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Quando ho aperto il report di PwC sull’outlook infrastrutturale, la mia prima reazione è stata di distanza, come già mi era capitato con la notizia di finanza su DeepSeek. Un documento che parla di strade, ponti, reti elettriche, data center e miliardi di dollari di capitale non sembra avere molto a che fare con la gestione quotidiana di un piccolo hotel indipendente. Ma più lo leggevo, più mi rendevo conto che sotto ai numeri macro si nasconde una mappa molto concreta dei rischi e delle opportunità che il nostro settore dovrà affrontare nei prossimi vent’anni, e che raramente entra nelle conversazioni di settore perché sembra un tema per ingegneri e non per albergatori.

I numeri, prima di tutto

Il report, costruito insieme a Oxford Economics, stima che la spesa infrastrutturale globale annua salirà da 4.400 miliardi di dollari nel 2024 a 6.900 miliardi entro il 2050, per un investimento cumulativo che supera i 151.000 miliardi lungo tutto il periodo. Il dato che mi ha colpita di più, però, è quello regionale: la crescita attesa è di 1,6 volte nelle Americhe, ma solo di 1,4 volte in Europa. Non è una differenza da poco. Significa che l’Europa, nel confronto globale sulla capacità di modernizzare trasporti, energia, acqua e sistemi digitali, si muove con un passo più lento proprio negli anni in cui la competizione turistica internazionale si gioca sempre di più sulla qualità dell’infrastruttura che sta dietro all’esperienza del viaggiatore, non solo sulla bellezza del luogo.

Il collegamento più diretto: l’infrastruttura digitale e i data center

Il capitolo che riguarda più da vicino i temi che abbiamo affrontato nelle scorse settimane su Officina Turistica è quello sui data center. Il report stima che l’investimento annuo globale in edifici destinati ai data center crescerà di 2,2 volte in pochi anni, da 97,3 miliardi di euro nel 2024 a 215,3 miliardi nel 2027, con un investimento cumulativo che supererà i 1.280 miliardi di euro tra il 2024 e il 2032. Ogni volta che parliamo di JSON-LD, di assistenti AI per la prenotazione, di motori di risposta conversazionali che decidono se e come un hotel compare in una ricerca, stiamo parlando di strumenti che girano fisicamente su questi data center, che consumano energia in quantità enormi e che competono per la stessa rete elettrica a cui siamo collegati anche noi. Non è un dettaglio tecnico astratto: la corsa all’intelligenza artificiale che abbiamo raccontato come opportunità per il nostro settore ha un costo infrastrutturale reale, che si scarica anche sui prezzi dell’energia che paghiamo in una struttura ricettiva, specialmente in un paese come l’Italia dove il costo energetico pesa già parecchio sui conti di un hotel.

Il rischio che il report descrive meglio di chiunque altro: l’esecuzione

La parte più onesta del report, e quella che trovo più utile per la nostra realtà, è il capitolo dedicato ai rischi che possono diluire l’impatto di questi investimenti: pianificazione frammentata, coinvolgimento incostante delle comunità locali, vulnerabilità della catena di fornitura, modelli di realizzazione obsoleti. Chiunque gestisca una struttura in Italia riconosce immediatamente questa lista, perché descrive con precisione i motivi per cui tante opere infrastrutturali nel nostro paese restano ferme per anni o vengono realizzate a metà. Non è un problema che un singolo albergatore possa risolvere, ma è un rischio che va messo in conto quando si pianifica a lungo termine, ad esempio contando sull’arrivo di una nuova linea ferroviaria, sul potenziamento della rete idrica o sull’ampliamento della connettività digitale in una zona rurale o in un borgo storico.

Acqua ed energia: dove l’infrastruttura tocca davvero la nostra vita quotidiana

Qui parlo direttamente dalla mia esperienza. Gestisco un hotel eco-boutique in un territorio, quello delle Cinque Terre e della costa ligure, dove la disponibilità d’acqua nei mesi di picco turistico è un tema reale, non teorico, e dove la fragilità della rete idrica ed elettrica in territori collinari e poco urbanizzati si fa sentire ogni estate. Il report, con il suo linguaggio da grande investitore istituzionale, parla di acqua e sistemi sociali come settori destinati a crescere di circa 1,5 volte entro il 2050, ma per chi gestisce una struttura in un borgo di poche migliaia di abitanti che in agosto ne ospita decine di migliaia, la vera domanda non è quanto crescerà l’investimento a livello globale, è quanto velocemente arriverà, se arriverà, nel proprio territorio specifico. La lezione pratica che ne traggo, e che consiglio spesso ai clienti che seguo in consulenza, è di non costruire la propria strategia di lungo periodo sull’aspettativa che l’infrastruttura pubblica arrivi in tempo. Ha più senso investire, dove possibile, nella propria autonomia diretta: sistemi di raccolta e gestione dell’acqua, efficienza energetica, connettività di backup, tutto ciò che una struttura può controllare senza dipendere dai tempi, spesso lunghissimi, della pianificazione pubblica italiana.

Cosa significa per chi lavora nel turismo europeo e italiano

Il quadro che emerge, letto con gli occhi del nostro settore, non è né allarmistico né rassicurante, è semplicemente realistico. L’Europa investirà meno e più lentamente delle Americhe nella modernizzazione della propria infrastruttura nei prossimi venticinque anni, in un momento in cui la domanda di connettività digitale, energia affidabile e trasporti efficienti cresce proprio a causa dell’intelligenza artificiale che stiamo tutti imparando a usare nel nostro lavoro quotidiano. L’Italia, con la sua storica difficoltà nel portare a termine le opere pubbliche nei tempi previsti, è particolarmente esposta ai rischi di esecuzione che il report descrive con tale chiarezza. Per una destinazione o una singola struttura, questo si traduce in un consiglio molto concreto: continuare a chiedere e sostenere gli investimenti pubblici necessari, dalla rete idrica alla connettività digitale nei borghi, ma pianificare la propria attività assumendo che quegli investimenti arriveranno più tardi e in modo più incerto di quanto i grandi numeri globali lascino intendere, e costruire nel frattempo la propria resilienza infrastrutturale su ciò che si può davvero controllare in prima persona.

FAQ 

D: Quanto crescerà la spesa infrastrutturale in Europa entro il 2050?
R: Secondo il report PwC-Oxford Economics, la spesa infrastrutturale europea crescerà di circa 1,4 volte entro il 2050, un ritmo più lento rispetto a quello previsto per le Americhe, stimato a 1,6 volte.

D: Perché la crescita dei data center riguarda anche il turismo?
R: Perché gli strumenti di intelligenza artificiale usati sempre più spesso nel turismo, dalla ricerca alberghiera alla prenotazione, girano su data center che consumano grandi quantità di energia, con un impatto potenziale anche sui costi energetici delle strutture ricettive.

D: Cosa può fare una struttura ricettiva italiana di fronte ai rischi di ritardo nelle infrastrutture pubbliche?
R: Può investire nella propria autonomia diretta, ad esempio in gestione efficiente dell’acqua, efficienza energetica e connettività di backup, senza contare sui tempi spesso lunghi della pianificazione infrastrutturale pubblica.

Silvia Moggia

Silvia Moggia

Silvia Moggia è consulente in management turistico per hotel e destinazioni, formatrice e public speaker. Gestisce un boutique hotel e lavora con operatori ed enti su strategie di gestione, marketing e sviluppo sostenibile. È redattrice di Officina Turistica e scrive di hospitality, trend turistici e trasformazione del settore.

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Silvia Moggia è consulente in management turistico per hotel e destinazioni, formatrice e public speaker. Gestisce un boutique hotel e lavora con operatori ed enti su strategie di gestione, marketing e sviluppo sostenibile. È redattrice di Officina Turistica e scrive di hospitality, trend turistici e trasformazione del settore.

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