La roulette, e poi…

Avrei voluto riprendere le “famose” 7 pallottole dell’articolo di aprile[1] e, attraverso un confronto disincantato, verificare se e come quelle previsioni si fossero avverate o meno. Dopo aver previsto (pure!) l’avvento della sanificazione delle spiagge ed essere stata presa per pazza, ho deciso che il confronto non è fattibile perché, da aprile ad oggi, le cose non sono cambiate di molto, ma sono cambiata io, siamo cambiati noi, è cambiato il settore. Non ho idea se questo cambiamento sia necessariamente “migliorativo” di sicuro è, e sarà, sempre più catartico, per chi vive e lavora di turismo.

Se ad aprile le preoccupazioni erano sul “come” affrontare una estate ricca di incognite, adesso le preoccupazioni sono sul “quando” iniziare a programmare le prossime stagioni. Senza un sistema integrato e qualificato in materia di trasporti nazionale ed internazionale, dopo aver salutato l’overtourism, ci apprestiamo a salutare un altro vecchio classico patriottico, la destagionalizzazione: chimera per tanti, ricchezza per pochi in una terra, l’Italia, che non ha mai attuato un serio programma di diversificazione dell’offerta turistica pubblica/privata, ma che, andando al di là e oltre ogni e qualsiasi immaginabile incubo, è riuscita a parlare da aprile ad oggi di turismo senza spiegare di quale turismo stesse parlando. Succede quando nasci nel paese più bello del mondo (?) ed hai troppo di tutto a livello culturale, archeologico, ambientale. e se, soprattutto, si tratta del posto in cui il turismo è nato spontaneamente, come i funghi o i lamponi insomma.

Un grande dell’ingegneria turistica, prof. Lozato Giotard ad un convegno disse “ voi sapete dare l’esatta definizione di turismo? Io, dopo tanti anni di studi, no”. Partendo da questa piccola, grande, verità mi sono imbattuta in questo periodo in azioni, proclami ed iniziative, a livello centrale e regionale, che danno un’idea precisa di come, ad oggi, ci sia una difficoltà oggettiva nel trattare il turismo nella sua totalità e complessità di unicum, funzionale al soddisfacimento del bisogno di vacanza, sia esso incoming o outgoing.

Se il comparto turistico per antonomasia, quello alberghiero, ha beneficiato di diversi strumenti tra i quali il vituperato bonus vacanze che ha raggiunto il mirabolante risultato di aver creato un tesoretto (non speso) di euro 1,5 miliardi che si spera di veder reinvestito magari in altri comparti dello stesso settore, ho come l’impressione che il MibacT soffra di un profondo e diffuso “ effetto Streisand” collegato al macrocosmo che gravita intorno al mondo dell’intermediazione e fornitura di servizi turistici, ovvero una componente basilare dell’offerta turistica nazionale, da qualunque parte la si guardi. Meno si parla ufficialmente di questo fragile comparto, e più se ne parla on line, nelle community, o in alcune associazioni che, dopo anni di “calma piatta”, riprendono a farsi sentire con argomenti sempre più validi.

“ Eh ma i versamenti sono stati sospesi sino al 16 Settembre”
“Eh ma gli hanno abolito il saldo Irap 2019 e l’acconto Irap 2020”
“Eh ma hanno esteso l’uso dei voucher ricevuti a compensazione di viaggi e pacchetti annullati”
“Eh le agevolazioni fiscali”
“Eh il contributo perdite”
“Eh il tax credit affitti”
“Eh il fondo emergenze”
“Eh il bando per i tour operator”

E’ vero. Le azioni messe in campo per il settore del turismo agenziale sono diverse ma non rispondono ad una strategia o a una visione coesa ed unitaria del turismo postcovid. Con lo stato di emergenza prorogato sino al 31 Gennaio (bye bye vacanze invernali al caldo!), quando il settore agenziale riceverà concretamente i famosi fondi (realisticamente nel 2021) potremmo trovarci davanti ad un cimitero di piccoli e grandi players turistici se il trend in Italia sarà uguale a quello europeo[2]:

  • Grimm Touristik in fallimento concordato
  • Swissport in Uk taglia 4,556 posti di lavoro
  • British Airways taglia 12.000 posti di lavoro
  • EasyJet taglia 4.500 posti di lavoro
  • Virgin Atlantic taglia 3.000 posti di lavoro
  • Ryanair taglia 3.000 posti di lavoro
  • Airbus taglia 15.000 posti di lavoro
  • Air France / Hop taglia 7.500 posti di lavoro
  • Eurolines fallita
  • Tui taglia 8.000 posti di lavoro
  • Lufthansa taglia 22.000 posti di lavoro
  • Scandinavia Airlines taglia 5.000 posti di lavoro

Nel caso del comparto tour operating/agenziale in salsa nostrana, la situazione è, oltre che tragica, paradossale. Un esempio?

Dopo aver assistito alla querelle tra governatori su “chi entra dove” e al fallimento dei famosi corridoi sanitari e relativo boom di contagi ferragostano, il confinamento ha riguardato essenzialmente i paesi extra Schengen. Tecnicamente gli italiani non sarebbero potuti partire per mete esotiche, cosi come gli extra europei non sarebbero potuti entrare in Italia. Tecnicamente. Perché il genio italico ha fatto si che le agenzie di viaggi, impossibilitate, nel rispetto della normativa vigente, a vendere viaggi extra Schengen ai connazionali vogliosi di esperienze forti, hanno di fatto consegnato al fai da te, (e quindi all’on line) qualche migliaio di connazionali che hanno prenotato individualmente le loro vacanze lontano, lontanissimo da casa optando per partenze da Zurigo o da Vienna dove si è (evidentemente) più tolleranti. Si, esatto, tour operator impossibilitati ad implementare pacchetti lungo raggio[3] ed agenzie impossibilitate a venderli, salvo poi vedere i clienti di una vita fare ciao ciao dalle loro bacheche di Facebook all’agente di viaggio che, al loro ritorno, aveva abbassato la serranda e si era riconvertito in commesso di supermercato. O disoccupato, a seconda del grado di fortuna in dote. Non mi credete? Prendiamo le Maldive: stando alla normativa vigente non sono ammessi viaggi per turismo, eppure nel periodo Gennaio-Agosto 2020 45.169 compatrioti hanno trascorso le loro vacanze in quel paradiso esotico diventando il 1* mercato per i maldiviani prima di indiani e cinesi.[4] 45.169 clienti, molti dei quali hanno bypassato le agenzie di viaggio, i tour operator che pagano le tasse in Italia.

Dico a te che mi stai leggendo: pensa per un attimo se ti impedissero di fare il tuo lavoro con una norma, non ti pagassero, e che lo stesso lavoro potesse essere fatto dai tuoi clienti che non sono obbligati al rispetto di norme, leggi e lacciuoli ai quali sei sottoposto tu. Diventeresti pazzo, lo so.

In un baillame di aperture/chiusure di frontiere, sarebbe bastato applicare a tutto il settore turistico il modello più citato in assoluto ovvero quello delle crociere: tampone quando inizi e quando finisci, escursioni solamente con fornitori certificati scelti dalla compagnia. Un concetto di filiera turistica, forse limitativo ma in grado di rimettere in piedi un comparto, quello crocieristico, che più di altri ha sofferto da marzo in poi. Le crociere, infatti, se per lungo tempo sono state sinonimo di lazzaretti viaggianti, hanno dovuto riscostruire oltre i prodotti anche il bisogno di un modello di vacanza andato in tilt a causa dell’altissimo tasso di contagi registrati sulle navi.

Invece no. Nel rispetto di una politica amministrativa che divide i paesi buoni dai paesi cattivi applicando la semplice formula Schengen / extra Schengen abbiamo creato dei mostri turistici. Il concetto di confine, da geografico, è diventato simbolico. A giorni e ad aeroporti alterni, in ordine sparso e con una tempistica modello fisarmonica, i viaggiatori provenienti da Croazia, Spagna, Malta, Grecia e Francia nonché dalla discotecara Sardegna, hanno sperimentato il brivido di un tampone all’arrivo. Il confine come simbolo sanitario quindi, non più finis, non più limes/limen . Il tampone è il moderno check point tra chi ha viaggiato in terre sicure (!) e chi, invece, ha peccato di superficialità. Ignorando il fatto che ovviamente tantissime persone hanno viaggiato utilizzando le modalità con più scali per arrivare dove avevano deciso di arrivare.

Invidio l’equilibrismo maturato dagli agenti di viaggio e dai prestatori di servizi turistici in questo anno orribile: sono dovuti diventare esperti di geopolitica, sanità, assicurazioni, cancellazioni, riprotezioni, e bonus vacanze, che, se l’emendamento sarà approvato nel prossimo Dpcm, si potrà spendere anche in agenzia e presso le Ota. (Amsterdam e Dublino ringraziano). Se sino a ieri potevamo accusare le agenzie di viaggio di essere “semplici” rivenditori di pacchetti turistici altrui, esse hanno dimostrato al mondo la loro piena maturità ed empatia nei confronti di un turista che, tranne in occasione della tragedia delle Torri Gemelle e (forse) della Prima Guerra del Golfo, non si era mai dovuto rapportare cosi tanto con l’insicurezza e l’incertezza nel mondo dei viaggi. Come dice la mia amica Nicoletta “ oggi la nostra unica certezza è l’incertezza”.

Da aprile ad oggi sono cambiata, siamo cambiati. Abbiamo dovuto accettare l’ipocrisia delle mascherine a scuola e degli assembramenti sui mezzi di trasporto usati dagli studenti, quella che non ci permette di abbracciare gli amici ma ci consente di combattere a colpi di gomito con il vicino che ci siede accanto in aereo. Chi ne esce bene da questa situazione, sono le assicurazioni che operano in campo turistico: hanno, prima e meglio di altri settori, capito l’importanza della flessibilità e hanno immesso sul mercato prodotti flessibili e vicinissimi ai bisogni del viaggiatore contemporaneo: I4T, Webins tra le prime e più citate nelle comunità degli agenti di viaggi anche se la deadline per la cancellazione dei pacchetti acquistati è ancora piuttosto alta e quindi difficilmente applicabile vista la storicità delle cancellazioni entro 4/5 giorni dalla partenza. Chi della cancellazione last minute ha fatto una leva di marketing è sicuramente Volotea: massima flessibilità di cancellazione entro 4 ore dalla partenza[5] . Non ritengo importante il prodotto, ritengo invece molto interessante la soddisfazione del bisogno che Volotea è andata ad intercettare : viviamo il tempo dell’incertezza e c’è un grande bisogno di flessibilità ed empatia verso un viaggiatore timoroso e last minute

Le azioni, che, nel bene o nel male sembrano dare un po’ di supporto al settore del tour operating e agenziale e che il presidente Astoi dr. Ezhaya ha riassunto benissimo qui[6] , lasciano nel buio più totale tutti gli altri soggetti della filiera che si sono evoluti insieme e per la domanda turistica moderna: guide, società di servizi, accompagnatori, noleggiatori, fornitori di esperienze. Paradossalmente, è come se le azioni di supporto al comparto previste dal governo nel 2020 rispondessero solo ed esclusivamente al modello di turismo recepito dalla l. 135/2001, ignorando del tutto l’avvento del turismo esperienziale e motivazionale che di fatto mette sullo stesso piano “dove dormire, cosa fare”. In pratica, dopo esserci iperformati sull’importanza del cosa fare e come fare, sensazioni, emozioni e storytelling oggi, nell’era del turismo covid19, capiamo che era tutto uno scherzo perché i soldi, quelli veri, vanno soprattutto a chi offre un tetto dove dormire[7], non anche chi riempie di contenuti il viaggio e rischia di scomparire definitivamente perché una politica miope e di piccolo cabotaggio non capisce che il turismo è uno, è come tale va trattato.

Penso a Maria Antonietta, bravissima guida in Sardegna che si è dovuta inventare sarta per colmare i vuoti dei gruppi cancellati, o a Marta, guida internazionale, che vuole prendersi un’altra laurea per rispondere sempre meglio ai suoi turisti. quando torneranno, perché tutte le Marta del mondo sanno che il loro sapere non si può immagazzinare, non potrà essere venduto ai saldi della loro prossima stagione ed hanno bisogno di vivere, vestirsi, mangiare oggi, adesso, domani. A quale bagaglio di conoscenza stiamo rinunciando non supportando le guide turistiche italiane?

Ricordatevi delle agenzie, delle guide, dei noleggiatori quando vi incontrerete alle prossime fiere, impegnati a parlare, senza certezze in termini di confini, trasporti, certificazioni, personale, fornitori e scadenze del futuro prossimo turistico. Ricordatevi di chi ha personalizzato i tour, scelto i luoghi meno conosciuti dove i turisti si sono sentiti accolti e benvoluti, di chi è riuscito ad evitare un reclamo utilizzando conoscenza e sapienza, in loco. Persone, oggi, senza paracadute economici che in un mondo di storytelling falso, hanno raccontato al mondo l’Italia migliore e più bella.

Se riprendiamo da dove abbiamo (turisticamente) lasciato, non avremmo imparato nulla da questa tragedia, la Wto prova a dettare le regole di una ripartenza ma, a prima vista, sembra restare tutto come prima.[8] E’ tempo di riscrivere le regole di ingaggio e stravolgere ciò che ci ha portato a non saper gestire, in visione prospettica, questa situazione. Il Turismo è uno.

It’s like Russian roulette (Yeah)
It’s like Russian roulette (Baow)
It’s like Russian roulette (Yeah, baow)
No guarantees, but you get what you get

(Lil Wayne)

[1] https://bit.ly/3l2aQ6o
[2] https://bit.ly/2SiMidb
[3] Gli unici motivi attualmente ammessi per viaggi extra Schengen sono lavoro, salute o urgenze documentate,. La Tunisia richiede quarantena in ingresso e al rientro in Italia. In nazioni quali Australia, Canada, Georgia, Giappone, Nuova Zelanda, Ruanda, Repubblica di Corea, Thailandia e Uruguay tecnicamente si potrebbe volare ma alcune di queste impediscono di fatto l’arrivo avendo di fatto chiuso i confini. http://www.viaggiaresicuri.it/find-country
[4] https://bit.ly/3nsUl5E
[5] https://www.volotea.com/it/la-tua-prenotazione/flex/
[6] https://bit.ly/3l6LZyr
[7] e che, a quanto pare, non bastano a salvare il settore ricettivo (causa assenza di turisti a Roma chiudono 280 hotels https://bit.ly/2HLzzxv )
[8] https://bit.ly/2ETOvc1

Photo by MichaelGaida on Pixabay

Tiziana Tirelli

Tiziana Tirelli

Tiziana Tirelli scrive e coordina progetti di sviluppo turistico per committenti pubblici e privati con particolare riferimento alla creazione di prodotti trasversali, comunicazione, promozione ed internazionalizzazione. Consulente per diversi tour operators in Italia ed all'estero, periodicamente si dedica all'alta formazione per conto di università italiane e realtà di primaria importanza anche in Giordania e Tunisia. Attualmente è impegnata in attività consulenziali per realtà aeroportuali, la sua cifra professionale è quella di voler creare ponti tra realtà on line ed off line del mondo turistico.

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6 Commenti
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    Monica Guariento
    Ottobre 7, 2020

    Molto ben scritto e centra assolutamente il dramma che stiamo vivendo. Grazie per aver dato voce ad una situazione che a livello politico sembrano non aver compreso

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      tiziana
      Ottobre 13, 2020

      Grazie Monica per l’apprezzamento. Mi rattrista vedere un settore nel quale a lungo ho operato e che continuo a studiare non sia in grado di farsi ascoltare concretamente.

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    Marco Restelli
    Ottobre 11, 2020

    Concordo su tutta la linea. Il turismo è uno. La politica di questo governo nei confronti del settore si è rivelata di una povertà culturale (disinformazione?) disarmante. Varrebbe la pena aggiungere che in questo disastro di settore i meno assistiti in assoluto sono stati i players dell’outgoing: tour operators , agenzie e guide italiane che lavorano fuori Europa. Come se chi lavora per l’outgoing non fosse italiano…

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      tiziana
      Ottobre 13, 2020

      Ciao Marco e grazie per il feedback. Outgoing e Incoming sono le facce della stessa medaglia ma i primi nemici degli agenti di viaggio sono gli agenti di viaggio: al giorno d’oggi purtroppo l’intermediazione è vista come un disvalore ed il settore ha fatto molto poco per dimostrare al resto del comparto che il ruolo dei tour operator e degli adv è prioritario nel mondo del turismo moderno.

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    Sonia Soncin
    Ottobre 11, 2020

    Articolo scritto benissimo. Complimenti!

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      tiziana
      Ottobre 13, 2020

      Grazie Sonia per le tue belle parole. Non so se ciò che ho scritto sia fatto tecnicamente bene o meno, ma so che troppo poco si parla del settore. Ed è ora che si inizi a farlo. Un tour operator non ha meno dignità di un hotel.

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