Blockchain for dummies

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Blockchain e turismo: proviamo a spiegarlo con parole semplici. Post con uno speciale webinar gratis!

La Blockchain è stato uno dei temi più caldi e più seguiti dell’ultima edizione di Hicon, il più grande evento italiano dedicato a hospitality e innovazione: visto che non tutti hanno potuto prendere parte al Technology Lab, abbiamo deciso di dedicargli un approfondimento.
Puoi leggere tutto il post, che è una bella storia ma dura un bel po’, oppure puoi registrati subito al nostro webinar gratuito, in programma il 15 gennaio alle 15.00.

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Da due anni a questa parte giro l’Italia, e un po’ anche il mondo, nel patetico tentativo di spiegare cos’è la blockchain e perché diventerà importante nel settore Travel.

Solo recentemente mi sono reso conto di aver completamente sbagliato approccio.
Appena nomino la parola b*******in (parolaccia, non scriviamola più per intero, per rispetto) i neuroni della persona che sto torturando entrano in uno stato di ibernazione immediato.

Me ne sarei dovuto accorgere prima, ma ero troppo preso dal fascino dell’aspetto tecnico per capirlo.
L’aspetto tecnico è, secondo me e pochi altri, veramente affascinante: siamo riusciti a rendere una cosa replicabile (il dato) unica.
È come un file che non puoi copiare e incollare.
Per cui se ce l’hai tu, ce l’hai solo tu e nessuno lo può replicare.
Lo puoi dare a qualcuno, ma non puoi tenerne una copia.
Ok, lo so, non è veramente affascinante, ma dato che stai ancora leggendo e ormai siamo probabilmente rimasti in pochi, lasciami dire quello che direbbe Joe Rogan, che fa più effetto: “it’s fu***in amazing”.

La blockchain come internet

Ora, lo so, che non è assolutamente fu***in amazing ma facciamo un passo indietro e vediamo un’altra cosa fu***in amazing che nessuno si è filato per anni finché non è diventata la normalità.
Immagina questa scena da metà anni 90:
tua mamma è appena tornata dal fotografo, che le ha stampato le foto della sorellina.
Ha una busta in mano, ci scrive sopra l’indirizzo della nonna, ci attacca un francobollo ed esce di nuovo.
‘Ndo va? E dove vuoi che vada? Va ad imbucare la lettera.
Per quella lettera il viaggio è appena iniziato e bisogna sperare che la nonna tenga duro per un po’, se vogliamo che veda quella foto.

Ma lasciamo la lettera al suo lento e forse romantico destino e torniamo a casa: tu hai 15 anni e hai appena scoperto internet.
Hai mandato la tua prima mail ieri sera e da qualche parte hai letto che un giorno si potranno inviare anche le foto, che saranno digitali.
Sembra impossibile, magico, ma ci credi.
La mamma è nel frattempo tornata. Si è appena tolta il cappotto, pioveva, e si sta scrollando di dosso le goccioline.
– “Mamma. Ma lo sai che in futuro potrai spedire la foto alla nonna in maniera istantanea?
La mamma ti guarda e prende mentalmente nota di limitare il tuo accesso a Star Trek.
– “Come instantanea? Come il Nescafè?”, dice con aria svogliata.
– “No, cioè subito, in un secondo”.
– “Il Nescafè non ci vuole molto di più. E come?
E tu, preso/a dall’eccitazione, fai l’errore dei neuroni, lo stesso che facevo io:
– “Eh sai adesso con l’smtp, che è un protocollo email, legato al TCP/IP sul quale hanno sviluppato l’Http, spedire dati diventa veloce e gratuito. A noi serve solo uno scanner, o meglio una macchina fotografica digitale e dobbiamo prendere un computer alla nonna, poi è fatta. Un attimo! It’s fu***in amazing mum!
La mamma ti guarda e mentre pensa che forse dopotutto non vale la pena mandarti all’università, aspetta che finisci di parlare.
I suoi neuroni si erano spenti alla decima parola della tua arringa: il terribile “protocollo”.
I neuroni, seguendo un istinto sviluppato con l’evoluzione, piano piano riaprono le orecchie, e timidamente, ascoltano.
Il tuo silenzio li incoraggia e una frase esce dalla bocca di tua mamma:
– “Faccio una pasta, va bene col pesto del Lidl?
Che nulla meriti più del pesto del Lidl.
– “Ma mamma… cambierà tutto… mamma”. Sai di avere perso la battaglia.
E te ne vai imbronciato/a, senza capire che l’errore è tuo, e solo tuo.
La guerra la vincerai, ma tra dieci anni e nessuno ti farà i complimenti.

E qui la tua decisione importante: che fai? Continui a cercare di convertire gli inconvertibili o ne approfitti?
Tra qualche mese è il 1996 e qualcuno si inventerà Booking.com. Che fai? Lo lasci fare o ci provi anche te?

L’evoluzione del mercato che ha portato alla blockchain

Ora, nel 2020, con la b*******in siamo a questo punto.
Facciamo che invece di tirarti fuori acronimi insulsi ti dico cosa semplicemente a cosa serve?
Vai: allora, intanto la b*******in non manda foto velocemente e gratuitamente, quello lo fa già internet da un pezzo.
Facciamo anche che non ti spiego come lo fa? Che tanto non importa, mica ti sei mai studiato il protocollo http per postare su Facebook? Quindi saltiamo e andiamo al dunque.

Ora, è tutto molto molto molto semplice (*)
1) Internet ha reso la trasmissione dati veloce ed economica (non gratuita, nulla è gratis, vedi che la mamma le cose importanti le sa?).
Con solo questa caratteristica ha stravolto una marea di cose.
Sia nel Travel che nella vita di tutti i giorni.

(*) non è tutto molto molto molto semplice, era un trucco per non farti spegnere i neuroni.

2) Sono spuntate fuori della aziende native di internet che hanno basato tutto sulla nuova tecnologia rispetto a quelle che si sono semplicemente fatte fare un sito web. E hanno fatto fuori tutti.
Chiamiamolo Web 1.0: quello degli annunci. Siti che presentavano informazioni in maniera veloce e gratuita, sbaragliando i cataloghi e le agenzie di viaggio, per capirci.
Siti che però altro non erano che cataloghi online. Facevano con internet solo quello che internet permetteva loro di fare senza aggiungerci molto.

3) Poi, a metà dell’anno 2000 circa sono spuntate aziende del Web 2.0 che sopperivano alle mancanze di internet.
Airbnb per esempio aggiungeva tre funzionalità agli annunci: reputazione, pagamenti e governance.
Quindi adesso faceva quattro cose:

– Annunci (come Homeaway o altri, siti di annunci del Web 1.0). Roba vecchia, ma la base.

– Reputation: che poi sono le recensioni.
Importante: internet questo NON LO SA FARE da solo. Serve un’azienda che lo faccia.
Nel senso che io credo alle recensioni solo se sono pubblicate da una terza parte.
Se tu albergatore mi metti le recensioni nel tuo sito, io come faccio a fidarmi e credere che non le hai manipolate?
Magari hai cancellato quelle brutte, tanto il controllo del server ce l’hai tu.
Quindi mettile pure le recensioni, anzi metti anche i vari testimonial con le foto di persone finte, che tanto manco li guardo.
Mi fido se sono gestite da Booking, Airbnb o altre terze parti.
Tripadvisor e Ebay hanno basato il proprio impero su questo concetto.

– Pagamenti: con Homeaway il cliente pagava direttamente il proprietario.
Ma nel momento in cui pagava la caparra, mostrava il fianco ed era nelle mani del proprietario. Per cui tutto il mercato era limitato a persone che si fidavano. Stessa cosa in Booking, che infatti non usciva dal mondo degli alberghi, che hanno ben più da perdere se fanno i furbi.
Chi si fida di incoraggiare un cliente a pagare un piccolo proprietario che ha solo un appartamento (e ovviamente manco un POS)?
Poi arriva Airbnb che dice: “Ok, i soldi li prendo io e poi li giro”.
Questo si chiama Escrow.
E nemmeno questo internet LO SA FARE.
Internet sa mandare foto, testi e barzellette, ma non ha un sistema di pagamenti nativo.
L’unico modo per pagare online sono le carte di credito, tecnologia nata negli anni 50 che necessita di un numero di banche e corporazioni impressionante per ogni singola transazione.
Nota come adesso nella prenotazione tra Cliente e Gestore ci siano di mezzo Airbnb, il gestore di pagamenti di Airbnb, Visa e un paio di banche.
Abbastanza affollata come festa no? E bisogna pure pagare tutti gli invitati. Pensa, e tu che volevi accogliere un ospite senza tanta gente di mezzo.

– Governance: il cliente appoggia la moka bollente sul tavolo in mogano?
Homeaway dice: “Arrangiatevi”, Booking dice: “Arrangiatevi” ed Airbnb dice: “Ci penso io”.
Nasce così il Trova Soluzioni che toglie un altro pensiero all’Host.
In caso di danni infatti Airbnb aiuta (o dice di farlo, ma questa è un’altra storia).
Internet nemmeno questa cosa SA FARE.
Sa mettere in contatto cliente e proprietario ma non sa decidere cosa fare in caso di danni. È la governance, baby, che poi in questo caso è praticamente il Giudice di Internet.

Così il Web 2.0, quello di Airbnb, toglie ogni pensiero all’Host:
– Ti trova i clienti > via il marketing
– Ti gestisce i pagamenti > via la gestione carte di credito
– Ti gestisce i danni > via le preoccupazioni
E dilaga. Dilaga talmente tanto che poi tutti partono alla rincorsa, persino il gigante Booking.

Nella corsa poi le OTA si accorgono che a forza di togliere preoccupazioni, tolgono anche potere e capacità decisionale e possono decidere quello che vogliono, tanto gli Host sono talmente abituati ad avere la pappa pronta che hanno dimenticato, o nemmeno mai imparato, a cucinare.
Un esercito di gente che mette la casa, pulisce i bagni, cambia le lenzuola e accoglie gli ospiti mentre le OTA devono solo gestire codice, marketing e customer care.
E le valutazioni di queste aziende di conseguenza vanno alle stelle.

Ora, avrei notato che ho scritto varie volte che internet NON LO SA FARE.
Avrai anche notato che non ho ancora parlato di b*******in.
Ci arrivo, una volta che la base è chiara, il resto è lampante.

 

Che cos’è la blockchain e che cosa cambierà in futuro

Quindi il Web 2.0 cos’è? È una alleanza tra internet (che manda dati in giro allegramente) ed aziende che gestiscono reputation, payments e governance.
Ed è anche un modello in fase di superamento.
Airbnb ha già 11 anni. Come vola il tempo.

Perché internet si evolve: ricordi il computer della nonna? Chi avrebbe mai immaginato che la nonna nel giro di pochi anni avrebbe avuto in mano il cellulare? Un computer molto più potente del tuo Pentium II, leggero, comodo. E, miracolo, che sarebbe anche stata in grado di usarlo?
È internet, e tutto l’ecosistema hardware, che si è evoluto.

La domanda successiva è ovvia: quali saranno le prossime evoluzioni?
Telefoni più piccoli, schermi infinity pool, che si piegano, microchip nel cervello collegati al minibar?
Forse, ma l’evoluzione più importante, quella che ci porta al Web 3.0, è resa possibile proprio dalla b*******in.
Che altro non è che un layer successivo che spalmiamo sopra al caro vecchio internet.
E diventa parte integrante di internet anche lei.
La blockchain è una specie di microchip che trasforma la TV col tubo catodico in una smart TV.
O una cosa del genere.

Ok, ma quindi cos’è questa evoluzione?

È molto molto molto semplice (vediamo se li frego di nuovo i tuoi neuroni):
Internet sta imparando a gestire tre cose immense: Reputation, Payments e Governance.
Cioè:
– Recensioni che non devono essere in mano a qualche corporazione ma sono in internet e tu sai che sono vere. E che inoltre non sono collegate alla OTA, sono tue, e potrai portarti in giro verso altre OTA o su un sito personale.
– Pagamenti in moneta nativa di internet: la criptovaluta.
– Governance: decisioni prese dalle persone che partecipano alla piattaforma, e non da una corporazione.

Ora, se pensi che tutto ciò è impossibile e complicato e “che forse dopotutto è stato un bene non mandarmi all’università”, considera che per quanto questo possa apparire assurdo, forse stai avendo un “momento della mamma:”.
Una resistenza automatica ad una innovazione al di fuori dai tuoi schemi mentali.
Che probabilmente sono schemi Web 2.0, e non te ne faccio una colpa, ci mancherebbe.

E nonostante tu viva in mezzo a tecnologia che sempre ha generato questo tipo di reazione all’inizio, forse non ti riesce di fare il salto ed abbracciarla subito.
Preferisci forse preparare una pasta al pesto del Lidl di fronte alle assurdità che sto dicendo.

Se stai pensando a cose del tipo “ma le recensioni poi chi le controlla?”, “seee, il Bitcoin è troppo volatile e poi chi c’è dietro?” e “a posto, facciamo decidere in maniera democratica, sai che casino?”, sei già sulla buona strada. Lo scetticismo è sano, anzi dovuto.
Io le risposte a queste domande le ho, non ho l’arroganza di dire che andrà proprio così, anzi, arrivo a dire che sono probabilmente sbagliate.

Ma se le cose vanno come sembra che debbano andare e internet si fa carico anche di Reputation, Payments e Governance sai qual’è la conseguenza?
Che Booking ed Airbnb non serviranno più.
Dovranno adattarsi o fare la fine della Kodak e Thomas Cook.

Qualsiasi cosa tu faccia nel Travel, ti prendi un rischio nell’ignorare l’evoluzione di internet o un’opportunità nel cavalcarla.

PARTECIPA AL WEBINAR GRATUITO “Hicon 2019: Speciale Blockchain in Travel”

Mirko Lalli, CEO e founder di Trave Appeal, e Luca De Giglio, esperto di blockchain, il 15 gennaio 2020 alle ore 15.00 terranno uno speciale webinar dedicato al Workshop “Blockchain in Travel” che si è tenuto ad Hicon.
Parleremo dei portali di prenotazione del nuovo internet, della questione dell’identità aziendale, della protezione della reputazione, delle risoluzione delle dispute e di come accettare pagamenti in Bitcoin.
In breve, come, quando e perché la Blockchain cambierà tutto nel Travel.
Iscriviti subito: il webinar è gratuito!

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Foto in copertina: by Pascal Bernardon on Unsplash

Luca De Giglio

Luca De Giglio

Uno dei primi Nomadi Digitali italiani. Ha viaggiato per anni lavorando al proprio lifestyle business, precursore di Airbnb. Nel 2014 ha fondato la start-up Adormo nel settore extra alberghiero che diventerà il braccio operativo di Trips. Ad Hicon 2019 ha gestito il Technology Lab dedicato a Blockchain & Travel.

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3 Commenti
  • Avatar
    Zeno Govoni
    Gennaio 8, 2020

    Grande Luca !!! non vedo l’ora di seguire il tuo webinar visto che ad HICON 2019 non sono riuscito a scendere al piano di sotto per seguire le sessioni sulla Blockchain. Sono curioso

  • Avatar
    Luca Pelizzari
    Gennaio 9, 2020

    Ho letto tutto, per non avere una risposta.

    Ottimo. Vado a farmi una pasta al pesto della Lidl.

  • Luca De Giglio
    Luca De Giglio
    Gennaio 20, 2020

    @Zeno: dovrebbe esserci la registrazione online da qualche parte! 🙂
    @Luca: eh, mi dispiace. Purtroppo più semplice di così non ce la faccio. Il prossimo passo è sperimentarla, un po’ come con internet. Era duro spiegarlo, l’abbiamo capito solo usandolo.

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