Il Covid non è l’unico ostacolo al turismo

In quasi tutti i mercati, uno dei più grandi bacini di utenti potenziali è rappresentato da coloro che “non sono utenti”.

Si pensi, ad esempio, a quanto fatto dalla Nintendo con la Wii, o alla riconversione di alcune catene di supermercati, nati come discount e poi, posizionatisi su un segmento di mercato differente.

Data la grande esplosione del fenomeno turistico degli ultimi decenni, favorito dall’esplosione di internet e soprattutto dalla riduzione dei costi dei vettori aerei, siamo inclini a pensare che “chiunque” ormai “viaggi”.

Eppure, in una recente ricerca condotta da Eurostat, quasi la metà dei rispondenti (47.2%), disseminati in tutti i Paesi dell’Unione, dai 15 anni in su, ha confermato di non partecipare ad attività turistiche per motivi di natura finanziaria.

I dati, pubblicati a dicembre 2020 e riferiti a rilevazioni 2016, mostrano come quello finanziario rappresenti il principale ostacolo in assoluto. Ciò che in parte stupisce è che sia indicato come tale anche da individui compresi tra i 55 e i 64 anni, categorie di età cui siamo soliti associare una maggiore stabilità finanziaria.

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Da questo dato potrebbero discendere azioni di estrema rilevanza in termini di offerta turistica. La visione più semplicistica potrebbe condurre ad un’offerta “promozionale” per specifiche categorie, ma ad essa potrebbero associarsi anche riflessioni di natura più strutturale come, ad esempio, una politica per incentivare il turismo di prossimità, che da un lato può generare ricadute più profonde per il territorio e dall’altro, eliminando alcune voci di costo (come quella degli spostamenti o, in alcuni casi, le strutture ricettive) potrebbe rappresentare un valido incentivo “naturale”.

Tuttavia i soldi non “sono tutto”: tenendo da parte gli aspetti di natura finanziaria, dalla lettura dei dati emerge tuttavia un’ulteriore motivazione che vale la pena approfondire: la “mancanza di interesse”. Per quanto possa risultare distante dalla percezione comune di chi si occupa di turismo, i dati indicano come “la mancanza di interesse” risulti crescente con il “crescere dell’età”.

Questa categoria di “non viaggiatori” è, senza dubbio, la più interessante: un bacino di utenti potenziali che spazia tra il 20 e il 30% del totale dei rispondenti.

I dati resi disponibili dalle statistiche non consentono di approfondire ulteriormente il campione di riferimento. Senza ombra di dubbio, tuttavia, questi risultati sono (o dovrebbero essere) una base di partenza per analisi più mirate, attraverso le quali comprendere “chi” non è interessato al turismo, “perché” non sia interessato a partecipare ad attività turistiche e soprattutto su quali leve agire per poter suscitare interesse.

Queste considerazioni sono ancora più urgenti in una logica Post-Covid: se da un lato è infatti prevedibile che molti “viaggiatori” attendono con ansia la possibilità di “ripartire”, è altrettanto prevedibile che, molte altre categorie di persone tenderanno a “non viaggiare” per preoccupazioni relative alle condizioni di salute.

Non è detto, però, che la categoria dei “non viaggiatori” sarà rappresentata soltanto da chi teme contagi, o da chi è preoccupato per le condizioni di salute, o è semplicemente “spaventato”: tra i non viaggiatori, con molta probabilità, resisterà un bacino di utenti che non sarà “interessato” al turismo.

In una fase come questa, in cui tutti gli operatori turistici stanno pensando a “campagne” ed “azioni promozionali” volte a contrastare le preoccupazioni legate alla salute, si rischia di concentrarsi solo su questo elemento e perdere così l’occasione di incuriosire e incentivare “nuovi utenti”, rinunciando, di conseguenza, ai potenziali ricavi che ne potrebbero derivare.

Il Covid è stato sicuramente uno degli shock più forti per l’offerta e la domanda turistica della storia.

Ma prima del Covid c’erano anche altre “debolezze” strutturali del sistema turismo.

Tali debolezze possono essere una grande opportunità.

Non dimentichiamolo.

Photo by Nicolas HIPPERT on Unsplash

Stefano Monti

Stefano Monti

Partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all'estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale e turistico.

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