martedì 28 ottobre 2014

Airbnb Vs Hotel – sei spunti per innovare l’ospitalità.

di Antonio Pezzano*

In un mio recente post su questi pixel ho accennato alla rivoluzione (già in atto) che Airbnb porta nell’ospitalità. Gli hotel di piccole dimensioni e “midscale” (dai 3 stelle in giù, tanto per intendersi) sembrano essere i potenziali “soccombenti”. In questo post vorrei fare una riflessione sulle principali questioni oggetto di dibattito e, allo stesso tempo, azzardare alcune proposte per una sana e serena rivalità tra hotel e alloggi in affitto (B&B compresi). E’ solo con la competizione che si favorisce l’innovazione e quindi la capacità del sistema dell’ospitalità di migliorare e di servire meglio la domanda. Inoltre, come cercherò di argomentare tra le righe, leggi e regolamenti il cui unico obiettivo è “proteggere” vecchi equilibri hanno vita breve. Non mi riferisco solo alla “potenza diplomatica” di imprese multinazionali e multimilionarie. Il rispetto delle attuali (obsolete) regole dovrebbe essere garantito da autorità e uffici della pubblica amministrazione con competenze tecniche generalmente non adeguate e budget sempre più esigui. Quanto può durare?

La proposta 

In sintesi, vi propongo sei idee per creare un sano ambiente competitivo per “hotel” e “alloggi in affitto”. Se poi vi resta ancora tempo, più avanti potere leggere gli argomenti su cui si basano queste linee.

  1. Ridurre l’onere “regolamentativo” per i piccoli hotel. A proposito, che ne dite di segnalare gli adempimenti davvero inutili? 
  2. A mio modestissimo parere gli standard minimi ed eventuali marchi di qualità non sono “affari di Stato”, ma dovrebbero essere strumenti volontari gestiti di concerto dalle associazioni di categoria o da organi tecnici. Le autorità pubbliche dovrebbero occuparsi di controlli di ultima istanza per la violazione di regole basilari sulla sicurezza. 
  3. Per questo motivo, è utile prevedere un registro delle imprese e dei privati che intendono svolgere servizi di alloggio. L’iscrizione è in sostanza una licenza a tempo per la quale si potrebbe pagare una “fee” (sotto i 50 euro annui) con la quale finanziare un servizio reclami. Il numero di licenza dovrebbe apparire in tutto il materiale pubblicitario, compresi gli annunci su internet. 
  4. La tassa di soggiorno, laddove è applicata, potrebbe essere “raccolta” tramite le OLTA, Airbnb, ecc. In alternativa, si può mettere una tassa “sui letti freddi”, cioè aumentare il costo della “licenza”. 
  5. Le autorità fiscali, regionali e comunali dovrebbero trovare un accordo sul numero di camere - riconducibili allo stesso gestore - oltre il quale la gestione si assume sia imprenditoriale. La soglia non può essere uguale in tutto il territorio nazionale e neanche uniforme sui territori regionali. Il lavoro e l’organizzazione richiesta dalla gestione di 4 camere in centro a Roma, sono diversi da quello richiesto dallo stesso numero di camere in una località estiva dove la stagione dura 30 giorni. 
  6. I comuni, nell’ambito dei loro strumenti di panificazione urbana, potrebbero prevedere un numero di licenze limitate per isolati o quartieri, facendo attenzione a mantenere un equilibrio tra esigenze di sicurezza, tutela di identità dei luoghi e ingerenza nella libertà di esercizio dell’attività economica. Come si trova l’equilibrio? Mettendo le licenze all’asta nel caso le richieste siano superiori a quelle disponibili. La disponibilità a pagare prezzi molto elevati per la licenza è un segnale che il tetto va rivisto. 
L’analisi

Le questioni: abusivismo, concorrenza sleale, tutela identità dei luoghi, sicurezza e quieto vivere dei residenti, mercato degli affitti. 

Con abusivismo ci si riferisce all’esercizio del servizio di alloggio senza le necessarie autorizzazioni che, in teoria, servono a tutelare "il turista" da potenziali danni e disservizi che potrebbe causare chi presta il servizio. Semplificando, ci sono due tipi di tutele.
  • La prima, riguarda l’incolumità delle persone. Per prevenire eventuali incidenti, quindi, si richiedono certificati di agibilità, autorizzazioni sanitarie, certificati di prevenzione anti incendio, ecc.
  • La seconda tutela concerne il rispetto di standard minimi di servizio. Per questo motivo esiste la classificazione delle tipologie di strutture ricettive, e quindi i relativi standard e, nel caso degli alberghi, l’attribuzione delle stelle. La necessità di autorizzare l’esercizio, previo il rispetto degli standard, si basa sul principio dell’informazione imperfetta; si assume quindi che il turista nello scegliere i servizi turistici non abbia un’informazione completa, facile da comprendere ed efficiente, cioè il costo per ottenerla è inferiore al beneficio arrecato. Le autorizzazioni e le “stelle" hanno una funzione di “segnalazione”, cioè informano i turisti di aspetti che sarà possibile conoscere solo quando si “consuma” l’esperienza turistica. 
Ma è necessario che l’autorità pubblica svolga questa funzione di tutela? La risposta, almeno per quanto riguarda gli standard minimi è, a mio avviso, no! Tripdvisor, Airbnb, le OLTA e tanti altri protagonisti della “social e sharing economy” svolgono, senza un costo aggiuntivo per la collettività - una funzione di garanzia in modo molto più efficace di sistemi tradizionali. Turisti e “mistery guest” valutano 24 ore su 24 ore le camere dove dormono, e sono felici di condividere le loro opinioni con chi verrà dopo di loro. Quanto costerebbe un servizio pubblico altrettanto efficace? L’obiezione più comune a questa impostazione è la parzialità di questi sistemi. La riposta a quest’obiezione è che la garanzia della neutralità delle recensioni è nella legge dei grandi numeri: quante recensioni “fake” ci sono ogni 100 corrette? Poche, ammettiamolo. C’è davvero chi crede che un impiegato pubblico - che controlla una sola volta le strutture in apertura delle loro attività - sia più efficace di centinaia di turisti che visitano quotidianamente le strutture? Tuttavia, bisogna riconoscere che nelle località turistiche meno frequentate, dove non ci sono grandi numeri, la neutralità potrebbe non essere garantita. 

Il punto che si vuole fare è che mentre sulle questioni di sicurezza le autorizzazioni hanno una funzione utile, non si sente il bisogno dello Stato, e quindi di tasse, per garantire standard minimi di qualità. Ci pensa il mercato. Se proprio non si ha fiducia, delle questione dovrebbero occuparsi le associazioni di categoria come succede già in alcuni paesi, quali la Germania o organismi tecnici come succede del Regno Unito

La disputa sulla concorrenza sleale fa riferimento al fatto che molte camere commercializzate attraverso Airbnb e le OLTA possano essere offerte, a parità di qualità di quelle offerte dagli hotel, a prezzi più bassi perché non si paga l’IVA e la tassa di soggiorno. Inoltre, non si è soggetti a leggi e regolamenti vari che comportano maggiori "costi di produzione". 

Per quanto concerne l’IVA, il tema è la difficoltà a tracciare una linea di confine tra attività saltuaria (non necessario avere la P.IVA) e attività imprenditoriale. In sostanza, fino a che punto molti B&B sono hotel “mascherati”? Poiché il diritto italiano non offre chiarezza in merito, né le autorità fiscali hanno precisato cosa distingue un servizio gestito professionalmente da uno saltuario nel campo dei servizi di alloggio, è opportuno valutare la soglia di fatturato sopra la quale l’apertura della partita IVA e lo svolgimento di un'attività imprenditoriale sia conveniente. Secondo l’ANBA, che ha condotto uno studio basato sui maggiori costi derivanti dalla gestione della contabilità IVA, la linea di demarcazione sono 10.000 EUR. Ammesso che sia la soglia giusta, come si fa a capire chi sta dentro o sopra l’asticella? Nella prassi (di alcuni paesi) si stabilisce un numero massimo di camere e di giorni di apertura oltre i quali l’esercizio é considerato imprenditoriale. 

E la tassa di soggiorno? Anche in questo caso ci sono metodi e strumenti per superare il problema. Il primo è stabilire accordi con Airbnb e le OLTA in modo tale che siano le stesse agenzie a incassare le tasse. Il secondo metodo è legare l’autorizzazione all’esercizio al pagamento di una “tassa” annuale fissa di esercizio che abbia un valore tale da non scoraggiare in partenza il pagamento della stessa. 

Sui maggiori costi di produzione derivanti dall’eccesso di regole, la riflessione più interessante l’ha avanzata Federico González Tejera, CEO di NH Hoteles, che afferma come a fronte di un giusto abbassamento delle barriere all’entrata per chi affitta casa, dovrebbe corrispondere una riduzione degli adempimenti per gli hotel. 

Un terzo ordine dei problemi riguarda la sicurezza e quieto vivere dei residenti, come la “protezione dell’identità dei luoghi”. Sui giornali si cominciano a leggere cronache di residenti che lamentano che il proprio stabile è diventato un posto invivibile. Il fenomeno sembra però essere circoscritto alle grandi città turistiche. Per questo motivo, e al fine di evitare che i quartieri di una città diventino “troppo turistici”, in alcune luoghi, come ad Austin, in Texas, è previsto che l’affitto turistico sia associato a una licenza; le licenze hanno un tetto per quartieri e zone censuarie. 

Un’ultima questione riguarda il mercato degli affitti. Secondo le autorità di NY, airbnb “toglierebbe” dal mercato dell’affitto normale migliaia di appartamenti, producendo così un aumento del prezzo medio dell’affitto. In realtà, su questo punto non c’è una chiara evidenza e in ogni caso, se il fenomeno esiste, sarebbe confinato nelle grandi città, dove i prezzi alti degli affitti dipendono comunque da una bassa offerta abitativa nelle aree più richieste. 

Insomma, non ci sono ragioni solide per conservare. Meglio innovare.

*Antonio Pezzano ha maturato più di dieci anni di esperienza come consulente nel settore delle politiche pubbliche per il turismo lavorando sia in Italia, sia all´estero. Attualmente è Team leader di un gruppo di lavoro che supporta il Dipartimento Turismo della Regione Sicilia a programmare, gestire e valutare le politiche regionali di sviluppo turistico nell’ambito di un Accordo di Programma Quadro Stato Italiano-Regione Sicilia. E’ stato per conto della Commissione Europea, coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza, EDEN. Inoltre, ha collaborato con Think Tank, Università e NGO (tra i quali il CEPS di Bruxelles, University of Surrey, Sustainable Travel International, Intasave) nell’ambito di progetti di ricerca commissionati dalla Commissione Europea quali la valutazione d’impatto del Marchio del Turismo Europeo e lo Studio di Fattibilità per un sistema di indicatori relativi al turismo sostenibile. Laureato in Economia e Commercio a Firenze (1998), ha conseguito un Master Degree in Management presso l´Asian Institute of Management di Manila (2008) e un Master Diploma in Management del Turismo alla Scuola Internazionale di Scienze Turistiche di Roma (1999).

martedì 30 settembre 2014

Se 2+2 fa 4, il maltempo è l'ultimo dei problemi del turismo italiano.

di Antonio Pezzano*

Premesso che un’analisi accurata sarà possibile solo tra alcuni mesi, quando Istat e Banca d’Italia avranno diffuso i loro dati su questa estate, oggi incrociando le informazioni di vari comunicati stampa, possiamo fare alcune interessanti inferenze.

Quest’estate c’è stato un movimento di persone (di poco) superiore a quello dello scorso anno.
Atlantia, che gestisce Autostrade per l’Italia (in Km, poco più della metà delle autostrade italiane), riporta un incremento dei Km percorsi dello 0,7% e un incremento di traffico dell’1,6%.
Anche Trenitalia rende noto un dato di passeggeri in crescita rispetto all’estate 2013
Secondo le statistiche di Assaereporti, nel periodo Giugno-Luglio, si registra un traffico passeggeri  in aumento del 4,2% rispetto al 2013
Nonostante il movimento di persone sembrerebbe essere in (leggero) aumento rispetto allo scorso anno, le associazioni di categoria del comparto turistico lamentano una stagione più magra di quella del 2013. 

  • Secondo l'indagine sull'indice di fiducia del viaggiatore italiano elaborato da Confturismo-Confcommercio in collaborazione con l'Istituto Piepoli sulla base di interviste effettuate ad agosto, per la prima volta si registra una diminuzione della propensione degli italiani al viaggio (l'indice passa da 59 a 58 su 100)
  • Per l’ufficio studi della Fipe, l'estate 2014 si chiuderà con un calo delle presenze dell'1,4% come sintesi del -2,1% del turismo interno e di una sostanziale tenuta del turismo degli stranieri (+0,3%). La flessione delle presenze interne associata alla riduzione della spesa per presenza da 92 a 90 euro, dovuta principalmente all'effetto maltempo nelle destinazioni balneari, dovrebbe determinare una contrazione dei consumi per oltre 1,1 miliardi di euro, in parte compensata dall'aumento dei consumi degli stranieri per 170 milioni di euro. Il bilancio della stagione è negativo per 982 milioni di euro. 
  • Federalberghi che il movimento turistico negli alberghi nel 2014 è lo stesso del 2013, determinato dall’ennesimo calo della domanda italiana (-0,6%) ed un lievissimo incremento di quella straniera (+0,6%). 

L’incrocio di queste informazioni mi porta alle seguenti considerazioni:

  • nonostante il contesto (crisi economica, maltempo, situazione  geopolitica), si è viaggiato in misura di poco superiore allo scorso anno;
  • probabilmente nell’estate 2014 la domanda interna ha soggiornato in misurata superiore al 2013 in strutture non alberghiere e in ogni caso non ha speso di più dello scorso anno. Tradotto, il settore alberghiero dovrebbe aver fatturato meno dell’estate del 2013. 
  • Il maltempo ha avuto un’ influenza minima sulle vacanze. Il dettaglio dello studio Confcommercio ci dice che per l’85% degli intervistati non ha cambiato i suoi piani, il 5% ha rimandato la vacanza ma comunque l’ha fatta o potrebbe farla (commento mio), il 4% ha cambiato la destinazione di vacanza (ma l’ha fatta), il 3% ha anticipato il rientro (insomma, qualche giorno in meno) e solo il 3% ha annullato la vacanza.  

Una nota conclusiva sugli alberghi. La crisi, o meglio il lungo perdurare della stessa, sta cambiando stile e propensione al consumo della domanda interna. Se a questo si aggiunge la rivoluzione portata dalla sharing-economy, e mi riferisco ad Airbnb, la domanda alberghiera dovrebbe ridursi ulteriormente anche in presenza di un maggior movimento turistico. Se nel 2007 le strutture ricettive alberghiere ospitavano il 25% delle notti trascorse dai viaggiatori italiani in Italia, questo dato è oggi sceso al 20-22%. Le alternative all’albergo, oggi molto competitive, esercitano anche una pressione al ribasso sui prezzi. Il destino delle piccole strutture alberghiere che non hanno un carattere distintivo sembra segnato.

Insomma non è il maltempo la causa dei problemi dell’industria dell’ospitalità.

*Antonio Pezzano ha maturato più di dieci anni di esperienza come consulente nel settore delle politiche pubbliche per il turismo lavorando sia in Italia, sia all´estero. Attualmente, è, per conto della Commissione Europea, coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza, EDEN. Inoltre, nell’ambito di un Accordo di Programma Quadro Stato Italiano-Regione Sicilia, è Team leader di un gruppo di lavoro che supporta il Dipartimento Turismo della Regione Sicilia a programmare, gestire e valutare le politiche regionali di sviluppo turistico. Negli ultimi anni ha collaborato con Think Tank, Università e NGO (tra i quali il CEPS di Bruxelles, University of Surrey, Sustainable Travel International, Intasave) nell’ambito di progetti di ricerca commissionati dalla Commissione Europea quali la valutazione d’impatto del Marchio del Turismo Europeo e lo Studio di Fattibilità per un sistema di indicatori relativi al turismo sostenibile. Laureato in Economia e Commercio a Firenze (1998), ha conseguito un Master Degree in Management presso l´Asian Institute of Management di Manila (2008) e un Master Diploma in Management del Turismo alla Scuola Internazionale di Scienze Turistiche di Roma (1999).

martedì 23 settembre 2014

Se le OTA vanno a cena al ristorante. Intervista a Nicoletta Polliotto

Le grandi manovre delle OTA, nel campo della ristorazione, mi hanno spinto a intervistare Nicoletta Polliotto, che da anni segue con particolare attenzione il marketing della ristorazione.

Chi è Nicoletta Polliotto? Owner di Muse Comunicazione, gestisco da anni l’unico blog in Italia interamente dedicato alla comunicazione per la ristorazione – anche alberghiera – e il food: Comunicazione nella Ristorazione (CnR). La mia è una storia molto articolata e avventurosa: parto da studi umanistici, attraverso l’arte con il Conservatorio Musicale e a metà dei ’90 scopro il Web per non lasciarlo più. Un vero colpo di fulmine che mi traformerà nella “ragazza col trolley”, nickname che ancora oggi mi accompagna su e giù per la penisola. I miei super poteri? Sono project manager, consulente e docente di Inbound e Social Media Marketing. Travel e Food le aree in cui Muse Comunicazione si muove con maggiore dimestichezza.


Ciao Nicoletta, da attento osservatore dei fenomeni della distribuzione dei prodotti dell’ospitalità ho notato una serie di movimenti che hanno interessato le più grandi OTA e metamotori che, dalle classiche camere d’albergo, stanno sempre più investendo in applicazioni, siti e realtà che fanno riferimento al mondo della ristorazione. Tripadvisor ha acquistato La Fourchette, Priceline si accaparra OpenTable, Groupon Reserve consente di prenotare i ristoranti in tempo reale e Uber lancia in via sperimentale a Santa Monica UberFRESH. Cosa sta accadendo? 

Intanto grazie per averci interpellato su temi così caldi e un saluto a tutti i lettori del vostro blog. Hai messo l’accento nel posto giusto: la ristorazione sta vivendo una rivoluzione vera e propria, pari solo a quella vissuta qualche decennio fa nell’Hotellerie.
È una rivoluzione copernicana a tutto tondo, che coinvolge ogni area del business ristorativo, dal branding alla comunicazione, dal marketing al sales.

Esistono analogie e differenze rispetto al percorso dell’Hospitality, che comunque mi appare pienamente in evoluzione e tu lo racconti bene con il tuo blog.

L’ospitalità alberghiera è abituata a gestire – nel bene e nel male – l’intermediazione per la vendita del suo prodotto, ma il ristoratore non ne è né avvezzo né probabilmente cosciente. Inoltre l’Hotel si confronta, con un approccio ante litteram, a un mercato globale: non è forse vero che da sempre ha un mercato estero ed è obbligato quindi a confrontarsi con colleghi d’oltralpe o d’oltreoceano e con approcci operativi e strategie più evoluti?

Il ristoratore, anche se spesso vive di turismo, anzi è parte del comparto turistico oggi più che mai, non si è mai confrontato – tranne rare eccezioni – con l’innovazione e la ricerca di soluzioni strategiche o tecnologiche, men che mai con la possibilità di fare benchmarking di realtà internazionali.

Soltanto ora s’inizia a intravedere una nuova generazione di Chef, che comprende in modo impeccabile come la gestione del Ristorante non sia soltanto arte culinaria ma controllo strategico, evoluzione tecnologica, nuove strade nella distribuzione del prodotto.

La tendenza è quella che tu hai rilevato: come decenni fa le compagnie aeree hanno compreso quanto fosse produttivo non vendere online soltanto il volo, ma anche l’auto a noleggio, l’hotel, … oggi OTA e meta-motori scoprono una nuova fonte di business, la Prenotazione del Tavolo.

Il primo esempio che mi sovviene è quello di OpenTable, cui seguì una miriade di App di localizzazione e prenotazione del tavolo da Mobile. Credo proprio che il mobile sia stato un potente catalizzatore di questo movimento, sin dal 2007, quando Apple rilasciò il primo iPhone.

E poi di pari passo i portali di recensioni, che scimmiottando inizialmente quelli di reviews alberghiere, si son poi evoluti e trasformato tutti in piccoli critici culinari.

TripAdvisor apre l’area delle recensioni alle Meal Experience degli utenti ed è subito un successo, fino al recente dato da te segnalato: a maggio 2014 Tripadvisor compra La Fourchette, portale franco spagnolo – fatturato 2013 di 15 milioni di euro.

Nota le similitudini: è un'app, con relativo sito web, il cui obiettivo è aiutare nella ricerca di ristoranti filtrati per zona, tipologia e prezzo, con area dedicata alle recensioni degli utenti e possibilità di presentare sconti.

Tripadvisor rende ora operativo Instant Reservation basato sulla nuova tecnologia e inglobandone il portafoglio di 13.000 ristoratori. Prevedo che presto i 2 milioni e 300 mila ristoranti su TripAdvisor saranno invitati ad acquistare il servizio. Cosa ne pensi?

La stessa cosa è accaduta con Priceline che a giugno 2014 si è accaparrato OpenTable sito di prenotazione con 31mila ristoranti in tutto il mondo: USA, Europa, ma non ancora in Italia, nato nel 1998 da un bisogno impellente dei ristoratori USA: rispondere all’esigenza dei clienti di prenotare online. Figurati che solo il 12% dei siti web dei ristoranti statunitensi posseggono un sistema di prenotazione online sul proprio sito web.

Ora immaginati nel ’98 e pensa all’Italia! L’elemento geniale di OpenTable – a parte la vendita online del tavolo – è la tecnologia che ha creato: un software di gestione in mano al ristoratore che consente, con il consenso dei clienti, di creare una banca dati profilati con tanto di email, per inviare offerte riservate agli ospiti speciali. Sappiamo quanto sia prezioso.

Come non soffermarsi su Groupon Reserve, nato per aiutare i ristoranti nei momenti di minori performance: fa offerte per tempi e orari ben definiti e permette di prenotare dal sito o dalla app, vera e propria rivalutazione del Last Minute.

Hai presente Hotel Tonight? Trovi il posto più vicino, prenoti, arrivi, ti siedi, mangi e paghi rigorosamente in quest’ordine. Per ora solo in alcune città americane.

Uber poi è sulla bocca di tutti in questi giorni, soprattutto dei taxisti di mezzo mondo. Nel mese di giugno è stato valutato 17 miliardi dollari, opera in 45 paesi in tutto il mondo, recentemente espanso in Alaska e in Francia e vuole quotarsi in borsa.

Tutto grazie alla possibilità di prenotare un’auto con autista tramite un’app. Il successo strepitoso lo ha portato a spaziare in altri comparti e quali se non la consegna del pranzo a domicilio di ristoranti di Santa Monica e, a breve, Los Angeles? Così è nato UberFRESH, che sposa l’amore degli utenti per le prenotazioni online via Mobile e l’esigenza sempre più diffusa di usufruire del servizio di Food Delivery.

Sul blog di CnR, con le mie consulenze e i percorsi di formazione, tento da qualche anno di spiegare ai ristoratori che il mondo non solo è in rete, ma è diventato mobile. Che la montagna deve andare a Maometto e che il Food Delivery, di qualità e presentato con un Meal Box, curato nel packaging e in linea con la progettazione visiva del brand, è una tendenza da cavalcare, anzi in Italia è da anticipare.

Groupon Reserve
A fine anni ’90 iniziarono le grandi manovre delle OTA, tour operator, agenti di viaggio e albergatori rimasero, nella migliore delle ipotesi, spiazzati. Altri uscirono definitivamente dal mercato. Questi movimenti creeranno qualche “disturbo” come Airbnb negli affitti e Uber nei trasporti? 

Come in ogni fase evolutiva – anzi aggiungo in ogni giorno di vita di un’azienda – ci sono i rischi e le opportunità. Occorrerà innanzitutto calcolare il costo di vendita: penso a TripAdvisor, che con la sua forza dirompente si proporrà forse con costi importanti.

Per ora gli unici dati in mio possesso sono quelli di Opentable. Ha un fee di 200$ al mese più 25 centesimi a coperto se la prenotazione avviene attraverso il widget installato sul sito web del ristorante oppure 1$ se dalla piattaforma OpenTable.

Il grosso rischio è restare indietro, se i ristoratori più accorti non inizieranno da subito un percorso di formazione e aggiornamento per imparare a confrontarsi con le nuove opportunità tecnologiche, comunicative e di sales & marketing.

I piccoli imprenditori – la maggior parte dei ristoratori in Italia – devono sfruttare le loro tipicità, unicità, esperienze, abilità e comunicarle con forza, cercando di promuovere la propria visione e forte identità, che è un mix di antica sapienza, di cultura, di arte e di grande capacità imprenditoriale. Devono, però, evolvere e scoprire come si comunica oltre le mura della propria città, là oltre il fossato!

Scoprire le potenzialità in visibilità, in promozione, in brand reputation, con la creazione di un website performante, con tecnologie innovative rivolte al futuro (Adaptive/Responsive Web Design), che lo rendano fruibile da qualsiasi dispositivo. L’importanza della condivisione di valori ed emozioni attraverso i social media.

Oltre alla Meal Experience c’è la User Experience, che anticipa e segue l’esperienza all’interno del ristorante, con le gambe sotto al tavolo. Devono imparare a fornire un’esperienza 3.0 ai propri clienti e avvicinarsi alle meravigliose potenzialità della prenotazione online.

Forse prima di arrivare alla prenotazione diretta dovranno passare anch’essi sotto le forche caudine della vendita intermediata.

uberFRESH

Quali ripercussioni avranno sulla ristorazione italiana queste operazioni?

Difficile fare una proiezione dettagliata, tutto dipende dalla velocità di risposta dei ristoratori italiani. L’ostacolo più impervio sarà quello di superare le vecchie abitudini e indossare un nuovo abito mentale, quando si tratta di fare branding e promo-comunicazione: non innovare ora porterebbe a conseguenze rischiose anche in termini di fatturato.

Non a caso l’attenzione di media, di esperti (come te, si veda il tema della tua intervista) ma anche di Scuole di Alta Formazione si è alzata moltissimo.

Penso a esempio all’Istituto di Alta Formazione Alberghiera IHMA, che ha individuato la ristorazione come area in fermento, ideando un innovativo Master in Food & Beverages Management, che tra l’altro mi vedrà docente ☺, o i consolidati corsi di F&B Management della LUISS. Occorre tenersi aggiornati e capire se è conveniente far parte degli early adopter.

I nostri ristoratori sono consapevoli che presto queste aziende potrebbero cambiare il modo di prenotare un tavolo? 

Come nell’Hotellerie è in corso un passaggio di consegne ideale tra generazioni. I ristoranti sono spesso ereditati o acquisiti da giovani e brillanti neo-imprenditori. Chef che hanno accumulato esperienze all’estero, attraverso molteplici training in ristoranti di qualità e disparate strutture gestionali. Anche presso ristoranti alberghieri, che ritengo una validissima palestra: confrontarsi con dinamiche di organizzazione, gestione, integrazione nei pacchetti e nelle soluzioni di soggiorno più evolute, pane quotidiano dell’albergatore. Anche con soluzioni di vendita, perché no, innovative e/o intercediate.

Ti confesso come la vediamo in Muse Comunicazione. Ogni giorno del nostro lavoro è orientato alla condivisione di conoscenza e novità, maturate con esperienza sul campo e ricerca continua. Su CnR cerchiamo di sensibilizzare i ristoratori nei confronti di questi temi. Spero che il nostro piccolo contributo possa rivelarsi utile.

MyTable

Un ristoratore ci ha raccontato sulla nostra pagina Facebook circa l’esperienza con myTable, ma ha dovuto disdirla poiché per un ristoratore – a suo dire - è pressoché impossibile gestire le prenotazioni con mezz'ora o un'ora di anticipo, in cui magari vengono espresse richieste particolari. Il ristoratore concludeva sostenendo che i ristoranti non hanno una reception con un addetto costantemente collegato al pc! Queste nuove operatività quali variazioni comporteranno agli organigrammi e all’organizzazione aziendale delle strutture medio piccole, quelle per esempio a gestione familiare?

Giusto, terminavo l’intervista senza ricordare il sistema di prenotazione online dei tavoli più diffuso in Italia. MyTable inizia a incrementare numeri e performance interessanti. Diventa indispensabile gestire in tempo reale le prenotazioni.

Se Smartphone e Tablet offrono agli utenti la possibilità di cercare e scegliere il proprio ristorante, prenotandolo direttamente – elemento per nulla negativo – perché non gestire con gli stessi strumenti mobile la ricezione delle prenotazioni e il booking?

È sempre questione di evoluzione, apertura verso nuove tecnologie e confronto, restando ben calato nello spirito del tempo.

Ora una mia domanda per i ristoratori: per raccogliere le prenotazioni telefoniche avete un addetto attaccato alla cornetta 24h? Immagino che la maggior parte di voi abbia acquisito l’abilità di gestire la deviazione di chiamata.
Trovate un sistema mobile per gestire in tempo reale le prenotazioni.
Inoltre un addetto che gestisca le pubbliche relazioni, le prenotazioni – sempre più personalizzate – come anche la comunicazione e il Social Media Marketing è diventata una necessità sempre più impellente.

Innovazione è Crescita. Mettersi in discussione, soprattutto nei momenti di crisi, può rivelarsi un’ottima ancora di salvezza e di successo.

Grazie ancora per l’ospitalità e, se volete tenervi aggiornati, seguite i nostri consigli sui blog e le nostre rassegne stampa su Facebook.

Potete seguire Nicoletta su Muse Journal e su CnR