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Gli eventi portano davvero vantaggi economici alle destinazioni?

Leggo sulla stampa che il tema forte della 65ˆ assemblea di Federalberghi é il valore dei grandi e dei piccoli eventi.

Ammesso che gli eventi portino dei benefici, chi paga il conto? Ovvio, Pantalone. In un paese che ha, nonostante un livello di tassazione esoso, il 132% di debito pubblico o, in altri termini, tasse differite, la soluzione ai problemi del turismo é ulteriore spesa e quindi maggiori tasse per il futuro? Sia chiaro, non intendo discutere il valore simbolico, culturale e anche di identità di molti eventi, tuttavia – da un punto di vista economico – dai mondiali di calcio del 90’ ad Expo, non mi sembra ci siano buoni argomenti per sostenere che i benefici siano stati superiori ai costi sostenuti dalla collettività.

Gli studi sui benefici economici degli eventi tendono a sottostimare i costi (ad esempio maggiori tasse in futuro) e a sovrastimare i ricavi; per considerare l’efficacia turistica di un evento bisogna valutare tanti aspetti.
Primo, quanta parte dei flussi turistici é realmente attribuibile all’evento?

Come scriveva il prof. Perotti su EXPO in un articolo che vi invito a leggere per intero, [..] si attendono 20 milioni di visitatori, di cui circa 15 milioni italiani. I loro consumi non sono tutti aggiuntivi. Ovviamente nei due giorni che visita l’Expo il visitatore riduce altri tipi di consumi: se non avesse visitato l’Expo, magari sarebbe andato al ristorante nella sua città, oppure allo stadio, oppure a un museo. Tutti questi consumi mancati dovrebbero essere conteggiati in riduzione dei consumi aggiuntivi. 

Inoltre, quanti investimenti privati addizionali sono attribuibili all’evento? La pubblicità generata dall’evento ha cambiato la percezione e l’appeal di una località o un paese?
Mi rendo conto che spesso ci sono strumenti limitati per rispondere a queste domande, tuttavia in passato ho utilizzato una cartina tornasole che va dritto al punto. In alcuni studi ho chiesto ai principali operatori turistici fino a che punto ritenessero fosse necessario co-finanziare con i propri soldi l’evento oggetto dell’analisi. La risposta la potete immaginare. Ovviamente, ci sono le eccezioni.

Oggi, sono pochi i paesi sviluppati disposti a sostenere i costi dei mega eventi. Perché nessuno vuole ospitare le Olimpiadi? Forse é il caso di non farsi abbagliare dalle luci di studi che promettono i miracoli, di porsi maggiori domande o, semplicemente, in molti casi si dovrebbe dire di no.

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Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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