Il turismo che verrà: riprogettiamo?

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A quanto riporta Umberto Eco nel suo mirabile primo Diario minimo, secondo la dottoressa Poa Kilipak: “…l’indigeno milanese ha la coscienza confusa di vivere in uno “spazio magico” in cui non sono valide le determinazioni del davanti-dietro-destra-sinistra e di conseguenza è improgettabile qualsiasi orientamento, qualsiasi operazione finalizzata (al che conseguirebbe per il nativo una atrofizzazione di varie funzioni cerebrali e uno stato di passività ormai ancestrale).

Eco parla di un paradosso topologico milanese (la raggiungibilità o meno di porta Ludovica), ma, a guardare cosa è accaduto e sta accadendo nel mondo del turismo italiano (e forse non solo) questa idea dell’improgettabilità di qualsiasi orientamento sembra estendersi anche al nostro mondo.

I mesi passati, vista la forzata inattività, avrebbero potuto essere impiegati nel ripensare modi e approcci alle diverse questioni che il turismo ha posto (e ancora pone). Invece, tranne pochissimi casi illuminati, ho visto una grande lamentazione generale e un affannarsi a chieder interventi (leggi soldi) per i vari operatori del settore. Cosa legittima, per carità, ma a mio avviso anche pericolosa se, come mi sembra, resta solo in questi termini.

Vista la situazione, e in un momento nel quale di fatto si ricomincia da zero, una visione strategica vera e ben pensata sarebbe più che necessaria per rifondare questo settore così importante per la nostra economia e la nostra vita. E, come ha anche ben detto Antonio Pezzano, slogan poco o mal fondati non aiuteranno certo.

Prendiamo, per esempio, le questioni tecnologiche. La clausura forzata ha portato un aumento enorme dell’utilizzo di strumenti digitali anche da parte di moltissimi che fino a ora poco o nulla li avevano frequentati. E sicuramente questo porta a un amento dell’importanza del ruolo della componente digitale di una destinazione che è già, come ampiamente dimostrato, del tutto centrale. I “fornitori” di questo mondo però, i nostri operatori turistici, non mi pare se ne siano accorti, o se lo hanno fatto, non hanno fatto seguire poi molto a questa constatazione. Il rischio evidente è che saranno ancor più dipendenti da quei “mostri” (le grandi OTA) che tanto cercano di contrastare.

Una visione strategica di lungo respiro dovrebbe invece far riflettere bene sul ruolo di questi strumenti e affrontare una revisione profonda di quel che si fa senza inutili e poco intelligenti preconcetti. Il problema è che (come ben nota Stefano Quintarelli nel suo “Il capitalismo immateriale”) il nostro turismo, e non solo, ragiona ancora con schemi mentali ormai obsoleti, nati in un mondo (esclusivamente fisico) che non esiste più e quindi, oggi, tragicamente inadeguati. E la Politica (non a caso scritto con la maiuscola), invece di inseguire creature mitologiche (come ricorda Pezzano) farebbe bene a preoccuparsi a fondo di modelli di governance che considerino il mondo digitale non più solo come strumentale, ma come parte integrante di quel mondo onlife, per dirla con Luciano Floridi, nel quale le distinzioni fra reale e virtuale non hanno più ragione di esistere come recita il primo principio del Manifesto della comunicazione non ostile.

Su questo e su altri argomenti caldi in questo momento, e soprattutto sull’esigenza di pensare a modelli di gestione adottabili, sistemi informativi utili e usabili, processi amministrativi e operativi coerenti con il mondo digitale e, in definitiva, della necessità di considerare il turismo come un bene comune parliamo, con alcuni amici e colleghi, in un libro appena pubblicato: Turismo, fragilità, emergenze.

Qui, noi tanto discussi accademici e ricercatori ribadiamo l’idea che quel che facciamo e abbiamo fatto ha una forte componente “sociale” e portiamo il nostro contributo al dibattito fornendo anche strumenti concettuali e interpretativi utili a comprendere meglio almeno alcuni dei tanti fenomeni che formano il variegato mondo del turismo.

Rodolfo Baggio

Rodolfo Baggio

Rodolfo Baggio ha una laurea in Fisica e un PhD in Tourism Management. Dopo aver lavorato per più di vent’anni come informatico in alcune note “aziende leader del settore”, da una decina d’anni si è dedicato all’insegnamento universitario, in Italia e all’estero, e alla ricerca sui sistemi turistici complessi e sulle loro relazioni con le tecnologie informatiche. Ha pubblicato una mezza dozzina di libri e un centinaio di articoli per conferenze e riviste scientifiche internazionali.

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