L’aviazione sostenibile non è più solo un miraggio

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L’aviazione sostenibile non è più solo un miraggio e con il suo primo volo “carbon neutral” British Airways ci lascia intravedere con un po’ più di concretezza quello che sarà il futuro del trasporto aereo.

Già, perché a settembre la compagnia britannica ha operato quello che il Presidente e CEO Sean Doyle ha definito “the perfect flight”:  il volo BA1476 da Heathrow a Glasgow è stato infatti il primo volo passeggeri alimentato da carburante per aviazione sostenibile, prodotto con olio da cucina riciclato.

Confrontandolo con lo stesso volo operato nel 2010, si è registrato un miglioramento del 62% nella riduzione delle emissioni; un passo decisivo per la compagnia che ha come obiettivo zero emissioni nette di carbonio entro il 2050, con tappe intermedie di decarbonizzazione di almeno 15% entro il 2030 e 40% entro il 2040.

Il carburante per aviazione sostenibile, SAF, è stato miscelato al 35% con quello standard, con una riduzione del 20% di emissioni di anidride carbonica e risultando il 50% più silenzioso rispetto ai test precedenti.

Le principali compagnie aeree, aeroporti, produttori aerospaziali e fornitori di servizi di navigazione aerea del Regno Unito hanno riaffermato il loro impegno congiunto per un futuro zero-net per l’aviazione britannica, mentre il governo sta attivando 14 impianti che generano carburante sostenibile da rifiuti domestici e industriali.

Anche questo un segnale positivo per gli investimenti in tecnologia aerospaziale e lo sviluppo di velivoli ibridi attraverso maggiori finanziamenti per l’Aerospace Technology Institute.

Non si tratta di un caso unico fortunatamente e all’Assemblea dell’ICAO nel 2022 si concorderà un impegno internazionale più concreto per la riduzione del carbonio, garantendo che le emissioni siano ridotte ovunque.

Nel mentre altre compagnie aeree hanno preso impegni ambientali simili, e ne avevo già scritto, mentre Airlines for America ha annunciato a gennaio che avrebbe lavorato in ottica di aviazione sostenibile, in partnership con il governo, per raggiungere l’azzeramento delle emissioni di carbonio entro il 2050. Per raggiungere l’obiettivo, l’organizzazione punta a rendere SAF commercialmente redditizio, con 2 miliardi di galloni disponibili per le compagnie aeree statunitensi entro il 2030.

L’industria internazionale ha quindi aggiornato la Decarbonisation Road Map e si pensa che la rimozione permanente del carbonio, e nuove tecnologie a basse e zero emissioni di carbonio – come i velivoli elettrici e alimentati a idrogeno – diventeranno mainstream negli anni ’30.

Le opzioni per un’aviazione sostenibile

Mentre le compagnie aeree e determinati governi testano strade e investono in sostenibilita aerea, i ricercatori dell’ETH hanno condotto svariati studi a riguardo, concludendo che l’opzione più sensata sarebbe in realtà continuare ad alimentare gli aerei con combustibili fossili e rimuovere le emissioni dall’atmosfera utilizzando impianti di cattura di CO2 da immagazzinare poi permanentemente nel sottosuolo (cattura e stoccaggio del carbonio, ovvero CCS).

Viola Becattini, prima autrice dello studio, ha dichiarato che “la tecnologia necessaria esiste già e gli impianti di stoccaggio sotterraneo operano da anni nel Mare del Nord e altrove”. Secondo il professor Mazzotti dell’ETH “l’approccio potrebbe diventare una soluzione di mitigazione dei costi competitivi per i viaggi aerei nel caso, ad esempio, una tassa sul carbonio o un sistema cap-and-trade fosse imposto sulle emissioni dei combustibili fossili per jet, o se i governi dovessero fornire incentivi finanziari per l’implementazione Tecnologie CCS e raggiungimento degli obiettivi climatici”.

Dal punto di vista dell’azione per il clima, catturare e immagazzinare la quota di carbonio che ha origine fossile equivale a rimandare semplicemente il carbonio che ha avuto origine nel sottosuolo da dove è venuto. Per quanto riguarda la quota di carbonio da fonti organiche, questo era originariamente assorbito dall’aria come CO2 dalle piante, quindi catturare e immagazzinare questo carbonio è un modo indiretto per rimuovere la CO2 dall’aria.

Nel loro studio, gli scienziati dell’ETH hanno dimostrato che la cattura indiretta del carbonio dai gas di incenerimento dei rifiuti costa significativamente meno della cattura diretta del carbonio dall’aria, che è anche già tecnicamente fattibile. Come ulteriore opzione, hanno studiato anche la produzione di carburante sintetico per l’aviazione dalla CO2 catturata direttamente o indirettamente dall’aria (cattura e utilizzo del carbonio, ovvero CCU), ma questo approccio è meno economico rispetto all’utilizzo di combustibili fossili e CCS.

Indipendentemente dal fatto che la CO2 venga catturata direttamente o indirettamente, la CCU è circa tre volte più costosa della CCS e, stando agli scienziati, a seconda della fonte di energia, questo approccio potrebbe persino essere controproducente dal punto di vista dell’azione per il clima, soprattutto se l’elettricità utilizzata per produrre il combustibile proviene da centrali elettriche alimentate a combustibili fossili.

Il Freedom Flight Prize

Da qualche settimana il Carbon Footprint Ltd, azienda di soluzioni per il cambiamento climatico, ha lanciato il Freedom Flight Prize: un premio multimilionario per il primo volo transatlantico Londra-New York a zero emissioni di carbonio.

Il concorso per progettare e far volare un aereo passeggeri da oltre 100 posti alimentato al 100% da energia rinnovabile è aperto a produttori, gruppi di ricerca/accademici e inventori.

L’aereo dovrà completare la tratta in meno di 10 ore, con volo di ritorno completato entro 24 ore da quello di andata. Il primo a riuscirci vincerà il Freedom Flight Prize.

Insomma, gli studi e i progetti non sono definitivi e l’avanzamento di scienza e tecnologia lascia presupporre nuovi sravolgimenti nel settore dell’aviazione. Da capire se queste ricerche e innovazioni avranno un impatto sul turismo e di che tipo.

Silvia Moggia

Italo-argentina cresciuta alle Cinque Terre, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e specializzata in Francia in Mediazione Culturale e Gestione dello Spettacolo, dopo un anno presso l’agenzia internazionale IMG, ha iniziato a lavorare alla direzione della programmazione e artistica dell’Opéra di Parigi nel 1998 per poi essere nominata direttrice di produzione e programmazione al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia nel 2005. Dal 2011 è tornata in Italia per motivi familiari riconvertendosi nel settore turistico e ha da poco ultimato il master in Hospitality 360 presso la Cornell University, dopo il corso in Tourism Management presso la stessa università. Gestisce il boutique hotel di famiglia a Levanto, si occupa di promozione e sviluppo per altre strutture ricettive e destinazioni, è social media manager per The Data Appeal Company e per Vertical Media è incaricata delle strategie di marketing e comunicazione di Destination Florence. Nel tempo libero viaggia ed è web writer nel settore travel e scrive un proprio blog di viaggi indipendenti in solitaria.

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