Il recovery plan di Officina Turistica – Prima la torta

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Alla fine dell’anno ho scritto un post dove ho espresso le mie riserve sui rumors delle iniziative turistiche nel Recovery Plan (PNRR).  Per fortuna il piano presentato sarà completamente rivisto. A preoccupare chi deve valutare il Piano (la Commissione UE) e osservatori indipendenti come l’Ufficio Parlmentare di Bilancio e la Banca d’Italia sono ben altre questioni. Vi prego di leggere i documenti che vi ho linkato. Dietro le buone maniere c’è una severa critica a come si prendono (o non si prendono) le decisioni sugli investimenti pubblici in Italia. Qualche amico dopo aver letto il mio post mi ha scritto che concorda con le critiche, ma ha giustamente osservato: tu che proponi? Ho risposto che è ora di smettere di pensare alla ciliegina, e di concentrarsi sulla torta.

Premessa generale. Come ho già scritto, qualsiasi piano di riforme ed investimenti pubblici che inneschino la crescita, gli investimenti privati e aumenti di produttività di tutto il sistema economico è manna dal cielo per il turismo. Primo perchè evidentemente si risolvono problemi comuni a tutte le imprese (compre quelle turistiche). Secondo perchè aumenta la domanda interna (anche di turismo). Ci sono tuttavia riforme ed investimenti mirati che sarebbero utili al nostro settore.

Primo, l’ospitalità italiana ha bisogno di accellerare la sua trasformazione (in atto). Abbiamo bisogno di avere molte più medie e grandi imprese. Senza queste, tutti i discorsi su competenze, formazione, digitalizzazione sono aria fritta. Quindi, per favore, nel confrontare i Piani di Italia e Spagna sul Next Generation EU, considerate l’abbissale differenza tra le due strutture industriali dell’ospitalità. La trasformazione della struttura industriale del nostro settore è la premessa necessaria a rendere concrete tutte le parole d’ordine da convegno: digitalizzazione, big data, formazione, competenze, sostenibilità, aggiungete tutte quelle che volete. Non solo. La presenza di grandi gruppi aiuterebbe la promozione turistica perchè renderebbe il sistema meno dipendente dagli intermediari.

Come fare? Non regalando sussidi alle piccole imprese per fare rete (soluzione tanto cara a politici e associazioni di categoria), ma favorendo gli investimenti, soprattutto quelli esteri. Raffaello Zanini, lo scorso aprile, ha scritto un bel post dove spiega in modo puntuale tutte le riforme necessarie allo scopo (a costo quasi zero per le casse dello Stato). Aggiungo a quanto scritto da Raffaello, che al Sud ci sarebbe bisogno che la direttiva Bolkestein sulle concessioni demaniali fosse finalmente applicata. Solo una gara competitiva gestita in modo trasparente e con attenzione alla tutela ambientale, può garantire gli investimenti necessari a rendere le località turistiche del Mezzogiorno competitive nel Mediterraneo.

Secondo, abbiamo bisogno di un sistema aereportuale moderno. La strategia suicida di tenere in vita una compagnia alla canna del gas per quasi venti anni ha sottratto risorse ad altri usi, come la modernizzazione delle infrastrutture aereoportuali. Il PNRR potrebbe finanziare molti interventi coerenti con lo spirto e la missione del Next Generation EU. Qui trovate un bel post sul tema.

Terzo, mandare in pensione l’ENIT e dotarsi di una agenzia  indipendente con una missione precisa: promuovere l’Italia nei paesi extra UE a più alto potenziale di crescita economica. Il futuro è li. L’agenzia dovebbe funzionare con regole privatistiche e rendere conto dei risultati ottenuti, piuttosto che seguire procedure bizantine incompatibili con il marketing moderno. Come ricorda Arturo Aletti, nei meandri poco chiari del  tax free shopping ci sono risorse che darebbero all’agenzia una potenza di fuoco paragonabile a quelle di altri paesi più blasonati sul fronte. Queste risorse dovrebbero essere utilizzate per fare leva con la regola del match funding. Lo Stato eroga un euro per ogni euro che l’agenzia è capace di reperire da partner privati e istituzionali, come altre agenzie nazionali e regionali di promozione turistica e di altre filiere (film, enogastronomia, artigianato, moda, design).

Quarto, il settore ha bisogno di un forte coordinamento di politiche (nazionali e regionali) che solo un Ministero forte politicamente (con un Ministro di peso) e ben organizzato può garantire. Richiedere l’istituzione di un Ministero apposito è davvero miope (Ministro Junior, senza organizzazione e portafoglio). Molto meglio avere un referente al MISE. Ma più di ogni altra cosa, devono essere le imprese del settore ad avere una voce comune su alcuni punti nodali.

Quinto, è necessario un coordinamento sui fondi strutturali e sul fondo di sviluppo e coesione. Ubriachi del Next Generation EU, ci siamo dimenticati che in Italia in passato si sono spese in mille rivoli molte risorse.  Ad essere pignoli, gli investimenti sbagliati sul turismo sono una costante in Europa come ricordò 10 anni fa la Corte dei Conti Europea. Tuttavia, a livello tecnico ci sono ottime riflessioni e prassi su come spendere bene questi soldi. Purtroppo cozzano con la politica dei campanili e delle piazze.

In breve, vi abbiamo presentato una  lista di cinque ingrediente per fare la torta. La ciliegina, cioè borghi, cammini, fari e tutte le nuove tendenze, è gia pronta. Ma per favore, metttiamoci al lavoro per fare prima la torta.

Photo by Guillaume Périgois on Unsplash

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

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