sabato 28 gennaio 2012

In Liguria c'è "il turismo che vorrei" un progetto che mi piace


Mentre nel panorama del turismo italiano c'è chi crede ancora ai "portafogli con le gambe", c'è chi invece si rimbocca le maniche e cerca di trovare il bandolo della matassa. Spesso abbiamo ragionato che se una determinata località è governata bene, non deve fare altro per diventare una località turistica di successo.

Se la circolazione in paese è ben organizzata, se il servizio idrico e tutti gli altri funzionano, se la sanità è buona, se le aiuole sono fiorite e le spiagge son pulite, se i ragazzini prima di gettare una carta a terra ci pensano due volte e  trovano il cestino dei rifiuti si è già ospitali.

L'ha anche detto di recente Carlin Petrini di Slow Food: "Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza" (dal blog di Roberta Milano).

Tutto questo preambolo per segnalarvi che in Liguria è nato il progetto "Il turismo che vorrei" che potrete analizzare nel suo insieme sul sito della Liguria. In sostanza tutto gira intorno a un blog, inteso come piattaforma di scambio. E' un bloggone mi verrebbe da dire. Un progetto che sottende una larga partecipazione da parte di chi in Liguria ci abita, ci lavora, fa turismo. Possono partecipare tutti coloro che pensano di poter dare il loro contributo in merito a: turismi, imprese e operatori, accessibilità, organizzazione turistica, informazione e accoglienza, mercati, web, comunicazione e promozione.

La creatura nasce da un progetto dell'Assessorato al Turismo della Regione Liguria ed è sviluppata dallo Studio Giaccardi e Associati di Ravenna. Questa iniziativa, per la sua caratteristica principale, quella della partecipazione dal basso e come luogo di ascolto, è la prima nel suo genere in Italia ed è finalizzata alla redazione di un documento con il quale verrà progettato il futuro turistico di un territorio.

Il blog è stato presentato il 19 gennaio scorso ed è già partecipato, adesso sta nella capacità dell'istituzione, nel modo di porsi e di "incitare" alla responsabilità che ogni cittadino deve assumersi per migliorare se stesso e i luoghi dove vive poi... il turismo arriva, non c'è dubbio.

venerdì 20 gennaio 2012

Felici e sfruttati: internet visto da sinistra

Da un po' di tempo ho iniziato a dubitare della risolutiva potenza della rete, delle numerose opportunità della tecnologia elettrica, dei guru del crowdsurcing, della potenza "sessantottina" della creatività delle folle.

Ho notato invece un sacco di lavoratori del web, di copywriter più o meno consapevolmente pagati poco e spesso niente. Forse è per questo che quando mi sono casualmente imbattuto con il libro di Carlo Formenti, Felici e sfruttati - sono rimasto incuriosito dal sottotitolo "Capitaliasmo digitale e eclissi del lavoro" - me lo sono portato a casa.


Ci ho messo un po' a leggerlo, addentrarmi nelle teorie marxiste mi ha fatto sempre un certo effetto e creato qualche perplessità ma devo dire che Formenti, pur analizzando il fenomeno da sinistra lo fa con rigore e una correttezza intellettuale degna di menzione. Se vi tenete vicino gli appunti o un libro di economia politica sarete facilitati nella lettura. :)

Non è tutto oro quello che luccica quindi. La parabola del lavoro e del capitalismo, L'economia del dono, il crowdsourcing, la creatività delle folle, la wikinomics hanno dei risvolti anche negativi.

"Sono le grandi corporation a conoscere i metodi per estrarre profitto dall'intelligenza collettiva della rete senza remunerarne il lavoro"

"Molti guru giurano che il capitalismo sta per lasciare il campo a un nuovo modo di produrre, a una società in cui mezzi di produzione e chance di arricchimento saranno ampiamente ridistribuiti, mentre le vecchie gerarchie lasceranno il campo ai network orizzontali di produttori-consumatori. Ma se osserviamo la realtà vediamo un altro panorama: crollo dei redditi e dei livelli occupazionali di classi medie e lavoratori della conoscenza, concentrazioni monopolistiche, inasprimento delle leggi sulla proprietà intellettuale, balcanizzazione del Web – ridotto a un arcipelago di riserve di caccia aziendali. L’autore presenta una tesi radicale: Internet non ha “ammorbidito” il capitalismo; ne ha al contrario esaltato la capacità di cavalcare l’innovazione per sfruttare la creatività e il lavoro umani. Per i (falsi) profeti della rivoluzione digitale l’obiettivo è allevare una generazione di lavoratori della conoscenza flessibili, disciplinati e convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili. Felici e sfruttati"

Vi consiglio di leggerlo.

Carlo Formenti è giornalista del Corriere della Sera, docente di Storia e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Lecce, studia da tempo le implicazioni economiche, sociali e politiche delle tecnologie digitali. È autore di libri di successo, tra cui “Fine del valore d’uso” (Feltrinelli 1980), “Piccole apocalissi” (Cortina 1991), “Incantati dalla Rete” (Cortina 2000) e “Mercanti di futuro” (Einaudi 2002) e “Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e nuovi media” (Cortina Raffaello, 2008).

giovedì 19 gennaio 2012

Lettera aperta a Steve Kaufer c/o Tripadvisor

Caro Steve Kaufer,

oggi 19 gennaio 2011 in qualità di responsabile delle relazioni con gli ospiti dell'azienda per la quale lavoro, sono entrato nel profilo aziendale della struttura per rispondere agli ospiti che gentilmente hanno raccontato la loro esperienza su Tripadvisor.

Ho saputo con certezza che ai recensori non hai chiesto alcuna garanzia circa la loro effettiva presenza in hotel ne tanto meno informazioni sulla loro effettiva esistenza in vita, addirittura consenti loro - che ignari producono testi gratuitamente, testi che tu utilizzi per fare business - di trincerasi dietro il più blindato anonimato.
Nessuno di loro quando li contatto con la posta interna del tuo sito si è mai degnato di rispondermi.

Torniamo a noi caro Steve. Oggi volevo rispondere ai clienti ma all'improvviso tu mi hai detto che vuoi essere sicuro che io sia effettivamente parte dello staff della struttura in questione. Va bene caro Steve, e perché se io non avessi niente a che fare con un hotel dovrei prendermi la briga di rispondere per lui?

No tu vuoi la mia carta di credito e solo quella, non vuoi sapere chi sono, e te lo dimostro. Eseguo la procedura, guarda qua:

Passo 1 - clicca sull'immagine per ingrandirla

Non ti preoccupare Steve, ho messo il visto sia al fatto che ho l'autorità per rispondere, sia al fatto della privacy, sia al fatto delle condizioni d'uso, tutte cose che, vispo come sei, puoi cambiare quando ti pare senza avvisarmi;

poi mi si è aperta la seconda finestra:

Passo 2 - clicca sull'immagine per ingrandirla
Mi offri due possibilità, sei veramente gentile Steve, mi sto commuovendo. Posso scegliere se darti subito la carta di credito oppure contattare Tripadvisor. Tu che dici? Prima di dare la carta di credito a un coglione(1) come te che un annetto fa mi ha informato che c'è stata una violazione dei computer di TripAdvisor e ti sono stati rubati gli indirizzi di email di molti clienti, ci penso due volte. E quindi pigio la seconda opzione e mi si apre la terza finestra:

Passo 3 clicca sull'immagine per ingrandirla
Allora sei duro, mi ridici che posso registrarmi con la carta di credito, se ho scelto il passo alternativo alla carta, perché me la riproponi, passiamo avanti dai che ho fretta... Se non ti do la carta di credito vuoi la documentazione legale? Ma sei di fuori? Sei proprio americano. E cosa vorresti al posto della carta di credito? Il bilancio, la fattura di vendita dell'azienda, la bolletta o la busta paga. Ah ecco la busta paga finalmente. Ah però ti ci vorrebbe un sacco di tempo per controllare. Dunque mi stai dando una dritta, che amico che sei. Lo sai che faccio? Ti do la mia carta di credito.

Passo 4 - clicca sull'immagine per ingrandirla
Passo 5 - clicca sull'immagine per ingrandirla 
Steve, questi due screenshot ammetto di averli fatti perché è meglio avere testimoni sul fatto che "non sarà addebitato alcun pagamento e che al massimo mi addebiterai un dollaro e poi me lo ridarai. Sai, facevo un conto, se tu levassi un dollaro a albergo/ristorante/attrazione incasseresti così, senza battere ciglio un milioncino di dollari. Cosa vuoi che ti muovano contestazione se gli hai tolto un dollaro?! Sei furbetto eh.
Che bello alla fine ti congratuli pure con me per la brillante registrazione. Ammetto che mi sento un po' preso per i fondelli.
Passo 6 - clicca sull'immagine per ingrandirla
Ora però caro Steve mi devi rispondere. In questo momento sono in ferie, sto utilizzando il mio computer, i gestori della mia carta di credito non hanno dati necessari per sapere dove lavoro o se lavoro, non credo che nei due secondi che hai impiegato per darmi il via libera tu abbia telefonato alla società emittente la mia carta di credito, che questa abbia chiamato la mia banca e la mia banca sapesse che mondo mi regge.

Caro Steve non facevi prima a chiedermi un dollaro? Se avevi problemi non potevi telefonarmi? Ti avrei offerto anche una cenetta, i miei lettori sarebbero stati contenti di sapere che il loro blogger preferito (si fa per dire) era a cena con il fondatore e Ceo di TripAdvisor.

Stammi bene Steve passa un buon 2012 e mi raccomando, dopo la mia mail, non ti far fregare anche la mia carta di credito.

Con affetto.

Aggiornamento del 22 gennaio
Oggi 22 gennaio ho acceso un altro PC in un'altra città italiana, diversa da quella in cui ero il giorno in cui ti scrissi, sono entrato con la solita password, quella con cui entrai il 19 gennaio scorso, come fai a sapere che sono io? Dunque è proprio vero avevi solo bisogno della mia carta di credito. Furbacchione!

Note
(1) Coglione da intendere nell'accezione maremmana persona poco avveduta che non prevede le conseguenze dei propri atti per insufficiente intelligenza.

martedì 17 gennaio 2012

Santi, poeti, marinai, commissari tecnici e esperti di turismo


A margine delle tristi vicende dello sciagurato naufragio della Costa Concordia noto un'infelice sortita del giornalista de Il Fatto Quotidiano Emiliano Liuzzi. In un articolo dedicato alla drammatica vicenda, il giornalista che spazia con disinvoltura da De André al Grande Fratello, da Berlusconi alla Concordia, apre con le parole che seguono.
Un doppio ammutinamento: il personale di bordo che esautora dal ruolo il comandante in fuga e il comandante stesso che viene “licenziato” dalla Capitaneria di porto: “Lei non è sulla nave, ora gli ordini siamo noi a darveli”. Francesco Schettino finge di ascoltare, ma nel frattempo prende un taxi, si fa offrire un caffè e poi trova riparo all’hotel Bahama, stamberga a due stelle, l’unica aperta nei mesi invernali.
Stiamo parlando di una drammatica vicenda, di un ammutinamento, di un comandante, che ogni minuto che passa, appare sempre più colpevole, di un probabile disastro ambientale, di un numero imprecisato di dispersi e c'è il tempo per definire l'unico albergo che eroicamente sta aperto su un'isola pressoché dimenticata nei mesi invernali "stamberga a due stelle".

Perché? Indipendentemente da tutto, spiegami perché è una stamberga, spiegami cosa ti è capitato. Di seguito la definizione di stamberga tratta da dizionari.ilcorriere.it
 stamberga[stam-bèr-ga] s.f. (pl. -ghe) • Abitazione squallida, misera, inospitale • sec. XVI
e allo stesso tempo vi prego di visitare TripAdvisor alla pagina dedicata all'Hotel Bahamas: 10 recensioni di cui 2 eccellente, 4 molto buono, 3 nella media e solo 1 scarso. Nessun ospite ha espresso un giudizio pessimo (il minimo previsto dal sito di recensioni). Oltre al fatto, aggiungo io, che tutti al Giglio meriterebbero una medaglia al valore civile.

Eravamo un popolo di santi, marinai e poeti, adesso ci stiamo riconvertendo in commissari tecnici della nazionale di calcio e esperti di turismo. Peccato, perché Il Fatto Quotidiano mi piace assai.

giovedì 12 gennaio 2012

L'unione che fa il risparmio

Auspicando un più efficace modello italiano del marketing alberghiero qualche post fa scrivevo: "per quanto riguarda la fase distributiva, il vendere le camere per capirsi, immagino un grande consorzio di albergatori comunale/provinciale o meglio ancora regionale che possa attivarsi nelle fasi contrattuali con i grandi distributori (leggi OTA) affinché una parte della commissione non solo venga retrocessa a favore delle strutture ma anche in servizi per i clienti."

Scusate l'autocitazione ma proprio in questi giorni è arrivata la notizia della creazione di Room Key da parte di Choice Hotels International, Hilton Worldwide, Hyatt Hotels, InterContinental Hotels, Marriott International e Wyndham Hotel Group. In pratica alcune delle più importanti e prestigiose catene alberghiere del mondo si sono consorziate in una alleanza per poter fronteggiare i sempre maggiori costi di distribuzione.



Di questa operazione non mi ha colpito l'ovvio obiettivo del risparmio delle spese di distribuzione, ma la forza con la quale si vuol riportare nelle mani dell'albergatore la "proprietà della prenotazione" (“own the booking”).

"A great hotel experience should start long before you reach the front desk" Il rapporto con l'ospite deve iniziare prima dell'arrivo in hotel, demandare totalmente alle OLTA questa fase del viaggio rappresenta un costo economico notevole per l'hotel oltre a una spersonalizzazione che ha portato l'ospite a scegliere unicamente una tariffa e non un'esperienza. Rinunciare ancora a lungo a questa fase da parte degli hotel potrebbe rappresentare un costo insostenibile in futuro.

In particolare adesso, mi pare una bella risposta a Google Hotel Finder. Speriamo che sia il primo passo di un cammino che possa riavvicinare l'ospite e l'albergatore nella stessa esperienza.

Per approfondire la fonte è tnooz