Il futuro del turismo internazionale sono i territori a vocazione plurima

C’erano una volta la vacanza al mare, la settimana bianca e i week-end nelle città d’arte. Oggi, anche se resistono, questi prodotti sono notevolmente cambiati e il turismo internazionale guardai ai territori a vocazione plurima. Anche se non tutte le destinazioni lo hanno ancora pienamente compreso.

A voler essere estremamente sintetici, la questione si può riassumere più o meno in questo modo: rispetto anche a soli dieci anni fa, il numero di stimoli cui siamo quotidianamente esposti è incrementato in modo vertiginoso. Questo si riflette, in qualche modo, anche nelle scelte aggregate in termini turistici: le esigenze dei turisti si sono moltiplicate, sia in termini di qualità, sia e soprattutto in termini di diversità.

Se a questo fenomeno pienamente “culturale”, si associa anche una contrazione dei tempi “turistici” per la maggior parte delle persone, il risultato è una ricerca di un’esperienza turistica molto composita.

Una sfida che, è forse opportuno ribadirlo, è estremamente utile non solo in una logica di promozione turistica, ma anche come uno stimolo per i nostri territori.

Ma procediamo con ordine: qualche anno fa, un paper della Banca d’Italia relativo ai consumi turistici sul nostro territorio evidenziava che “Il prodotto turistico acquistato si è quindi arricchito di elementi nuovi e differenziati; con frequenza crescente sono state ricomprese nel viaggio esperienze che caratterizzano altri tipi di vacanza.”

In questa e in altre riflessioni successive, la Banca d’Italia rilevava altri elementi particolarmente rilevanti: il primo è che questa ibridazione della domanda turistica riguarda soprattutto le vacanze al mare e in montagna; il secondo è che tale fenomeno (vale a dire la “motivazione secondaria” della vacanza) tra il 2010 e il 2017 è più che raddoppiato; il terzo è che i giovani che arrivano in Italia tendono a preferire una vacanza “nelle città d’arte”.

Il quarto elemento, è invece evidenziato dal recente report pubblicato da Airbnb, che letteralmente, riporta che a fronte delle tendenze storiche, in cui il viaggio tipico è composto da uno o due utenti che utilizzano Airbnb per visitare una grande città, per l’estate del 2021 la tendenza che si registra è un viaggio familiare, che dalla grande città destina i visitatori verso destinazioni più piccole.

Il caso italiano, espressamente citato nel report, registra un cambio nella top destination, passando dalla storica Roma alla Sardegna.

Territori a vocazione plurima: la nuova strategia

Sono elementi, questi, dai quali i territori possono trarre degli spunti interessanti, a cominciare da una strategia di diversificazione della propria offerta turistica. Del resto, il nostro territorio, ben si presta a vacanze “multi-motivazione”: eccezion fatta per alcuni casi, infatti, le nostre città sono sorte e cresciute, nel corso dei secoli, per la posizione favorevole: fiumi, pianure, ma anche colline e, soprattutto, mare.

La pandemia, quindi, ha ancora una volta reso più evidente un trend già in essere e che, in quanto tale, dopo i primi periodi di assestamento, è destinato a durare.

Il turismo dei prossimi anni è molto probabile sia caratterizzato da un numero crescente di viaggiatori che tenderà a privilegiare mete meno “affollate”, sia per naturali “ritrosie” nei riguardi dei luoghi più gremiti, sia per una culturale ricerca di “autenticità”, che negli ultimi anni è divenuta una esigenza sempre più centrale nella scelta del territorio da visitare.

Una strategia corretta è, dunque, quella di privilegiare i fattori propri di un territorio, e di riuscire a creare quante più connessioni possibili tra mete diversificate, rinunciando ad ormai anacronistici campanilismi e presentandosi sul segmento turistico come territorio complesso.

Valorizzare il Patrimonio Culturale di un comune confinante, diviene così un fattore critico di successo per la località “balneare”, che così facendo si posiziona come un territorio in grado di offrire esperienze composite e multilivello, con effetti positivi sia sul livello di qualità percepita dai viaggiatori, sia per entrambi i territori.

Perché questa strategia, funzioni tuttavia, è importante ci siano alcuni presupposti che per quanto banali, può essere comunque utile ricordare: il primo è che le piccole faide tra i comuni, interessantissime per i visitatori se si guarda alla nostra storia, devono essere, appunto, storia; il secondo è che per valorizzare in modo composito il territorio, non sarà sufficiente “un grafico” e qualche “video di 3 minuti da proiettare nei convegni”.

È necessario “definire”, organizzare” ed individuare un prodotto turistico in grado di rispondere a una domanda più “sofisticata”, e sempre più alla ricerca di una esperienza autonoma. E autentica.

Ecco. L’Italia del turismo avrà raggiunto un buon livello di maturità quando queste ultime precisazioni saranno davvero superflue.

 

Foto di copertina di นิธิ วีระสันติ  •  กรุงเทพมหานคร/ไทย, su Pixabay

Stefano Monti

Partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all'estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale e turistico.

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