, ci chiediamo se non ci troviamo di fronte ad una tipica fake news.

Partiamo dall’immaginario. La parola borgo, a leggere i giornali e tutti gli articoli apparsi negli ultimi tre anni sul tema, rimanda all’associazione con un contesto rurale, piccolo comune in collina, anche abbastanza lontano dai grandi centri urbani. L’ISTAT però, dovendo misurare il fenomeno, ha una definizione precisa che copiamo ed incolliamo: comuni con meno di 5 mila abitanti, parametro stabilito nella Direttiva 02.12.2016 del MiBACT, che ha istituito il 2017 come “Anno dei borghi”. Applicando questo criterio, la stessa ISTAT ci informa che nel 2016 i comuni sotto i 5.000 abitanti hanno registrato circa 90 milioni di presenze turistiche (arrotondate per eccesso).  L’articolo di La Repubblica recita testualmente che …le presenze turistiche del 2017 nei borghi italiani sono cresciute di 24 milioni di unità rispetto all’anno precedente”: sono i dati provvisori diffusi oggi da Sandro Cruciani dell’Istat, Direzione centrale per le statistiche ambientali e territoriali, durante la presentazione a Roma della XIII edizione della Guida “I Borghi più belli d’Italia”, della Società Editrice Romana, presentata oggi presso la sede dell’Enit. 

Noi abbiamo provato a cercare on line la presentazione, una nota più approfondita o una nota metodologica, ma non l’abbiamo trovata. Capite bene che 24 milioni di presenze in più rispetto al 2017 vuol dire un aumento supersonico del 26% in un anno. Si tratterebbe di un miracolo, altro che boom. Inoltre il sottotitolo dell’articolo recita: “i dati provvisori dell’ISTAT: aumento del 6% nel 2017”. Se la base di partenza è 90 milioni, l’aumento sarebbe circa 5,4 milioni, molto molto considerevole, ma ben distante dai 24 annunciati. L’articolo poi fa riferimento al fatto che  i visitatori dei 279 gioielli censiti dall’Enit sono soprattutto italiani e non scelgono il “mordi e fuggi”: restano per quasi 4 giorni. In altre parole si fa presumere che 279 borghi riescono a registrare un incremento di 24 milioni di presenze. Cioè (i borghi) la soluzione (secondo MIBACT ed ENIT) all’overtourism delle grandi città, diventano sovraffollati in un solo anno!  Per la cronaca, i comuni con meno di 5.000 abitanti con strutture ricettive sono circa 6.500.

Houston, abbiamo un problema. Anzi due. Anzi tre. Abbiamo la conferma che nelle redazioni italiane la matematica e la statistica sono ancora competenze rare, come la voglia di approfondire la notizia. Gli osservatori e i centri di ricerca del turismo italiano sonnecchiano; a parte i pochi soliti noti, in tanti hanno rilanciato con sommo gaudio la bella (e fake) notizia. Tuttavia, per noi il punto è un altro. Posto che i nostri borghi sono una “ricchezza” e che la spinta politica a valorizzarli è non solo legittima, ma anche meritoria, ci chiediamo se creare un senso di orgoglio basato su statistiche senza fondamento sia l’approccio più adatto.

Siamo sicuri che tutti i comuni sotto i 5000 abitanti siano i borghi del nostro immaginario? Cosa succede se scomponiamo il dato per tipologia di località e dimensione turistica. Non è che poi scopriamo che i borghi a trainare la carretta siano famose località turistiche di mare o di montagna?

Cari giornalisti, quella del “mordi e fuggi” stimata con un indicatore di permanenza media ricavato da presenze/arrivi è una sonora cazzata. E’ da almeno tre anni che vi spieghiamo che a livello nazionale una permanenza media bassa è, potenzialmente, una buona notizia. Poiché un arrivo è una registrazione presso una struttura ricettiva, se io vengo dalla Germania e soggiorno 8 notti in Italia visitando 4 borghi e dormendo in 4 hotel, la permanenza media è 2 giorni (8/4), ma in Italia sono stato 8 notti. Altro che mordi e fuggi. Quindi a livello paese, a parità  di presenza, una permanenza media (ricavata da presenze/arrivi) è una buona notizia perché potrebbe voler dire che si gira per più destinazioni. Ve la dico ancora meglio. Negli studi comparati fatti da note società di consulenza, l’Italia è un esempio (da imitare) di paese multi-destinazione, dove il turismo internazionale non si limita a poche grandi città e qualche grande resort.

Come dite? Ma l’indicatore di permanenza media (presenze/arrivi) a livello di singola città (borgo) è  una misura attendibile di quanto si soggiorna in una destinazione? Si lo è, ma il problema è la media. Se metto insieme i dati di 6000 comuni dove ci sono località di mare e di montagna (dove si tende a stare di più) e altre località faccio un minestrone la cui media non dice granché.

Ben vengano tutte le meritorie iniziative lanciate, realizzate e in programma per valorizzare i nostri borghi. Tuttavia riteniamo che il modo più efficace per farlo è fornendo dati e informazioni corrette. Inoltre, non date ai borghi e ai piccoli imprenditori  turistici che ivi investono (a costo di perdere soldi e sonno), la responsabilità di trainare il paese. Finiamola con le sciocchezze. In un paese moderno, la locomotiva sono le grandi città e le grandi imprese. E’ da quando abbiamo demonizzato la parola “grande” a favore del bucolico “piccolo” che abbiamo smesso di crescere.

Photo courtesy: Visit Tuscany

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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