Esperienze, a che punto siamo?

Esperienze sono quelle cose nuove del turismo che esistono da sempre.

Alcuni giorni fa Skift ha pubblicato un articolo molto interessante sul mercato delle esperienze. Lo traduciamo a nostro modo per i destination manager che hanno la pazienza di seguirci.

Si scrive esperienza, si legge tour, attività, biglietto salta fila, biglietto di musei e attrazioni, visita al parco divertimenti, ecc.

Tutti i viaggi dove l’obiettivo non è sbracarsi sono oramai “vacanze alternative”. Non è una novità, era così già negli anni 60. Solo che aumenta la falange di chi è stanco mentalmente (prima che fisicamente) e ha bisogno quindi di trovare nuovi stimoli. Quelli veramente stanchi mentalmente li riconoscete perché fanno le vacanze “camminando”, i famosi walking tours.

Se volete pagare il giusto o pagare poco, voi continuate a chiamarla esperienza, ma ha le fattezze di un tour in bus. Da 60 posti se siete in economy class. Da 20 a 30 posti se siete in premium. Non è figo e non è quello che vi raccontano ai convegni, ma è la logica del business. Prezzi buoni per chi fa l’esperienza, margini giusti per chi invece l’assembla.

Per tutto il resto, c’è il lusso. “Customization is the new luxury” dice Cece Drummond, managing director of destinations and experiences dell’agenzia Virtuoso, specializzata in viaggi di lusso. Si lo so, ai convegni e sul Piano Strategico del Turismo vi hanno detto che tutti i turisti vogliono la personalizzazione. Si erano dimenticati di dirvi che vale solo per quelli che se la possono permettere.

L’80% delle prenotazioni è ancora off-line e si fanno quando ci si trova già a destinazione. Come scrive Andrew Sheivachman, l’autore dell’articolo di Skift,

it’s ironic that tours and activities tend to be one of the last components of a trip actually booked despite many consumers’ desires for unique and authentic experiences

Sarà forse perché siamo diffidenti delle cose che non conosciamo? Forse si, visto che è vero che cerchiamo cose uniche, ma le compriamo solo se raccomandate dal Concierge (che l’ha fatto altre migliaia di volte) e se recensite da centinaia di persone su Tripadvisor. Uniche va bene, ma meglio se già sperimentate. E su questa contraddizione cognitiva Tripadvisor ha basato il suo rilancio e si appresta a diventare il social network con le raccomandazioni e le recensioni personalizzate.

Negli ultimi 5 anni i governi locali hanno investito alcuni soldini in bandi, hackathon e amenità varie per implementare strategie di fruizione integrate della destinazione turistica (qualunque cosa significhi). Il fatto è che tu piccolo operatore, soprattutto se sei una guida turistica, non hai voglia di investire in tecnologia se lavori pochi mesi all’anno e il costo per adottarla è di gran lunga superiore ai benefici che ne ricevi. E poi perché tu ti devi ingegnare quando gli enti pubblici che gestiscono musei, siti culturali e naturali non hanno neanche tutta questa voglia di digitale? L’incremento dei visitatori è un dato buono per un comunicato stampa, ma senza tanta fanfara, altrimenti gli uomini di Kultura si insospettiscono e ti puniscono con editoriali chilometrici.

In ogni caso, state tranquilli. Nonostante ci siano già sul mercato più di 50 imprese che lavorano nella distribuzione delle “esperienze”, Booking.com ed Expedia si sono aggiunte e un processo di consolidamento in atto (a proposito bravi a quelli di Musement per l’acquisizione da parte di TUI) e la vostra DMO sta per lanciare un progetto innovativo per vedere esperienze.

Alla fine della fiera il nocciolo della questione esperienze rimane sempre la stessa. E’ possibile consolidare un mondo frammentato senza vendere servizi standard? Tutti guardano ad Airbnb. Experiences (di Airbnb) per avere successo (rappresentare almeno il 50% del fatturato nei 3-5 anni, come auspicava Chesky due anni fa) deve sperare che decine di migliaia (forse centinaia di migliaia) di persone nel mondo con professioni interessanti, con qualcosa da raccontare (e far fare) e tanta passione decidano di mettersi in gioco per un piccolo reddito integrativo. Dopo aver causato la guerra tra proprietari di case e hotel, si apprestano a lanciare quella tra guide autorizzate e esperti a vario titolo. Per tutto il resto ci sono i bus, i van e i biglietti salta fila.

Bonus. Il solito consiglio alle DMO. Se non avete le risorse (competenze e finanza) per distribuire le “esperienze” a livello commerciale, limitatevi ad agire come broker informato per i vostri operatori. Ne hanno bisogno.

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

Leggi gli altri post di Antonio Pezzano

Non ci sono (ancora) commenti.

Commenta il post

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.