MOL: Quanto si guadagna in albergo?

Il Mol è un indicatore di redditività che aiuta a comprendere la salute di un’azienda

Dal 2008 in avanti il settore alberghiero (come molti altri) è stato investito da una crisi che non si pensava si protraesse così a lungo nel tempo e che avesse la potenza sufficiente per sconvolgere gli scenari economici in tutto il mondo. Secondo hsmai, dal 2008, le tariffe rallentano bruscamente per poi tornare sopra i livelli precedenti il 2008 nel 2012. Questa fase di fluttuazione tariffaria ha comportato seri problemi a livello di marginalità. Se nel 2007 su 156,5 dollari di tariffa al pubblico ne restavano 40,3 (il 25,7%) nel 2012 su 162,80 dollari di ricavi rimaneva un netto di 39,8 dollari (il 24,4%), in sostanza in 5 anni, negli USA il MOL delle aziende alberghiere è diminuito dell’1,3% circa. Stiamo parlando di MOL, non è che poi all’albergatore resti il 24,4% di margine, ci sono ancora da pagare gli oneri finanziari, le tasse, gli ammortamenti e eventuali perdite straordinarie (per esempio il deprezzamento dell’immobile come è successo in alcune città).

mol in albergo

Grazie a Antonio Pezzano e a DMI, che consente a Officina di avere elaborazioni preziose e stime molto affidabili, abbiamo provato a capire cosa è successo in Italia negli ultimi anni. In particolare dal 2008 al 2015 (dati 2008: Eurostat, stime 2015 DMI su dati Eurostat). Secondo DMI il fatturato degli albergatori italiani è aumentato del 12%, contro il 16% dei costi per beni e servizi, il 14% dei costi del personale, l’1% delle tariffe e il 3% delle presenze. Il MOL che nel 2008 era del 17% (molto più basso rispetto agli USA) nel 2015 scende al 15% (-3% dal 2008 al 2015).

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Che dire? Messa così non pare una gran bella storia. Con un MOL del 15% è dura immaginare che le aziende possano essere sostenibili economicamente a lungo andare anche perché le spese che insistono dopo il MOL, alla lunga, tendono a ripetersi (per esempio i costi dei finanziamenti e dei lavori di ammodernamento e adeguamento delle strutture alle nuove e sempre più stringenti normative). In effetti non è una bella storia ma, se può essere utile, ho provato a comprendere come è messo il resto d’Europa e i risultati mi hanno un po’ sorpreso.

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Nella tabella curata da DMI solo UK riesce migliorare il MOL dal 2008 al 2015. Tutti gli altri sono ampiamente in calo, dal -8,7% dell’Italia al -13,55% della Germania. Da una prima analisi il dato UK può giustificarsi con quanto fece notare la Sileo di Phocuswright a BTO2015 e cioè che UK è più efficiente perché è il paese con la maggiore penetrazione delle catene alberghiere. In effetti anche la Germania ha un tasso di penetrazione delle catene alberghiere molto basso (ma sempre molto più alto dell’Italia). Perché dunque l’Italia perde meno della Germania? L’ho chiesto a Antonio Pezzano che risiede proprio in Germania: “La domanda turistica in Germania ha registrato nel periodo considerato un significativo incremento. Tra il 2008 e il 2013 le presenze negli hotel sono aumentate di circa 55 milioni, cu cui circa 30 milioni di stranieri e 25 dei residenti. La Germania é solo seconda all’Italia per numero di camere che dal 2008 al 2013 sono aumentate di più di 30.000 unità. Gli occupati nel settore sono passati da 378mila a 500mila unità in un momento di bassa disoccupazione in tutta l’economia tedesca. Questa situazione ha quindi portato ad un leggero e costante aumento dei salari.”

Mi par di capire che la Germania ha redistribuito in costo del lavoro e dei servizi molto di più del brillante +21,82% di fatturato e +25,57% a livello di prezzi. In poche parole conquistare quelle quote di mercato è costato più di quanto si è realizzato.

L’Italia perde l’8% dopo aver sostanzialmente “stabilizzato” i costi del personale. Un’analisi veloce mi porta a pensare che in Italia la crisi sia stata suddivisa in parte sul cliente (lievissimo calo tariffario e stabilità delle presenze) un po’ sul dipendente (costi del personale praticamente immutati) un po’ sui fornitori e in quota sull’albergatore che, per ruolo, non può mai sottrarsi al rischio aziendale. Secondo me il dato italiano è viziato, in questo caso a favore, dalle fatiche delle gestioni familiari (lo so, sono ripetitivo) e da una drastica e costante riduzione dei lavori a tempo determinato (nonostante i job acts) e incrementi insignificanti di quello a tempo determinato, all’utilizzo (meno male ci sono) dei voucher e della terziarizzazione del lavoro.

Da gennaio a dicembre le presenze nelle strutture alberghiere italiane sono aumentate del 3,6% rispetto al 2014. I pernottamenti degli italiani cresciuti del 3,2%, quelli degli stranieri del 4,1%. Lo rileva Federalberghi. Ma a riprova dell’incertezza che ancora grava sul turismo i dati sull’ occupazione: -0,7% dei lavoratori suddiviso in un +0,3% di quelli a tempo indeterminato e un -1,7% a tempo determinato. ‘Per recuperare il terreno perduto negli anni precedenti ci vorrà almeno un lustro di risultati col segno positivo’, avverte il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca.

Non credo che sarà sostenibile un calo del MOL che si protrae nel tempo, il calo dell’occupazione del settore che si ripete regolarmente da anni e non credo che le nuove generazioni di albergatori siano disposte a protrarre i sacrifici dei genitori in una gestione diretta.

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Fonte: Phocuwright – BTO2015

I numeri della tabella dicono anche un’altra cosa, che non solo è importante che vi siano offerte molto strutturate e grande penetrazione delle catene alberghiere ma che queste, se vogliono guadagnare, devono avere dimensioni mondiali perché solo diversificando le aree geografiche si riesce ad ottenere un equilibrio del MOL che consenta di fare programmi oltre l’annualità.

Resta il fatto che, a dispetto di coloro che sostengono che gli albergatori e gli alberghieri italiani non hanno saputo comprendere le dinamiche del nuovo turismo, in Italia ci siamo fatti valere meglio di altri competitor europei lavorando in un contesto, come quello del nostro Paese, che di per sé ti fa partire, nella gara della competitività, qualche anno luce indietro.

Immagine MaxPixel (1)

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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3 Commenti
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    Kaviani Nejad
    Febbraio 8, 2016

    Io pago (per ora) € 48.000 per ICI. Per guadagnarla devo aver pagato € 10.560 di IVA. Non essendo questi 58.560 detraibili devo pagare 45% di tasse. Pago € 18.000 per i rifiuti per un albergo di 47 camere in periferia di Firenze senza ristorante. Non so se questo saccheggio che impoverisce e mortifica il lavoro di tutta la mia famiglia viene effettuato anche altrove ma vorrei sapere dove è stato inserito nei vostri calcoli.

    • Robi Veltroni
      Robi Veltroni
      Febbraio 8, 2016

      Ciao Nejad, il MOL (che in questo caso è stato calcolato su dati Eurostat) prende in considerazione la gestione caratteristica, in sostanza non tiene conto dell’aspetto finanziario (interessi passivi sul mutuo), fiscale (tutte le tasse), gli ammortamenti e l’eventuale deprezzamento dei beni. In pratica valuta l’operatività aziendale. Per quanto riguarda l’Iva, se la devi pagare, la dovresti avere incassata. Per quanto riguarda la pressione fiscale in Europa puoi dare un’occhiata al link http://goo.gl/uLbdYi
      Un saluto cordiale e un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro.

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    duccio innocenti
    Aprile 27, 2016

    Bella analisi di Robi, come sempre

    ciò di cui non si tiene conto, secondo me, è il fatto che l’Italia gode della più alta concentrazione mondiale in termini di attrazioni artistiche e non solo

    questo signifiica che dovrebbe affondare di turisti provenienti da tutto il momdo invece i livelli di preparazione imprendotoriale e di qualità nell’accoglienza sono così bassi che si parla di tassi di occupazione. Ovviamente si parla di media perchè le nostre eccellenze le abbiamo anche noi e queste non parlano di occupazione ma di quale sarà il prossimo hotel che comprano

    certo che lo Stato ce la mette tutta per vessare in ogni modo chi cerca di fare impresa ma resta il fatto che i troppi figli di albergatori potrebbero rappresentare un problema invece che una risorsa

    Buon MOL a Tutti,

    Duccio

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