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Di ritorno da due intense giornate a Losanna, dopo aver partecipato all’evento EHL HumanX Summit 2026, porto con me tante idee, riflessioni e ispirazioni. Alcuni viaggi lasciano semplicemente dei ricordi; altri invece aprono domande, prospettive e nuovi modi di guardare al futuro del nostro settore. Questa esperienza alla EHL Hospitality Business School è stata esattamente questo. Entrare in EHL è già una lezione di ospitalità. La prima impressione che si prova entrando nel campus di EHL è quasi sorprendente. Più che una scuola, sembra un resort di lusso a cinque stelle. Tutto trasmette eccellenza: gli spazi, l’organizzazione, il design, i servizi, le persone. EHL non è soltanto una scuola manageriale. È un ecosistema formativo dove l’ospitalità viene vissuta ogni giorno, in ogni dettaglio. Da anni è considerata una delle migliori scuole di management alberghiero al mondo, superando persino la storica Cornell University nei ranking internazionali del settore.

Nel campus si respira un’atmosfera straordinaria. Studenti provenienti da oltre 180 Paesi convivono in un ambiente internazionale, elegante e altamente professionale. Tutti in divisa fino alla sera, impeccabili nei modi, nello stile e nell’educazione. Basta osservare come si muovono tra le aule, i ristoranti e gli spazi comuni per capire che qui la formazione non passa solo dai libri, ma soprattutto dalla cultura dell’eccellenza che si vive quotidianamente.

Le strutture sono impressionanti: aule tecnologicamente avanzate, palestra, piscina, alloggi che sembrano camere di hotel di alta gamma, diversi ristoranti didattici e persino uno stellato. Tutto è curato nei minimi dettagli. Si percepisce immediatamente che la scuola viene gestita con la stessa mentalità manageriale di una grande azienda internazionale. La retta annuale è certamente molto elevata, ma appare evidente come gli studenti che escono da EHL abbiano davanti opportunità professionali enormi. Le grandi catene alberghiere, i gruppi del lusso e persino il mondo della finanza competono per assicurarsi i migliori talenti formati qui. Solo visitare questo campus meriterebbe il viaggio.

Tecnologia e fattore umano: il cuore del summit che è stato ricco di contenuti e visioni sul futuro dell’ospitalità. Uno dei temi centrali è stato il rapporto tra tecnologia ed essere umano nel settore hospitality. Molto interessante lo speech di Jason Silva, che ha offerto una riflessione profonda sull’impatto dell’intelligenza artificiale, delle nuove tecnologie e dell’innovazione sulle esperienze umane. Un intervento capace di andare oltre la semplice tecnologia, riportando al centro il tema della creatività, delle emozioni e del valore dell’esperienza.

Durante queste giornate ho avuto modo di confrontarmi con CEO di catene alberghiere, imprenditori, esperti di wellness, lusso, tecnologia e management. Eventi come questo rappresentano una straordinaria occasione di networking internazionale, resa ancora più piacevole dalla cena conclusiva e dall’atmosfera di confronto aperto e informale tra professionisti provenienti da tutta Europa.

Una riflessione sull’Italia che dovrebbe farci pensare. Durante il lungo viaggio di ritorno, insieme ai miei due colleghi, riflettevamo su un aspetto che ci ha colpito molto: eravamo praticamente gli unici operatori turistici italiani presenti tra oltre 700 partecipanti internazionali. A parte la presenza di Mirko Lalli e Simone Puorto come relatori, e di Carlo Fontana, la rappresentanza italiana era quasi assente. Ed è qui che nasce una riflessione importante. Il sistema turistico italiano, pur essendo ricco di straordinarie eccellenze, è troppo spesso fuori dai grandi contesti internazionali. A volte rischiamo di essere autocelebrativi ma provinciali, concentrati sul nostro mercato interno e poco presenti nei luoghi dove si costruiscono visioni, relazioni e innovazione globale. Possibile che in un evento di questo livello, dedicato al futuro dell’ospitalità, non ci fossero quasi altri operatori italiani? Un’altra riflessione riguarda il tema della formazione. La Svizzera riesce ad avere ben tre scuole di management alberghiero tra le migliori al mondo. In Italia, invece, fatichiamo ancora a costruire un vero centro di eccellenza internazionale dedicato alla formazione manageriale del turismo e dell’ospitalità.

Eppure parliamo di un Paese con oltre 33 mila aziende alberghiere e altre migliaia di imprese turistiche. Come è possibile che in decenni non siamo riusciti a creare una vera scuola internazionale di hospitality management capace di attrarre talenti da tutto il mondo? Come possiamo pensare di formare i manager del turismo del futuro senza investire seriamente in cultura manageriale, innovazione e formazione di alto livello? Senza questo investimento rischiamo di restare semplicemente “un bellissimo Paese” che il mondo ama visitare, ma con aziende che fanno sempre più fatica a innovare, crescere e trovare giovani professionisti motivati e preparati. Il limite del sistema italiano. Forse uno dei problemi principali è che in Italia prevalgono ancora troppo spesso logiche territoriali, campanilistiche e politiche. Ogni regione, ogni associazione, ogni ente vuole creare la propria scuola, il proprio progetto, il proprio centro di formazione. Spesso con governance poco competenti e con una dispersione enorme di risorse economiche. Nel frattempo, decine di giovani italiani scelgono di andare all’estero, investendo oltre 50 mila euro all’anno per frequentare scuole svizzere come EHL. E la Svizzera, naturalmente, ringrazia.

Da Losanna torno con entusiasmo, ispirazione e anche molte domande. Ma forse è proprio questo il valore più grande di esperienze come questa: costringerci a guardare oltre i nostri confini, uscire dalle nostre abitudini e confrontarci con realtà che stanno già costruendo il futuro del turismo e dell’ospitalità. Il settore hospitality sta cambiando rapidamente. Tecnologia, sostenibilità, benessere, personalizzazione ed esperienza umana saranno sempre più centrali.

La domanda è semplice: l’Italia vuole essere protagonista di questo cambiamento oppure limitarsi a osservare ciò che fanno gli altri?

Perché il nostro Paese ha tutte le potenzialità per essere un leader mondiale non solo nella bellezza e nell’accoglienza, ma anche nella formazione, nell’innovazione e nella cultura manageriale del turismo.

Mauro Santinato

Mauro Santinato

Con oltre 40 anni di esperienza, Mauro Santinato è un punto di riferimento nel marketing & sales per l’ospitalità, offrendo consulenza e formazione a catene alberghiere di prestigio internazionale tra cui IHG Hotels & Resorts, Hilton Hotels & Resorts, Minor Hotels, BWH Hotel Group, Golden Tulip Worldwide, Choice Hotels e Domina Hotels & Resorts. Oltre al suo ruolo di CEO di Demo Hotel e Mode Hotel, è editore di we:ll magazine e partner strategico di Hotelperformance, Hospitality Project e THRENDS, dimostrando una profonda influenza sul mercato. Riconosciuto per la sua capacità di innovare, ha ideato eventi di successo e ha fondato club di prodotto innovativi come Italy Bike Hotels, Italy Family Hotels, Riccione Turismo, SPA Hotels Collection, Terrabici e All Inclusive Hotels, che hanno ridefinito l’offerta turistica e creato valore per le aziende del settore. È anche membro attivo di NEWH e autore di numerose pubblicazioni di settore.

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Con oltre 40 anni di esperienza, Mauro Santinato è un punto di riferimento nel marketing & sales per l’ospitalità, offrendo consulenza e formazione a catene alberghiere di prestigio internazionale tra cui IHG Hotels & Resorts, Hilton Hotels & Resorts, Minor Hotels, BWH Hotel Group, Golden Tulip Worldwide, Choice Hotels e Domina Hotels & Resorts. Oltre al suo ruolo di CEO di Demo Hotel e Mode Hotel, è editore di we:ll magazine e partner strategico di Hotelperformance, Hospitality Project e THRENDS, dimostrando una profonda influenza sul mercato. Riconosciuto per la sua capacità di innovare, ha ideato eventi di successo e ha fondato club di prodotto innovativi come Italy Bike Hotels, Italy Family Hotels, Riccione Turismo, SPA Hotels Collection, Terrabici e All Inclusive Hotels, che hanno ridefinito l’offerta turistica e creato valore per le aziende del settore. È anche membro attivo di NEWH e autore di numerose pubblicazioni di settore.

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