Metamotori tra guai e opportunità

I metamotori stanno creando molti problemi agli albergatori ma sono anche eccezionali opportunità per acquistare visibilità a buon mercato

Torno a parlare dei metamotori dopo aver letto un interessante report curato da Fornova per EyeForTravel. Fornova ha esaminato un campione di 8.000 proprietà distribuite in buona parte del globo, su un periodo di quattro mesi da marzo a giugno 2018.

Durante questo periodo, quattro principali motori – Google, TripAdvisor, Trivago e HotelsCombined – sono stati monitorati giornalmente per un totale di circa 10 milioni di interrogazioni. Oltre a questo EyeForTravel ha somministrato un sondaggio a 5544 persone. Gli intervistati dovevano aver fatto almeno un pernottamento a pagamento negli ultimi 12 mesi per motivi di lavoro o di svago. Se ne sono ottenute oltre 3 mila risposte tra Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti. Sì come sempre manca l’Italia dove le cose che accadono altrove arrivano con qualche mese di ritardo ma arrivano.

Ecco perché dopo più di un anno dallo studio ritengo che i dati che ne escono sono ancora interessanti e attuali e meritano di essere letti.

Per le OTA, lo dimostra il loro ritmo di acquisizioni, i metamotori sono importanti (la slide è tratta dalla presentazione di Jocopo Rita, Pablo Delgado e Michele Ferrato a BTO11: hotel metasearch, lo scenario attuale e le visioni future)

Secondo i consumatori, i metamotori sono utili perché non solo propongono tariffe ma anche perché forniscono infinite informazioni e contengono spesso recensioni postate dagli utenti su diversi siti e OTA.

Per gli albergatori, le prenotazioni dirette sono aumentate grazie al traffico reindirizzato dai metamotori a un costo di acquisizione considerato inferiore a quello di una prenotazione di un agente di viaggio online (OTA). Inoltre questi siti consentono più o meno economicamente di indirizzare l’utente sul sito dell’hotel.

“Tuttavia, come quasi tutti gli sviluppi tecnologici, la metaricerca ha i suoi lati negativi. Dato il desiderio del consumatore di ottenere il prezzo più basso, è un mezzo aperto a essere manipolato da giocatori esperti che vogliono ridurre la concorrenza. Ciò rende la parità estremamente difficile da mantenere nell’era della metaricerca e gli hotel hanno difficoltà a competere con il mezzo.”

Che sui metamotori si fosse creato un luogo dove spregiudicati algoritmi e OTA molto poche corrette praticavano tecniche piratesche ce ne siamo accorti da tempo. Ne parlai in post molto polemici dal titolo chiaro: Metamotori ovvero dall’ipermediazione alla truffa e Se la FIT rate finisce sui metamotori e altre problematiche tariffarie.

Di queste pratiche piratesche ne dette notizia anche Ota Insight in uno studio di cui scrissi qui su Officina.

metamotori

In questo campo minato i turisti si trovano davanti a porte tutte uguali che si differenziano solo dal prezzo, dalla reputazione e dal nome della OTA. Sì il nome della OTA non è così determinate, non si spiegherebbe per quale motivo gli operatori cosiddetti “non contrattualizzati” – quelli che fanno dumping, che pescano disponibilità su terze parti, sui GDS e grazie alle bed bank spenderebbero tutti questi denari per apparire sui metamotori giocando sul prezzo.

Gli utenti, almeno quelli intervistati da EyeForTravel, amano consultare i metamotori. I più sensibili sono le persone tra i 18 e i 35 anni, in maggioranza sono coloro che viaggiano per lavoro.

Come sempre accade per le tecniche di marketing turistico online più avanzate gli albergatori nord americani sono quelli che frequentano maggiormente i metamotori con campagne a pagamento. La solita storia che insegna che laddove le catene alberghiere sono più grandi e diffuse e l’approccio al turismo è più industriale la disintermediazione riesce a dare i suoi frutti.

metamotori

E allora tutti a buttare denari sui metamotori? No, non è facile approcciare i metamotori con campagne a pagamento, molti sostengono che sono più convenienti rispetto alle commissioni delle OTA. Ma non e sufficiente portare traffico al sito per convertirlo in prenotazioni, e sui metamotori si pagano i click che non sono necessariamente prenotazioni. Devi avere un sito performante e che lo sia anche da device mobili (il mobile non è ancora first come viene dipinto da tempo, ma promette bene). Il tuo sistema di booking online deve essere molto friendly, compete con quelli delle OTA, mica bruscolini. Bisogna avere sistemi di monitoraggio perché qualche furbacchione che mette la tua FIT rate in chiaro c’è sempre, così finisce che spendi soldi per avvisare il turista che spende meno se compra su un intermediario qualsiasi piuttosto che sul tuo sito. Un autogol insomma.

Certo è che un sacco di gente frequenta questi luoghi che assomigliano ai peggiori bar di Caracas e, in qualche modo, è bene esserci anche se non ti piace il rum.

Se vuoi approfondire lo studio di EyeForTravel e Fornova lo trovi qua

Immagine di copertina Pixabay (1)

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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