L’overtourism non è finito

Non c’è alcuna connessione diretta tra overtourism e turismo di massa!

Sei anni fa fui chiamato in Sicilia per un piccolo contributo a un convegno sul turismo. Fu allora che conobbi Antonio Pezzano. Mi contattò perché serviva una persona indipendente che spiegasse a una serie di decisori l’inutilità di un ennesimo portale di destinazione. “Robi, tu sei l’unico che lo scrive chiaramente e da un po’ di tempo” esordì Antonio. Perché parlo della curiosa esperienza siciliana alla quale partecipò anche il Prof. Rodolfo Baggio? Perché prima di imbarcarmi sul volo da Palermo a Firenze, Antonio mi omaggiò di un libro di Krippendorf dicendo che lì dentro c’era la spiegazione di come funzionavano il turismo e le destinazioni.

Durante il volo di ritorno mi dilettai a leggere le prime pagine e l’indice e, nei due giorni successivi, ricordo che lo divorai, pieno di segnalibri e sottolineature da allora lo tengo sempre a portata di mano. Consiglio a tutti coloro che vogliono cimentarsi nelle discipline turistiche di leggerlo e approfondire le tematiche che propone. Se non altro imparerete a riconoscere, in ambito turistico, i miti e la realtà, saprete separare la fuffa dalle certezze e i manigoldi da coloro che un po’ ne sanno.

Ma torniamo ai giorni nostri, in questo periodo triste per il turismo, che sta vivendo il momento peggiore della sua storia, è parso certo che il grande sconfitto fosse l’overtourism e anzi, qualche ben pensante ha incasellato la morte dell’overtourism tra i pochissimi benefici apportati dal Covid alla storia dell’umanità.

Sono partiti gli inni ai viaggi alternativi come unica risposta per fare le vacanze e sfuggire al virus. Via dalle destinazioni più famose, anche se gli operatori professionali avevano preso tutte le cautele indicate dall’OMS, verso ameni paesotti montani, borghi collinari di pochi abitanti, trekking tra pastori e contadini. Tutto bello ma i viaggi alternativi siamo sicuri che siano la buona soluzione all’overtourism e una fuga dal Covid?

Per rispondere alla prima domanda e cioè comprendere se i viaggi alternativi sono una risposta adeguata all’overtourism, prendo in prestito dal libro di Krippendorf un racconto di Regula Renschler, personaggio di grande statura che si è impegnata molto nel turismo così come in altre discipline sociali e culturali:

È la storia di un emarginato, stanco della civiltà, che trova una bella isola greca, isolata e abitata solamente dagli autoctoni: i greci gli offrono ospitalità ed egli trascorre una meravigliosa estate a buon mercato. Ritornato nella sua Europa Centrale grigia di pioggia, racconta del sole, del vento e del mare. L’estate seguente alcuni suoi amici si recano nell’isola, assaporano il gusto della vita, pagano un modesto affitto e parlano tedesco. Prenotano per l’anno seguente e conducono altri amici, i greci si stringono un po’ per poter affittare delle camere, offrono pasti che si adattino agli stomaci degli stranieri e si procurano un distributore di cassa. Uno di loro rinuncia alla pesca per accompagnare i turisti in mare, un altro trasforma la sua casa in pensione, un altro importa dal continente Coca-Cola e chewing gum, uno impara qualche parola di tedesco, un’altra proibisce ai bambini di giocare sulla spiaggia e un’altra comincia a tessere per gli stranieri… L’estate seguente si può già prenotare da casa, l’isola greca è nei cataloghi, il viallaggio di pescatori è divenuto una destinazione.

Queste cose le ho viste con i miei occhi: la nascita della pensione di zio Edgardo a Cattolica, il mio amico elbano che d’estate dormiva in cantina per affittare l’appartamento ai turisti, e qualche genitore che murando le bozze tra loro diceva: “Pe’ i mi’ ragazzi du’ monolocali vista mare so’ meglio d’una laurea”. Sono nate così destinazioni come Ischia, Arzachena, Capri per citare le più famose. Un sacco di queste storie le potete trovare su Storia del turismo in Italia di Annunziata Berrino.

Continuiamo a farci del male. Proporre ai turisti i cammini, i trenini storici, la possibilità di soggiornare in piccoli paesi della provincia italiana è eccezionalmente rischioso. Siamo così poveri di infrastrutture (il Covid ce lo sta spiegando con particolare forza) che concentrare anche piccole quantità di turisti in luoghi non organizzati potrebbe far saltare il banco.

I turisti alternativi – secondo Krippendorf – vogliono avere maggiori contatti con gli autoctoni, rinunciare alla maggior parte delle abituali infrastrutture turistiche, alloggiare adeguandosi alle abitudini locali, utilizzare i mezzi di trasporto pubblico del paese.

Sono le attitudini che Airbnb e  i voli low cost hanno esasperato così tanto da rendere i centri delle nostre città praticamente orfani dei locali. Tant’è che abbiamo confuso il “like locals” con il “with locals“. Ovviamente creando anche scarsa compatibilità tra flussi turistici ed esigenze sociali dei locali.

Quindi ministri e assessori dovrebbero, prima di inneggiare ai viaggi alternativi, darsi una serie di regole e infrastrutture per gestire il turismo. Il turismo a “bischero sciolto” – per citare nonna Antonietta – crea l’overtourism. Il turismo di massa è l’unico modo per garantire il diritto al viaggio alla maggior parte delle persone e non solo a quelle più abbienti. Gestire questa fragilità per dirla come nel libro curato da Franch e Peretta non solo è importante ma è l’unica via. Perché, ve lo garantisco, l’overtourism non è determinato dal turismo di massa, è frutto della mala gestione o della non gestione del turismo.

Se quanto ho raccontato non vi convince leggetevi questo articolo della CNN che narra del caso delle Isole Chatham in Nuova Zelanda, esempio di overtourism in periodo di Covid, e ditemi se non vi ricorda il racconto di Regula Renschler. Un luogo sperduto nel mondo è stato preso d’assalto e sono bastati pochi turisti per mandarlo in tilt perché ci sono solo 150 posti letto e una piccola compagnia aerea che unisce al continente.

Photo by Mark Thompson on Unsplash – Chatham Islands, New Zealand

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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