Crisi del personale e formazione

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La difficoltà nel trovare personale per il comparto turistico è trasversale a tutte le tipologie di aziende del settore, a tutti servizi delle filiera e, salvo l’Australia, problema comune a tutte le latitudini da almeno due anni.

Ogni corpo sociale, se lasciato a sé stesso, tende a trovare soluzioni per i suoi problemi: ed è proprio questo che chi è abituato a controllare tutto e a sapere tutto non vuole. 

Tiziano Terzani, La porta proibita

La terza edizione della ricerca “Global Workforce of the Future” di Adecco ci dice che a livello globale il 27% dei lavoratori cercherà di cambiare lavoro nei prossimi 12 mesi, andando a influenzare con tutta probabilità almeno 7 lavoratori su 10, dei quali il 50% circa seguirà le orme dei propri colleghi dimissionari. 

In Italia, come in altri paesi, dall’anno scorso si susseguono articoli di giornale, interviste – a datori di lavoro e persone in cerca di impiego – e social post che cercano il colpevole. 

Si parla di ragazzi che non hanno voglia di lavorare e assumersi responsabilità e si risponde con la critica a stipendi non adeguati e condizioni contrattuali svantaggiose, si parla di turni di lavoro massacranti e si ribatte con storie di carriere di successo iniziate con una dura gavetta.

La verità è che entrambe le parti, con le dovute eccezioni, dicono sostanzialmente il vero, ma le ragioni stanno principalmente in un cambiamento epocale di vedute e nella tipologia di settore. 

Generalizzando, la generazione dei miei nonni, come le precedenti, ha vissuto per lavorare. Quella dei miei genitori in gran parte pure (è anche la generazione dei “baby pensionati”). La mia generazione è quella della via di mezzo: educati al lavoro (salvo rare eccezioni tutti abbiamo lavorato durante l’estate a partire dai 14 anni), divenuti adulti abbiamo realizzato che si può anche vivere in un altro modo e ai nostri figli, magari anche inconsapevolmente, stiamo insegnando che si lavora per vivere e non viceversa e che i valori aziendali sono uno degli elementi da valutare, insieme alle opportunità di crescita e progressione di carriera.

Quanto al settore, la problematica di fondo di stipendi, contratti, e turnazioni è data dal suo essere, salvo casi isolati, ad alta manodopera scarsamente produttiva. Ovvero, la produttività di un turno di lavoro oggi è praticamente la stessa di due, anche tre decenni fa. Inoltre, la stagionalità che caratterizza l’attività e le dimensioni ridotte delle aziende nostrane difficilmente consentono di poter garantire soddisfazioni personali sul lungo termine ed evoluzione degli stimoli professionali.

La crescita del turismo, fatta eccezione per location e realtà uniche e altamente richieste (dato peraltro variabile nel tempo) è trainata da quella degli altri settori, che ha portato alla maggiore capacità di acquisto di grandi fasce di popolazione a varie latitudini e che negli ultimi decenni aveva inoltre coinciso con l’abbassamento del costo dei trasporti, trasformando per molti il viaggio da esperienza rara e relativamente onerosa a standard dello stile di vita. 

È un problema di sistema, quindi non risolvibile nel breve termine. Il punto di partenza però è sicuramente la formazione. 

Le professionalità e le competenze richieste nel 2022, anche nel turismo, non sono quelle di vent’anni fa – e nemmeno quelle di dieci anni fa – e la scuola alberghiera non può essere l’unica opzione né può continuare a offrire lo stesso tipo di insegnamento né limitarsi a essere un mero istituto professionale pensato come soluzione di studio per quei ragazzi che – apparentemente – voglia di studiare non ne hanno.

Crisi del personale e formazione

© RC Academy

Di questo ho chiacchierato e riflettuto insieme a Roberto Costa durante l’ultima edizione dell’Hospitality Day a Rimini e penso che la sua storia e l’esempio della sua azienda possano offrire grandi e importanti spunti di riflessione a tutti noi.

Credo che per essere utile con la mia riflessione, la sintesi sarà necessaria : formazione, formazione e formazione, motivazione, motivazione e motivazione.

Queste sono le “sei” cose che oggi più che in altri momenti ci vogliono per passare questa tempesta perfetta, tenuto ahimè in conto che di certo nel prossimo futuro non ci aspettiamo la vita che abbiamo fatto per gli scorsi cinquanta anni.

La formazione motiva i ragazzi e i ragazzi motivati si entusiasmano ai progetti!

Raccontare una storia alla volta e non “delle storie” fa una grande differenza e per fare questo bisogna far vivere la propria esperienza in modo reale, dobbiamo rendere i ragazzi ossessionati e non solo appassionati di questo lavoro, ed essere ossessionati non significa lavorare venti ore al giorno come facevamo noi, ma avere l’ossessione di esprimere al meglio i propri concetti nelle ore che avranno a disposizione.

Io penso che questa sia l’unica chiave per aprire la porta dell’interesse nelle nuove generazioni.

Roberto Costa, CEO & Founder di Macellaio RC

La Matooro Academy, il nuovo programma formativo di Roberto Costa

In quest’ottica, Roberto ha dato vita alla Matooro Academy, che mira a formare giovani aspiranti gestori di ristoranti italiani nella capitale britannica. Parzialmente sponsorizzata dalla Farnesina, è un’esperienza formativa a 360 gradi, aperta a tutti.

L’Accademia, pensata inizialmente per un gruppo di 25-30 ragazzi tra i 18 ed i 39 anni, offrirà ai propri partecipanti corsi bisettimanali di management dell’ospitalità e di inglese, uno stage in uno dei ristoranti affiliati e la possibilità di ottenere i fondamentali certificati HACCP e Food Alert, oltre ad alloggio in centro a Londra e abbonamento ai mezzi.

Alla fine nel percorso, della durata di sei mesi, è prevista una sponsorship di quattordici mesi per iniziare a lavorare nell’ambito dell’ospitalità nel Regno Unito.

Silvia Moggia

Italo-argentina cresciuta alle Cinque Terre, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e specializzata in Francia in Mediazione Culturale e Gestione dello Spettacolo, dopo un anno presso l’agenzia internazionale IMG, ha iniziato a lavorare alla direzione della programmazione e artistica dell’Opéra di Parigi nel 1998 per poi essere nominata direttrice di produzione e programmazione al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia nel 2005. Dal 2011 è tornata in Italia per motivi familiari riconvertendosi nel settore turistico e ha da poco ultimato il master in Hospitality 360 presso la Cornell University, dopo il corso in Tourism Management presso la stessa università. Gestisce il boutique hotel di famiglia a Levanto, si occupa di promozione e sviluppo per altre strutture ricettive e destinazioni, è social media manager per The Data Appeal Company e per Vertical Media è incaricata delle strategie di marketing e comunicazione di Destination Florence. Nel tempo libero viaggia ed è web writer nel settore travel e scrive un proprio blog di viaggi indipendenti in solitaria.

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