Piccolo è bello? Non è solo questione di preferenze.

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Vorrei ritornare brevemente sulla questione “piccolo è bello” nel settore alberghiero, uno dei temi affrontanti in un mio post precedente. Ho notato che l’argomento è stato ripreso su bookingblog accostando le mie considerazioni a quelle di Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Le reazioni nei commenti, davvero molto interessanti, mi hanno portato a fare alcune riflessioni che vorrei condividere.

Noto che si tende a identificare dimensione delle imprese con dimensione delle strutture. Sono due cose diverse, anche se spesso coincidenti e correlate. Ad esempio, ci sono casi, come ben descritto nell’articolo dell’Economist segnalato nel mio precedente post, in cui imprese di medie e grandi dimensioni gestiscono piccole strutture, spesso di lusso. Il tema che volevo segnalare, infatti, non era tanto la dimensione delle strutture ricettive e le preferenze dei turisti, ma piuttosto la questione delle piccole dimensione delle nostre imprese.

Più precisamente, intendevo sottolineare, come fanno da tempo molti osservatori ed esperti, che in Italia le imprese sono ostacolate nella loro crescita dimensionale. In altri termini, chi dovrebbe decidere se piccolo è bello è l’imprenditore, ma questi si trova nella posizione di non poter decidere, considerati gli ostacoli di natura burocratica che deve affrontare. Non è un caso che il piano Destinazione Italia per attrarre gli investimenti esteri, si concentri su questi aspetti. E’ altrettanto vero che le piccole imprese che gestiscono piccole strutture sono oberate da norme la cui applicazione implica costi troppo elevati per le loro tasche. In sintesi, più che se piccolo sia bello, sarebbe utile discutere della limitata libertà che hanno gli imprenditori a decidere quale sia la giusta dimensione delle strutture ricettive e delle imprese. Questa osservazione, mi porta ad una seconda riflessione.

Come ho osservato prima, le decisioni sugli investimenti le fanno gli imprenditori. Corollario, in un sistema di libero mercato, come “pretendiamo” sia il nostro, lo Stato dovrebbe interferire il meno possibile attraverso leggi, regole, e tasse e indirizzi di qualsiasi natura. Che ruolo abbiamo noi osservatori, consulenti, ricercatori ed esperti? In qualche modo, suggeriamo, anche se spesso tendiamo a voler essere imprenditori con i soldi degli altri. Mi limito a far notare che nel proporre suggerimenti sarebbe utile mettersi nei panni dell’imprenditore o dell’investitore.

Cosa significa? Lo spiega bene il dibattito sul “piccolo è bello”. Un imprenditore che investe per il profitto non si chiede solo che preferenze ha un mercato o un suo segmento, ma quanto è grande e, soprattutto, quanto è disposto a pagare per quelle preferenze. Non sono domande accademiche, perché da quelle risposte il nostro imprenditore deve capire se i ricavi riusciranno a coprire tutti i costi, compresi quelli del suo lavoro, del capitale già investito e, infine, di quello che dovrà investire per continuare a stare sul mercato. Se aggiungessimo questi elementi alla discussione, potremmo confrontarci meglio sui problemi della competitività delle nostre imprese alberghiere. E soprattutto, capiremmo meglio se i fallimenti delle imprese negli ultimi anni, le strutture che chiudono e i gridi di allarme, sono solo dovuti a problemi congiunturali o, come temo, a fattori strutturali.

Photo by Jodie Walton on Unsplash

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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