Turismo spaziale: da “spazio, ultima frontiera” a “spazio, nuova frontiera”?

Per la maggior parte delle persone, raggiungere le stelle e viaggiare nello spazio tra una galassia e l’altra non è altro che un sogno. Per me sicuramente lo è, fin da bambina, e continuo ad alimentarlo con letture, film e serie TV.

Sessant’anni fa però ebbe luogo un primo volo suborbitale e da quel giorno c’è chi ha trasformato quel sogno in un vero progetto per rendere il turismo spaziale realtà. La compagnia spaziale Blue Origin ha da poco annunciato che inizierà a vendere biglietti per voli suborbitali ai confini dello spazio e qualche giorno fa, il 20 luglio, Jeff Bezos ha volato insieme a un primo turista pagante che si è aggiudicato l’unico biglietto messo all’asta.

Il primo turista spaziale però risale a vent’anni fa: Dennis Tito, che pagò 20 milioni di dollari per un posto sul volo del 28 aprile 2001 della navicella spaziale russa Soyuz. Fu il primo turista a visitare la Stazione Spaziale Internazionale, seguito fino a quest’estate da soli altri sette miliardari sognatori.

Nei prossimi anni il numero di turisti spaziali è però destinato ad aumentare esponenzialmente, perché compagnie come Blue Origin e SpaceX hanno bisogno di viaggiatori per promuovere il loro progetto di futuro per l’umanità nello spazio – e in parte finanziarlo -, mentre per Virgin Galactic si tratta proprio del core business, che pensava di commercializzare già dal 2009. 

Costo del biglietto? SpaceX ha attualmente in programma due lanci turistici: il primo è previsto per settembre 2021, finanziato dall’uomo d’affari miliardario Jared Isaacman che non ha dichiarato il budget investito; il secondo è previsto per il 2022, è organizzato da Axiom Space per la modica cifra di 55 milioni di dollari per volo e soggiorno sulla Stazione Spaziale Internazionale. 

Più economica l’offerta di Virgin Galactic, che dovrebbe vendere il biglietto per lo SpaceShipTwo tra i 200.000 e i 250.000 dollari. 

Il vero costo del turismo spaziale

Il vero costo del turismo spaziale però è quello ambientale: nel 2018, nell’ultima valutazione scientifica sull’esaurimento dell’ozono, che esce ogni quattro anni, l’Organizzazione meteorologica mondiale ha incluso i razzi come una potenziale preoccupazione futura.

I voli dello SpaceShipTwo di Branson ad esempio sono alimentati da un motore ibrido che brucia la gomma e lascia dietro di sé una nuvola di fuliggine che si pensa rimarrebbe nell’atmosfera per sempre. L’accumulo di queste particelle nel corso di anni e decenni è ciò che preoccupa gli scienziati, perché l’inquinamento nella stratosfera potrebbe iniziare a causare danni solo tempo dopo.

Secondo Dallas Kasaboski, analista della società di consulenza spaziale Northern Sky Research, un singolo volo suborbitale Virgin Galactic, della durata di circa un’ora e mezza, genera tanto inquinamento quanto un volo transatlantico di 10 ore. Oggi parliamo di pochi voli, che rappresentano meno dell’1% dell’inquinamento aereo, il numero di lanci turistici dovrebbe però passare dai 10 all’anno dei prossimi due anni a 360 all’anno entro il 2030, 

Per Karen Rosenlof, scienziata senior presso il Laboratorio di scienze chimiche presso la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti, il problema più grande è che i razzi inquinano gli strati più alti dell’atmosfera: la stratosfera, che inizia a un’altitudine di circa 10 chilometri, e la mesosfera, che sale a 50 km. L’iniezione di sostanze inquinanti nella stratosfera potrebbe alterare la corrente a getto polare, modificare i modelli delle tempeste invernali o influenzare le precipitazioni medie.

Anche Bezos pare averne preso coscienza stando alla dichiarazione rilasciata durante una conferenza stampa post-volo: “Il pezzo più profondo, per me, è stato guardare la Terra e l’atmosfera terrestre. Quel guscio d’aria vivificante sembra considerevole da terra, ma quando ti alzi sopra, quello che vedi è che in realtà è incredibilmente sottile. È questa piccola cosa fragile, e mentre ci muoviamo sul pianeta, lo stiamo danneggiando. Una cosa è riconoscerlo intellettualmente. Un’altra è vedere con i propri occhi quanto sia fragile”.

Un equilibrio quanto meno precario quello tra il suo Bezos Earth Fund, dedicato alla lotta ai cambiamenti climatici e alla promozione della sostenibilità, e Blue Origin.

Ragionamenti e aggiornamenti sui quali torneremo di certo. 

Nel mentre vi lascio con questo video della nuova società Space Perspective, che mira a inviare clienti paganti nella stratosfera a bordo dell’astronave Neptune, una capsula pressurizzata che impiegherà circa due ore per raggiungere un’altitudine massima di circa 30.000 metri, tirata dolcemente verso l’alto da una mongolfiera alta 200 m e piena di idrogeno galleggiante. 

La Spaceship Neptune ospiterà un pilota e otto passeggeri che viaggeranno installati su comode poltrone, con bar, bagno e finestre panoramiche dalle quali ammirare l’Oceano Atlantico l’inverno e il Golfo del Messico l’estate. Rotte dettate non da motivazioni turistiche, ma dai venti prevalenti.

I primi lanci di prova sono previsti per l’inizio del 2022, dal KSC in Florida e dal Cecil Spaceport di Jacksonville, ma per i voli turistici sono previsti anche gli spazioporti internazionali di Alaska e Hawaii, così come delle piattaforme oceaniche.

P.S. Ho iniziato a scrivere questa newsletter perché ho appena finito di rivedere Passengers, ispirata dai voli suborbitali delle ultime settimane. Se il turismo spaziale si diffonderà davvero, avrà bisogno di infrastrutture e di personale. Le persone potrebbero finire per vivere permanentemente negli insediamenti spaziali, proprio come avviene per l’astronave Avalon, che porta residenti e visitatori sulla nuova colonia spaziale Homestead II. Magari qualcuno nascerà pure nello spazio… Sarebbero allora soggetti alle leggi terrestri o a norme legali internazionali per lo spazio?

Da “spazio, ultima frontiera” a “spazio, nuova frontiera”?

 

* foto di copertina: Passengers, un film del 2016 diretto da Morten Tyldum e scritto da Jon Spaihts.

Silvia Moggia

Italo-argentina cresciuta alle Cinque Terre, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e specializzata in Francia in Mediazione Culturale e Gestione dello Spettacolo, dopo un anno presso l’agenzia internazionale IMG, ha iniziato a lavorare alla direzione della programmazione e artistica dell’Opéra di Parigi nel 1998 per poi essere nominata direttrice di produzione e programmazione al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia nel 2005. Dal 2011 è tornata in Italia per motivi familiari riconvertendosi nel settore turistico e ha da poco ultimato il master in Hospitality 360 presso la Cornell University, dopo il corso in Tourism Management presso la stessa università. Gestisce il boutique hotel di famiglia a Levanto, si occupa di promozione e sviluppo per altre strutture ricettive e destinazioni, è social media manager per The Data Appeal Company e per Vertical Media è incaricata delle strategie di marketing e comunicazione di Destination Florence. Nel tempo libero viaggia ed è web writer nel settore travel e scrive un proprio blog di viaggi indipendenti in solitaria.

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