Valori e coerenza: il caso Chrysler Fiat

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Si parla molto della fiducia, della trasparenza e dei valori da associare a un marchio, a una campagna pubblicitaria, a una storia aziendale. In periodi nei quali è difficile intravedere con fiducia il futuro, le aziende che sapranno instaurare con i clienti un rapporto di elevata fiducia potranno reagire meglio alla crisi.

L’importante è essere coerenti in tutte le fasi della “costruzione” del prodotto, rendere o collegare il marchio a sentimenti e valori popolari può essere determinante.

Nei giorni scorsi la Fiat, dopo aver creato un evidente periodo di tensioni sociali minacciando anche di lasciare l’Italia, ha lanciato la nuova Panda. L’ha fatto con una serie di iniziative strappalacrime come la macchina firmata da tutti gli operai di Pomigliano d’Arco, quelli che si sono fatti carico di grossi sacrifici per salvare la fabbrica.

Ne è seguito poi il bello spot della Panda, quello del “c’è da decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare”. Quello che si appella ai valori dell’Italia e degli italiani e alla forza che questi hanno avuto nel tempo di sorreggere con leggi, incentivi e politiche industriali dissennate questa azienda. Lo spot è molto populista, diciamo che ci prova e forse ci riesce anche. Tuttavia il far vedere Napoli e il cameriere con i maccheroni mentre passa la frase “c’è da decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare” è come se la Fiat dicesse che l’ospitalità e il sud Italia sono da porre, in una immaginaria scala di valori, dietro alla FIAT, acronimo che in America traducono “Fix It Again Tony”.

Detto ciò il gruppo ci riprova, questa volta con il marchio Chrysler e devo dire che la coerenza del messaggio americano con quello italiano c’è tutta: populismo, valori, rialzatevi, non potete non reagire, c’è il secondo tempo (del Superbowl evidentemente, la crisi è sempre al calcio d’inizio o quasi). Ci si affida al grande narratore e alla sua voce intensa, Clint Eastwood.

Ieri sera, cercando alcuni post relativi agli spot passati durante il Superbowl ho dato un’occhiata a twitter e mi sono accorto che molti non parlavano dello spot Chrysler di Clint Eastwood ma bensì dello spot della Fiat.

Parlavano del video che segue. L’ho guardato e ho pensato che, evidentemente, non è ancora arrivato il periodo in cui ci sarà “da decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare”.

I vostri commenti sono graditi…

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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2 Commenti
  • Mercoledì
    Febbraio 7, 2012

    è un po' off topic, o meglio, non è quello che chiedevi, ma se ti piacciono le pubblicità del SuperBowl qui ce ne sono 60! http://comunicadores.info/2012/02/06/60-comerciais-do-super-bowl-2012/

  • Federico Lucchini
    Febbraio 7, 2012

    Spot fiat 500 abarth: il solito luogo comune che associa la "figa" (che tra l'altro parla con un accento spagnoleggiante) e l'automobile con una caduta di stile pazzesca nell'immagine della schiuma sul decollete. Figa e motori nel 2012 è ancora il copy imprescindibile per l'auto italiana.
    Spot Second half Clint Eastwood: vero che l'impianto è identico a quello della Fiat (il primo spot che citi), ma in questo c'è coerenza fra il racconto e la storia di quel Paese, la capacità di reazione di quel popolo e di raccogliersi intorno al sentirsi parte di un'unica Nazione. Quindi, sarà anche retorico, ma è così che sono loro, da sempre.
    Al contrario noi siamo l'Italietta dell'8 settembre e della Lega nord contro Roma ladrona e della bandiera solo ai mondiali di calcio, e quella schiumata di retorica stride come le unghie sulla lavagna. Imho.

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