È sempre circolata l’idea che i dati ufficiali delle presenze turistiche — cioè, i pernottamenti registrati nelle strutture ricettive — sottostimino la realtà.
I motivi sono due: da un lato, i limiti nella raccolta dei dati; dall’altro, una quota di ospitalità che resta fuori dai radar (alloggi non registrati, irregolarità, sommerso).
Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato:
- Le rilevazioni ufficiali hanno migliorato copertura e qualità;
- Soprattutto, si è iniziato a incidere sul sommerso, con controlli e codici identificativi regionali e, da fine 2024, con il nuovo CIN nazionale.
Non a caso, quest’estate, molti hanno detto: “se i numeri crescono, è solo perché stanno emergendo le presenze che prima non venivano rilevate”.
I due grafici qui sotto mostrano che la questione è più complessa.
Grafico 1 — Turisti italiani in Italia
Le presenze ufficiali (verde) risultano più alte delle notti stimate (blu) dall’indagine campionaria ISTAT Viaggi e Vacanze. Un paradosso, perché in teoria dovrebbe essere il contrario: l’indagine, chiedendo direttamente alle famiglie, dovrebbe includere anche il sommerso.
L’ufficio di ISTAT che si occupa di questi dati – a cui vanno i miei ringraziamenti per la tempestività ed esaustività a cui ha risposto alle mie domande – mi ha confermato che il fenomeno non è nuovo:
- Il censimento (Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi) ha progressivamente migliorato copertura e qualità,
- L’indagine campionaria soffre di limiti noti: errore campionario, effetto ricordo, stanchezza degli intervistati, e in alcuni casi errori nell’attribuire la tipologia di alloggio.
Un particolare è molto importante. Le interviste (che servono anche per altri propositi) non vengono effettuate subito dopo un viaggio. Risultato: per i turisti italiani, oggi i dati sulle registrazioni sono addirittura più robusti e completi di quelli campionari.
Grafico 2 — Turisti stranieri in Italia
Qui la musica cambia. Le notti campionarie (blu), stimate dalla Banca d’Italia, sono sempre più alte delle presenze censuarie (verde). Ed è quello che ci si aspetta: i questionari raccolgono anche le notti in appartamenti, case private, strutture non registrate. Il gap, spesso tra il 15% e il 30%, è la spia più evidente della quota di ospitalità che ancora sfugge ai registri.
I difetti metodologici messi in evidenza da ISTAT per Viaggi e Vacanze (memoria, under-reporting, campione ridotto) non riguardano l’indagine della Banca d’Italia sul turismo internazionale, che si basa su interviste dirette ai valichi di frontiera. Qui i viaggiatori stranieri ricostruiscono il viaggio appena concluso. Pertanto, ci sono meno errori di memoria, c’è più accuratezza. Per questo, nel caso degli stranieri, le notti campionarie riescono a intercettare con maggiore fedeltà anche il sommerso.
Una nota importante che vale per entrambi i grafici. I dati considerati per le “Notti”, cioè le stime dei pernottamenti derivate da indagini campionari, riguardano le soluzioni di alloggio “commerciali”. Sono esclusi pertanto i pernottamenti presso la propria seconda casa o come ospite di parenti e amici.
Cosa significa tutto questo?
La “correzione” era già in atto: la copertura censuaria si è ampliata, i controlli hanno fatto emergere posti letto abusivi, e in alcune regioni i CIR (codici identificativi regionali) hanno migliorato la tracciabilità. Con il CIN nazionale, operativo da novembre 2024, il processo si rafforzerà. Nel 2025 è plausibile un ulteriore riavvicinamento tra presenze registrate e pernottamenti reali, soprattutto lato stranieri.











