Felici e sfruttati: internet visto da sinistra

Da un po’ di tempo ho iniziato a dubitare della risolutiva potenza della rete, delle numerose opportunità della tecnologia elettrica, dei guru del crowdsurcing, della potenza “sessantottina” della creatività delle folle.

Ho notato invece un sacco di lavoratori del web, di copywriter più o meno consapevolmente pagati poco e spesso niente. Forse è per questo che quando mi sono casualmente imbattuto con il libro di Carlo Formenti, Felici e sfruttati – sono rimasto incuriosito dal sottotitolo “Capitaliasmo digitale e eclissi del lavoro” – me lo sono portato a casa.

Ci ho messo un po’ di tempo per leggerlo, addentrarmi nelle teorie marxiste mi ha fatto sempre un certo effetto e creato qualche perplessità ma devo dire che Formenti, pur analizzando il fenomeno da sinistra lo fa con rigore e una correttezza intellettuale degna di menzione. Se vi tenete vicino gli appunti o un libro di economia politica sarete facilitati nella lettura. 🙂

Non è tutto oro quello che luccica quindi. La parabola del lavoro e del capitalismo, L’economia del dono, il crowdsourcing, la creatività delle folle, la wikinomics hanno dei risvolti anche negativi.

Sono le grandi corporation a conoscere i metodi per estrarre profitto dall’intelligenza collettiva della rete senza remunerarne il lavoro

“Molti guru giurano che il capitalismo sta per lasciare il campo a un nuovo modo di produrre, a una società in cui mezzi di produzione e chance di arricchimento saranno ampiamente ridistribuiti, mentre le vecchie gerarchie lasceranno il campo ai network orizzontali di produttori-consumatori. Ma se osserviamo la realtà vediamo un altro panorama: crollo dei redditi e dei livelli occupazionali di classi medie e lavoratori della conoscenza, concentrazioni monopolistiche, inasprimento delle leggi sulla proprietà intellettuale, balcanizzazione del Web – ridotto a un arcipelago di riserve di caccia aziendali. L’autore presenta una tesi radicale: Internet non ha “ammorbidito” il capitalismo; ne ha al contrario esaltato la capacità di cavalcare l’innovazione per sfruttare la creatività e il lavoro umani. Per i (falsi) profeti della rivoluzione digitale l’obiettivo è allevare una generazione di lavoratori della conoscenza flessibili, disciplinati e convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili. Felici e sfruttati”

Vi consiglio di leggerlo.

Carlo Formenti è giornalista del Corriere della Sera, docente di Storia e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della comunicazione dell’Università di Lecce, studia da tempo le implicazioni economiche, sociali e politiche delle tecnologie digitali. È autore di libri di successo, tra cui “Fine del valore d’uso” (Feltrinelli 1980), “Piccole apocalissi” (Cortina 1991), “Incantati dalla Rete” (Cortina 2000) e “Mercanti di futuro” (Einaudi 2002) e “Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e nuovi media” (Cortina Raffaello, 2008).

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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2 Commenti
  • Laura
    Gennaio 21, 2012

    Anche questo è vero..Ma solo in parte.Se dimostri di essere in gamba magari l'azienda ti chiama e chiede il tuo contributo in cambio di soldi,ovviamente.Non sempre sei copiato e sfruttato,questo dipende molto da chi lo fa,e spesso rimangono fregati proprio dal loro modo di fare..

  • Robi_Veltroni
    Gennaio 21, 2012

    Ciao Laura,
    grazie per il tuo commento. Beh se pensi all'esempio TripAdvisor, giusto per restare in tema di marketing turistico: le recensioni che i turisti lasciano gratuitamente per l'azienda sono business. Credo che Formenti si riferisca a questo quando dice: "Sono le grandi corporation a conoscere i metodi per estrarre profitto dall'intelligenza collettiva della rete senza remunerarne il lavoro".
    … e poi una voce fuori dal coro, merita sempre attenzione, non trovi? Grazie ancora e continua a seguirmi mi raccomando, è gratis 😉

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