Settore aereo: strategia suicida

Molti soldi investiti nel settore aereo italiano, ma se si leggono i numeri ci si accorge che è stato come gettarli dalla finestra.

Nel 2018 circa il 40% dei turisti internazionali sono arrivati in aereo in Italia. Tra questi ci sono quelli che vengono da oltre oceano che, per diversi motivi, tendono a lasciare piu’ euro nelle tasche degli operatori turistici italiani. Per questo motivo circa piu’ del 60% della spesa dei turisti internazionali é quindi scesa dalle scalette di un aereo nel 2018. Bastano questi numeri a far comprendere l’importanza dell’aviazione del nostro settore. Per molte località turistiche, l’aereo é il solo mezzo per essere presenti su tutti i mercati. Pertanto, la nostra classe dirigente ha investito negli ultimi 15 anni diversi miliardi di euro dei contribuenti nel settore. Vediamo quali sono i frutti di tale politica.

L’Italia, tra i paesi europei più avanzati, é da 20 anni sistematicamente quello che spende meno per realizzare e ammodernare le proprie infrastrutture aeroportuali. I dati (fonte OECD) li potete leggere sotto.
OECD Chart: Infrastructure investment, Air, Euro, Annual, 1994 – 2017

Forse spendiamo poco perché abbiamo giá aeroporti moderni e bellissimi? Se avete viaggiato un  in Italia, in Europa e nel mondo sapete che non é cosi. Non abbiate paura ad esprimere la vostra valutazione. Anche gli opinion leader intervistati dal World Economic Forum ritengono che non abbiamo un granché di infrastrutture aeroportuali. La loro valutazione (una media voto di 4.4 su 7 ) ci mette al posto n. 59 nella speciale classifica sul tema. Appena un posto sopra al Ruanda. Quindi le decine di miliardi di prima, non sono state investite  per rendere più moderni i nostri aeroporti.

Forse sono stati investiti per attrarre le compagnie aeree con sconti con i fiocchi? Mi sa di no. A parte, le più stringenti regole europee in vigore dal 2014, gli aeroporti italiani sono i più cari in Europa dopo quelli britannici che stanno uscendo dalla UE. Sotto trovate il dato.

A chi sono andati quindi tutti questi soldi? Ad una piccola ex-compagnia di bandiera, che vale meno del 10% della movimentazione dei passeggeri internazionali in Italia. Tra l’altro, una grossa fetta di questi passeggeri sono italiani in viaggio all’estero. Non contenti di questa strategia vincente, i nostri astuti policymakers hanno deciso di destinare altri 3,5 miliardi di euro alla nota compagnia nel recente cosiddetto Decreto Rilancio. Soldi destinati ad essere bruciati, visto che la compagnia opera in perdita.

Ora miei cari destination manager di tutta Italia, una nota personale. Utilizziamo un sacco di byte per filosofeggiare di campagne di marketing  di esotici paesi nordici (di cui i turisti neanche se ne accorgono, credetemi) ma non spendiamo mai una parola per una strategia suicida per il nostro settore? Io stavolta qualche parola l’ho scritta.

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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