Venezia tra turismo e spopolamento: la città in bilico tra bellezza e resistenza.
C’è un’immagine ricorrente che ritorna nella mente di chi, come me, lavora da anni nell’ospitalità e si occupa di turismo con sguardo analitico e insieme affettuosamente critico. È l’immagine di Venezia all’alba, ancora avvolta nel silenzio, quando l’acqua nei canali riflette i primi raggi e il passo dei residenti si mescola al rumore delle barche dei fornitori. Un equilibrio delicato, sempre più raro. Un’immagine che ho anche del mio paesello, Vernazza, nelle Cinque Terre, che ne condivide bellezza, antico nome (Vulnetia, ovvero piccola Venezia) e sorti legate al turismo e ai suoi residenti.
Oggi Venezia si trova in una fase critica della sua storia. È una delle città più visitate al mondo, simbolo di bellezza, arte e patrimonio universale, ma anche uno dei casi più emblematici di overtourism e spopolamento urbano. Grazie al lavoro straordinario di Italia in Numeri e ai dati condivisi nella loro ultima analisi, possiamo finalmente guardare in faccia questa trasformazione non solo con lo stupore degli occhi, ma con la lucidità dei numeri.
Turismo a Venezia: ascesa continua, con qualche inciampo
Nel 1951 si registravano poco meno di 600 mila arrivi. Oggi siamo a quasi 5,9 milioni. Le presenze sono cresciute da 1,5 milioni a oltre 13 milioni. Numeri vertiginosi, che raccontano la travolgente crescita di una destinazione diventata simbolo planetario.
- Negli anni ‘60 si supera per la prima volta il milione di arrivi.
- Negli anni ‘80 si arriva a 7 milioni di presenze.
- Nel 2019, prima della pandemia, si tocca il record con 5,5 milioni di arrivi e 12,8 milioni di presenze.
- Il 2020 segna una pausa forzata, ma nel 2024 si torna a battere ogni primato: 5,9 milioni di arrivi e oltre 13,2 milioni di presenze.
Ma dietro questa apparente vitalità, si nasconde un disagio strutturale sempre più evidente. La permanenza media si accorcia; i turisti arrivano in giornata, spesso spinti da crociere o tour mordi e fuggi. Il consumo del territorio diventa rapidissimo, e il ritorno per la città non è sempre proporzionato.
Locazioni turistiche brevi: Airbnb e l’effetto dirompente
Nel 2025 a Venezia sono attivi oltre 7.600 annunci su Airbnb, ma si stima che gli inserzionisti superino gli 8.200. L’80% riguarda interi appartamenti. Il 100% delle inserzioni attive è classificato come affitto a breve termine.
Non è più questione di “sharing economy”: ci troviamo di fronte a un modello di accoglienza parallelo e commerciale, in concorrenza con il settore alberghiero ma senza gli stessi obblighi. Gli effetti sul mercato immobiliare sono noti: meno case in affitto a lungo termine, aumento vertiginoso dei prezzi, gentrificazione spinta.
Ogni appartamento viene affittato in media per 103 notti l’anno, a una tariffa media di 205 euro a notte. Si parla di oltre 18.000 euro di entrate per unità all’anno.
E questo è solo ciò che viene dichiarato. Oltre il 60% degli host in città possiede più di una proprietà, e il 30% gestisce attività in stile hotel boutique senza licenza alberghiera. Venezia è oggi la terza città italiana per concentrazione di annunci su Airbnb, dopo Roma e Milano, ma con una densità di offerta turistica al metro quadro di gran lunga superiore.
I residenti che scompaiono: una fuga silenziosa
Nel 1951 il centro storico di Venezia contava quasi 175.000 abitanti. Oggi sono meno di 49.000. È un dato che fa tremare i polsi.
Nel 2024 solo il 15% dei residenti del Comune di Venezia vive ancora nel centro storico. Mestre e Marghera assorbono la popolazione stabile, che ha bisogno di scuole, negozi, trasporti e servizi che la laguna non può più garantire.
Il risultato? Quartieri svuotati, botteghe che chiudono, scuole senza alunni. Il tessuto sociale si sfalda. I veneziani che resistono vivono in un contesto sempre più estraneo, dove la lingua più parlata in calle non è più il dialetto ma l’inglese turistico. Il rumore dei trolley ha sostituito quello dei passi notturni. Venezia continua a vivere, sì, ma per altri.
Turismo e residenza: due facce della stessa medaglia
Quando si parla di overtourism, si rischia spesso di cadere in un discorso astratto. Ma a Venezia la relazione tra turismo e declino demografico è concreta, visibile, documentata.
È una dinamica che conosciamo anche altrove – Lisbona, Barcellona, Amsterdam – ma che in laguna assume una drammaticità tutta sua, per via della fragilità fisica della città e della sua unicità morfologica.
Ciò che serve oggi non è demonizzare il turismo, che resta una risorsa, ma ripensarlo. Serve una strategia urbana integrata, che non si limiti a “contare le teste”, ma che si interroghi sulla qualità delle presenze, sulla durata media, sulla redistribuzione dei flussi, sull’impatto reale sulle comunità locali.
Idee per il futuro: come evitare il punto di non ritorno
Venezia è ancora un brand fortissimo, e il desiderio di visitarla è intatto. Ma bisogna scegliere che tipo di destinazione vogliamo costruire. Come tutte le città d’arte e le “destinazioni alla moda”, ha bisogno di una nuova alleanza tra chi la abita, chi la amministra e chi la visita. Una città che vuole continuare a essere viva deve scegliere di esserlo. Perché senza abitanti, anche la più bella delle città diventa solo una scenografia.












