Il ritorno del treno: perché il business travel, le lunghe distanze e i night train stanno cambiando il turismo europeo.
Per anni abbiamo raccontato il treno come l’alternativa sensata all’aereo sulle tratte brevi. Comodo, centrale, meno stressante, più sostenibile. Tutto vero. Ma oggi il punto è un altro: il treno non è più soltanto una soluzione intelligente per evitare la navetta aerea tra Milano e Roma. Sta tornando a essere un’infrastruttura strategica per il business travel europeo e, insieme, una delle grandi opportunità di riposizionamento per il turismo del continente.
Lo dico senza romanticismi ferroviari, anche se ammetto che l’idea di addormentarsi a Vienna e svegliarsi altrove conserva ancora un suo fascino old school. Il ritorno del treno, soprattutto dei collegamenti notturni e della lunga percorrenza, non è nostalgia. È la risposta concreta a tre pressioni che si stanno rafforzando contemporaneamente: politiche ESG, costi e complessità del trasporto aereo, nuova domanda di viaggi più lenti ma anche più efficienti.
E per l’Italia, che sul fronte dell’alta velocità ha già un vantaggio reale, questa trasformazione potrebbe contare parecchio nei prossimi anni.
Il treno cresce nel business travel, e non è più solo una scelta etica
I dati che arrivano dal travel management sono piuttosto chiari. BizAway segnala che nell’ultimo anno l’utilizzo del treno nelle trasferte aziendali in Italia è cresciuto del 35%, a conferma che non si tratta più di una scelta episodica, ma di una componente sempre più strutturale delle travel policy aziendali.
Questo aumento non arriva dal nulla. Le aziende stanno rivedendo il modo in cui misurano il valore di una trasferta. Non si guarda più soltanto al prezzo del biglietto, ma anche al costo complessivo del viaggio, al tempo effettivamente perso, alle emissioni generate e, sempre di più, alla coerenza con gli obiettivi di sostenibilità.
Su questo fronte il tema Scope 3 è decisivo. Il WTTC ricorda che la rendicontazione delle emissioni indirette è diventata una priorità per il settore travel e che molte aziende oggi devono misurare con maggiore precisione l’impatto dei fornitori e delle trasferte.
Non serve nemmeno essere una multinazionale quotata per sentire la pressione. Sempre più imprese medio-grandi introducono criteri ambientali nei propri processi interni e il business travel è tra i settori più esposti. Deloitte, ad esempio, nel proprio impact report conferma un target di riduzione del 55% delle emissioni legate al business travel per FTE entro il 2030 rispetto al 2019.
In questo scenario, il treno non è più soltanto “la scelta giusta”, ma diventa una scelta facile da giustificare anche a livello di governance.
Sostenibilità, sì, ma anche efficienza vera
Quando parliamo di ferrovia rispetto all’aereo, il tema ambientale è enorme. L’Agenzia Europea dell’Ambiente conferma che il trasporto ferroviario è tra le modalità motorizzate a più basse emissioni per passeggero-chilometro, mentre l’aviazione resta tra le più impattanti. Le analisi comparative dell’EEA mostrano che il treno produce emissioni molto inferiori rispetto al volo sulle tratte equivalenti, con differenze che possono arrivare a ordini di grandezza, fino a un 90% in meno, a seconda del mix elettrico e della rotta considerata.
Però non è solo una questione di CO2. Il treno funziona nel business travel anche perché riduce l’attrito: meno tempi morti, meno procedure, meno variabili. Parti e arrivi in centro, sali a bordo con un anticipo ragionevole, lavori durante il viaggio, eviti una quota consistente di stress logistico.
In un’epoca in cui il viaggio d’affari non è più considerato automaticamente “tempo produttivo”, questo dettaglio pesa moltissimo. Una tratta ferroviaria ben servita trasforma il viaggio in una fascia di tempo utilizzabile, non in un buco nero tra controlli di sicurezza, transfer e tempi d’attesa.
È anche per questo che molte policy aziendali, specie in Europa, iniziano a privilegiare il treno sulle percorrenze medio-brevi, spesso nell’ordine dei 600 o 800 chilometri, soprattutto quando esiste una connessione diretta o ad alta velocità competitiva rispetto al door-to-door del volo. Il tema è molto presente anche nel dibattito corporate europeo promosso da Transport & Environment, che da tempo spinge per una maggiore integrazione della ferrovia nei framework delle travel policy.
La vera novità è il ritorno dei treni notturni
La parte più interessante, però, comincia quando usciamo dalla logica delle sole tratte ad alta velocità e guardiamo alla lunga percorrenza e ai night train.
Per anni i treni notturni sono stati trattati come un residuo del passato. Poco glamour per chi inseguiva i voli low cost, troppo lenti per il viaggiatore business, marginali nelle politiche infrastrutturali. Poi il quadro è cambiato.
ÖBB Nightjet è ormai il grande operatore europeo del segmento e continua ad ampliare la rete di collegamenti overnight, anche grazie al rilancio di materiale rotabile dedicato e a una strategia molto chiara sul prodotto. Il sito ufficiale di Nightjet mostra una rete capillare di destinazioni europee servite di notte, con collegamenti che uniscono Austria, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Francia e Italia.
European Sleeper, operatore privato, collega oggi Bruxelles, Amsterdam, Berlino, Praga e Parigi e ha già annunciato l’espansione verso Milano. È uno dei segnali più evidenti che la domanda esiste e che il mercato ferroviario europeo sta tornando interessante anche per progetti non statali.
Se allarghiamo lo sguardo all’intera rete, le mappe aggiornate dei night train europei mostrano un sistema ormai ben più esteso di quanto la percezione comune lasci pensare. Il progetto Back-on-Track, che aggiorna regolarmente un database paneuropeo dei collegamenti notturni, fotografa una rete ampia e in crescita, con decine e decine di linee attive tra servizi quotidiani, plurisettimanali e partner rail.
La logica è quasi disarmante nella sua semplicità: viaggi mentre dormi, risparmi una notte d’albergo, arrivi nel cuore della città al mattino, senza bisogno di trasferimenti da aeroporti periferici. Su alcune tratte, soprattutto considerando il tempo complessivo e non solo la durata “pura” del mezzo, il confronto con l’aereo torna competitivo.
Non è romanticismo, è una diversa idea di efficienza
Parigi–Vienna, Berlino–Zurigo, Amsterdam–Innsbruck, Bruxelles–Praga. E poi, in prospettiva, collegamenti più robusti verso Milano, Monaco, Vienna, Zurigo. Queste rotte non sono interessanti solo per chi ama i viaggi lenti o il fascino retrò del compartimento. Sono interessanti per chi vuole ottimizzare il tempo, ridurre le emissioni e arrivare in città in condizioni più umane rispetto a quelle di un volo alle 5:50 del mattino.
Certo, non tutto è semplice. Il night train europeo soffre ancora di alcuni limiti molto concreti: capacità ridotta, disponibilità non sempre continua, difficoltà di interoperabilità tra sistemi nazionali, materiale rotabile non uniforme, pricing che in alcuni casi fa rimpiangere il low cost aereo. Però la direzione di marcia è chiara.
E va letta insieme alla nuova politica ferroviaria europea.
L’Europa sta tornando a investire seriamente sulla ferrovia
La Commissione europea, nel novembre 2025, ha lanciato l’High-Speed Rail Plan, un piano per accelerare lo sviluppo della rete ferroviaria ad alta velocità in Europa, con l’obiettivo di ridurre drasticamente i tempi di percorrenza su molti collegamenti transfrontalieri e di rafforzare l’integrazione ferroviaria tra capitali e grandi città.
L’idea è ambiziosa, ma molto concreta: una rete più continua, più interoperabile e più competitiva rispetto al corto e al medio raggio aereo. Non si tratta solo del Green Deal in senso astratto. Si tratta di competitività europea, di riduzione dei tempi e di maggiore autonomia infrastrutturale.
Tra gli esempi citati dalla Commissione ci sono collegamenti che, entro il 2030 o il 2035, dovrebbero ridursi sensibilmente, come Berlino–Copenaghen o Sofia–Atene. In parallelo, l’UE ha destinato miliardi di euro a progetti di mobilità sostenibile e connessioni ferroviarie transfrontaliere, anche attraverso i programmi CEF.
Il punto è che il ritorno del treno non dipende soltanto dalla buona volontà dei singoli operatori. C’è una cornice politica sempre più esplicita.
Per l’Italia è una partita strategica
Qui la questione si fa molto interessante per noi.
L’Italia parte da una posizione relativamente forte. La rete AV nazionale supera i mille chilometri e ha già modificato in profondità le abitudini di mobilità interne, soprattutto sull’asse Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli.
Su alcune tratte il treno ha raggiunto una forza di mercato tale da diventare il mezzo di riferimento per una larga parte della domanda business. La rotta Milano–Roma resta un caso emblematico, anche se nel 2024 e nel 2025 il traffico aereo ha ripreso a recuperare terreno grazie a nuove dinamiche di prezzo e di accessibilità aeroportuale.
Proprio per questo, l’Italia ha un forte interesse a non fermarsi alla dimensione domestica. Se la rete europea si rafforza davvero, il nostro vantaggio non sarà solo interno, ma continentale. Milano, Torino, Venezia, Verona, Bologna potrebbero diventare snodi sempre più rilevanti nei flussi ferroviari internazionali. E questo avrebbe implicazioni dirette non solo per il business travel, ma anche per il leisure e il bleisure.
Inoltre, le integrazioni tra treno e aereo stanno diventando più concrete. Trenitalia, ad esempio, ha esteso le partnership intermodali con il settore aeronautico, inclusa quella con SkyTeam, per collegare in modo più semplice le destinazioni italiane alle reti internazionali.
Questo tipo di integrazione, se gestita bene, potrebbe rendere l’Italia ancora più accessibile, anche senza dipendere in modo assoluto dalle connessioni aeree point-to-point.
Non riguarda solo il business travel
Il ritorno del treno non è un fenomeno esclusivamente corporate. È perfettamente allineato a una domanda di leisure che, negli ultimi anni, ha iniziato a premiare modalità di viaggio più fluide, meno stressanti e più coerenti con l’idea di “tempo di qualità”.
Per una parte crescente di viaggiatori, il tragitto non è più soltanto un passo fastidioso da affrontare. Torna a essere un’esperienza, o almeno un tempo utile. Il night train, in questo senso, è quasi la sintesi perfetta di molte tensioni contemporanee: sostenibilità, desiderio di rallentare, rifiuto della frenesia aeroportuale, voglia di vivere il viaggio come parte del soggiorno.
Questo vale ancora di più per il bleisure. Se un professionista può partire la sera, dormire in treno, arrivare al mattino in centro, fare la riunione e magari prolungare di un giorno il soggiorno, il confine tra trasferta e city break si fa ancora più interessante. E per le destinazioni italiane questo è un terreno fertilissimo.
Cosa dovrebbe fare oggi chi lavora nel turismo
Dal punto di vista di un hotel, di una DMO o di una destinazione, questo cambio di scenario solleva alcune domande molto pratiche.
La prima è semplice: stiamo ancora pensando al treno come un mezzo “secondario”, o lo stiamo già integrando davvero nella nostra comunicazione e nei nostri prodotti?
Perché una cosa è mettere il simbolino della stazione sulla pagina dei contatti. Un’altra è la costruzione di offerte, pacchetti, informazioni pre-stay, convenzioni, narrative e persino contenuti editoriali che parlino davvero a chi arriva in treno.
La seconda domanda riguarda la distribuzione. Se cresce la domanda ferroviaria internazionale, alcune destinazioni italiane possono intercettare nuovi segmenti senza passare esclusivamente per i canali del turismo aereo tradizionale. Ma questo richiede visione, non improvvisazione.
La terza riguarda il posizionamento. In un’Europa che riscopre le lunghe percorrenze e i night train, il concetto di “slow travel” smette di essere un slogan da brochure e torna a essere un’infrastruttura. E l’Italia, che ha città d’arte, borghi, laghi, montagne e località balneari collegabili sempre meglio, può guadagnare moltissimo da questa trasformazione, se saprà leggerla in tempo.
In conclusione, il ritorno del treno non è un vezzo nostalgico per gli appassionati di rotaie. È una trasformazione strutturale che nasce dall’incrocio tra politiche climatiche, investimenti infrastrutturali, tecnologia ferroviaria e il mutamento delle abitudini di viaggio.
Nel business travel il segnale è già forte. Nel turismo leisure sta diventando sempre più visibile. E nei treni notturni, in particolare, c’è forse la parte più interessante di questa storia: non il ritorno del passato, ma l’invenzione di un nuovo equilibrio tra efficienza, sostenibilità e qualità dell’esperienza.
Per l’Italia, che parte con una rete AV già forte e una posizione geografica che può tornare centrale nei flussi europei, questa non è una nota a margine. È una delle occasioni più concrete dei prossimi anni per ripensare mobilità, accoglienza e promozione.
E no, non serve essere romantici del vagone letto per capirlo. Basta guardare dove stanno andando i dati, le policy e, soprattutto, i viaggiatori.









