Vent’anni di turismo in Italia – La domanda turistica domestica

La domanda turistica interna dipende molto dalla situazione economica, come è cambiata negli ultimi vent’anni e cosa ci insegnano i dati storici?

Proviamo a comprendere come potrebbe variare la domanda turistica domestica guardando cosa è accaduto negli ultimi 20 anni.

A circa due mesi dall’inizio dell’era del COVID 19, la frase più inflazionata è “niente sarà più come prima”. Sappiamo che per un periodo limitato (un anno? due?) il social distancing cambierà il nostro modo di fare vacanza. Sappiamo anche che le conseguenze economiche della pandemia ridurranno la capacità di spesa e quindi limiteranno le possibilità di viaggi e vacanze anche quando l’emergenza sarà passata. Tuttavia, non siamo davvero convinti che quando ritorneremo alla normalità tutto sarà cambiato. Una delle citazioni più note di Jeff Bezos è la seguente:

I very frequently get the question: ‘What’s going to change in the next 10 years?’ And that is a very interesting question; it’s a very common one. I almost never get the question: ‘What’s not going to change in the next 10 years?’ And I submit to you that that second question is actually the more important of the two — because you can build a business strategy around the things that are stable in time.

È utile quindi chiedersi cosa potrebbe cambiare, e cosa resterà più o meno tale e quale. Per rispondere a questa domanda abbiamo pensato di preparare una serie di post e grafici che per tutto il 2020 ci mostreranno come è (e non è) cambiato il turismo negli ultimi venti anni in Italia. Preparatevi ad un viaggio dove non mancheranno le sorprese. Cominciamo con una serie di dati sulla domanda domestica.

domanda turistica

La crisi economica del 2008 ha praticamente dimezzato la domanda di vacanza dei turisti italiani espressa in termini di numero di viaggi. Il grafico ci dice anche il fine settimana e lo short break tanto in voga fino al 2008  sono state le tipologie di viaggio vittime della crisi.

La domanda turistica italiana quindi, soprattutto dopo il 2008, è prevalentemente caratterizzata dalla vacanza “tradizionale” di almeno 4 giorni. Il grafico precedente fotografa il volume di pernottamenti prodotti dalle tue tipologie di viaggio.

Giusto per capire il contesto. Il PIL italiano pro-capite (una misura di sintesi della ricchezza prodotta in Italia) in termini reali (cioè al netto dell’inflazione) nel 2019 è ancora stimato al 95% del valore del 2008. Siamo entrati nell’era COVID che ci stavamo faticosamente riprendendo dall’ultima crisi (2008-2011). La spesa (in euro) per consumi delle famiglie italiane nel 2018 – considerata l’inflazione – era pari all’85% di quella del 2000 (1 euro del 2000 vale circa il 35% in più di 1 euro del 2018). Il grafico precedente ci dice una cosa interessante. Pare evidente che nonostante i periodi di crisi la quota percentuale di spesa destinata alla vacanza tenda a mantenersi costantemente intorno al 2%.

Il problema è che la crisi economica del 2008 ha ulteriormente ridotto la già scarsa (se confrontata con altri paesi europei) propensione a viaggiare degli italiani. Quindi risulta molto probabile che la situazione attuale indebolisca ulteriormente la domanda di vacanze. Per questo, i richiami al turismo autarchico devono prima di tutto fare i conti non tanto con i gusti degli italiani (dove si va in vacanza?), ma con la reale possibilità degli italiani di andare in vacanza. Il miglior alleato del turismo era e rimane lo sviluppo economico.

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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