L’estate sta finendo…

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Se l’estate dura due mesi e altre considerazioni stagionali

Per chi lavora in albergo il Ferragosto è un po’ il giro di boa dell’estate, una sorta di scollinamento della Cima Coppi, ma la discesa che segue è spesso insidiosa. Arrivare a fine settembre, o a metà ottobre per i più fortunati, non è così semplice: stanchezza, voglia di ferie e riposo mentre arrivano ancora svizzeri, tedeschi e austriaci.

Anche se i giochi non sono proprio fatti, in questo periodo sui giornali arrivano però i primi resoconti relativi all’andamento delle destinazioni marittime, quelle che volenti o nolenti – borghi, trenini, e cultura promuovendo – tirano su il PIL turistico e danno una bella spinta alla bilancia con l’estero.

Che tenerezza quelli che parlano di nuove tendenze turistiche, quelli che col turismo esperienziale raccontano il nuovo modo di far le vacanze, leggo così che

“…nel Belpaese crescono mete che uniscono mare, sport, cibo e cultura: sempre più si cerca un’esperienza per cui, pur andando al mare, si aggiunge il gusto del cibo, la gita in bicicletta o comunque un’immersione nelle culture locali.”

Rasserenatevi ormai son suonate le mie 42 stagioni estive e da sempre la gente che viene al mare, mangia come non ci fosse un domani, affitta una bici, fa una partitella a tennis, una puntatina al diving per i più coraggiosi e forse – a causa dell’età non saprei dire oggi -, ma già diversi anni fa i turisti si immergevano nelle culture locali… accidenti se si immergevano!

Provo una certa preoccupazione per tutti quelli che quest’anno non hanno potuto somministrare il solito comunicato stampa del completo a Ferragosto, ché era triste che si fosse completi solo per due tre giorni. Figurarsi che quest’anno camere libere se ne trovavano il pomeriggio del 15 in quasi tutte le destinazioni italiane e ci voleva troppo coraggio a spedirlo. Con loro, quelli del completo a Ferragosto urrah, un caro saluto va anche ai destagionalizzatori, che anche quest’anno pare non riescano nella loro disciplina più amata.

Non preoccupatevi: qualche integerrimo assessore, sulla spinta delle associazioni di categoria, non avrà difficoltà a recuperare fondi per la vostra prossima imponente opera di destagionalizzazione esperienziale.

estate

Nel frattempo, il nord Africa riapre i battenti e ne pagano le conseguenze Italia e Grecia. L’Italia, che sempre più dipende – sotto l’ombrellone – dal mercato interno, sconta il fatto che dal 2015 in poi il 43,7% degli italiani da 16 anni in su (secondo Eurostat) non può permettersi una vacanza fuori casa di almeno una settimana. Aggiungiamo il fatto che l’incertezza data dalla Brexit ha già iniziato a farsi sentire sull’Italia in maniera decisa e potrebbe incidere in futuro non solo direttamente sull’Italia (46 mila posti di lavoro in forse e un -0,4% di PIL nei prossimi 5 anni) ma anche indirettamente se si pensa che la Germania, nostro mercato di riferimento, potrebbe perdere nei prossimi 5 anni oltre 100 mila posti di lavoro e lo 0,6% di PIL (Fonte: Statista).

Che dire poi delle solite difficoltà del sistema turismo. Come ogni anno poco prima delle vacanze saltano sempre un po’ di Tour Operator e OTA: hanno tirato le cuoia Laterooms.com e la sorella Super Break Mini Holidays. Fosun è corsa in salvataggio della boccheggiante Thomas Cook e il vento di Russia ha messo in ginocchio un tour operator italiano andato nel pallone.

Di nuovo c’è che la booking window è sempre più stretta, tanto che d’estate il maggior numero di prenotazioni si raccolgono a giugno per giugno e luglio, a luglio per luglio e agosto e a agosto per agosto. Qualche specialista sorriderà ma accade anche in location forti in destinazioni dal brand forte, altamente disintermediate e con alta fidelizzazione. Poi ti senti dire

…abbiamo chiamato gli abituali a febbraio, gli abbiamo scritto tutti i mesi ma prenotano oggi per domani.

Sai quando si dice l’incertezza economica, politica e sociale tutte messe assieme tra quelli che non arrivano a fine mese da una parte e quelli che la paura della patrimoniale li assale.

Continuiamo a sperare e a teorizzare un turista come piace a noi ma rassegnatevi, il turista come lo vogliamo noi non esiste. Il turista tipo non è quello delle statistiche del Touring Club, non è quello dei Tour Operator di nicchia e neanche quello di una catena alberghiera.

Ho provato a cercare nei volti dei turisti che ho incontrato quest’anno dove fossero quelli che viaggeranno con l’hiperloop, con il Virgin Galactic (che a me piace un sacco), attendevo alla cassa quelli che volevano pagare con i Bitcoin (ma forse erano rimasti in camera a cercare i Pokemon… ve li ricordate?). Ho cercato di capire chi tra loro si è chiesto se facciamo gli inventari e gestiamo le prenotazioni usando la blockchain. Ma erano tutti indaffarati sul viale del mare carichi di secchielli e palette, passeggini pronti per un’altra giornata di sole sotto l’ombrellone.

Ho a cuore anche coloro che lo storytelling, il live like local e l’experience, se lo sognano tutti i giorni e invece non so cosa provare per chi affronta il prossimo inverno mettendosi in vendita a 32 euro camera e colazione per due persone… e nel frattempo continua il palleggio della “t” di turismo da un ministero all’altro. Mi viene freddo e come dice Guccini aspetto l’inverno per desiderare un’altra estate.

Anche fare il titolo con i Righeira e chiudere con Guccini ha un suo perché.

Immagine di copertina Pixabay (1)

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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