L’Elba e i collegamenti aerei, intervista con Maurizio Furio presidente di Elbafly

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La cooperativa di servizi aerei Elbafly, per il primo anno dalla sua nascita, non effettua servizi di collegamento tra scali nazionali e l’aeroporto di Marina di Campo. Per comprendere meglio la situazione dei collegamenti aerei da e per l’Elba e il futuro dello scalo isolano ho rivolto le quattro domande di Officina a Maurizio Furio presidente di Elbafly.

D. Cosa è successo negli ultimi mesi e perché Elbafly non vola?

R. Nulla di così incomprensibile; durante l’inverno Elbafly ha attivato tutta una serie di azioni che dovevano sfruttare il traino dell’avvio dei voli della cosiddetta “continuità territoriale”: promozione delle strutture turistiche nei mercati internazionali finalmente raggiungibili agevolmente via Pisa e via Firenze; accordi commerciai per la vendita di servizi accessori connessi ai voli (noleggio mezzi, soggiorni alberghieri, ecc…); accordi con altri scali (Reggio Emilia-Parma) per l’attivazione di nuove linee aeree a costo contenuto grazie alla presenza dell’aereo sullo scalo elbano già pagato dalla continuità territoriale; accordi con operatori in procinto di avviare collegamenti con altri scali beneficiari di continuità territoriale (Albenga) che permettessero di proporre il collegamento con Milano con aerei di dimensioni superiori al passato (ATR). Con il venir meno della continuità territoriale all’Elba, abbiamo dovuto rimediare in qualche modo.
Con Pisa si sono attivati i collegamenti giornalieri con pulmini. Con Milano si è cercato di attivare un servizio di aerotaxi continuativo che, stante la carenza di budget, è stato affidato in totale autonomia alla compagnia aerea Professione Volare la quale, effettuato il primo volo, ha dovuto sospendere l’attività per complicazioni burocratiche per le quali, data l’autonomia dell’affidamento del servizio, non abbiamo potuto interferire.

D. E ora?

R. Ora il bando è stato emanato e ci stiamo preparando a collaborare con la compagnia che vincerà, sempre che ne partecipi almeno una (il bando presenta alcune criticità evidenti nella tempistica di emanazione e nel capitolato della richiesta di servizio). Nel frattempo, abbiamo approfittato della stagione di pausa nelle operazioni di volo, per fare anche un po’ di ordine al nostro interno, cercando di far emergere un gruppo più limitato di soci interessato a proseguire l’attività con approccio più imprenditoriale del passato e per recuperare la gran mole di crediti pregressi nei confronti delle istituzioni locali.

D. Le conseguenze in termini di immagine della sospensione dei voli sono state pesanti?

R. E’ stata una decisione sofferta ma, come non notare che dieci giorni dopo la nostra ufficializzazione della sospensione il bando è stato emanato? Come non notare che poco dopo la nostra ufficializzazione alcuni Enti che dovevano ancora erogare il loro contributo per gli anni pregressi si sono mossi per deliberarlo? Ci siamo trovati a dover scegliere tra il preservare la nostra immagine e condannare i nostri soci a versare vita natural durante capitale privato nel mantenimento di voli che già da un paio di anni avrebbero dovuto essere a carico dello stato, o penalizzare l’immagine ma far finalmente chiarezza sulle responsabilità e tentare di far partire una nuova fase.
Va anche detto che, in realtà, il problema di immagine si è posto in misura molto limitata e solo a livello locale: la materia è poco conosciuta e anche poco approfondita dagli operatori locali che hanno dato, per fortuna in un numero molto limitato di casi, una lettura severa dell’accaduto. Fuori Elba la nostra credibilità non è stata minimamente scalfita (e lo dimostrano i contatti di queste settimane per una collaborazione nella partecipazione al bando della continuità territoriale o nello sviluppo di collegamenti aerei con nuove destinazioni), anche perchè agli operatori del settore è molto ben chiara l’eccezionalità di una realtà territoriale di soli 20.000 abitanti che comunque si è autofinanziata voli aerei per ben cinque anni (la percentuale media di probabilità di arrivare al secondo anno per esperienze di questo tipo è dell’8%).

D. Quale sarà il futuro di Elbafly?

R. Il futuro di Elbafly è dei soci e non di Furio, che finisce il proprio mandato quest’anno.
Penso che comunque lo shock sia stato molto salutare per avviare la fase che definirei della maturità: Elbafly non dovrà più operare i voli direttamente ma potrà dedicarsi a capitalizzare gli assets di valore che ha comunque consolidato in cinque anni di attività: un sito ottimamente posizionato con chiavi di ricerca tipiche dei voli di chi vuole acquistare biglietti aerei, un marchio turisticamente molto conosciuto a livello europeo e pubblicizzato per anni in fiere del settore, un pacchetto clienti che, sulla destinazione di Milano, ha dimostrato un’alta capacità di spesa, rapporti istituzionali e con le categorie produttive locali ottimi, una parte di soci molto motivati e desiderosi di sfruttare l’opportunità che oggi si presenta loro.
Infine non trascurerei anche l’aspetto che, qualunque sia il destino della gestione dell’aeroporto, ritengo non possa prescindere da una realtà come quella di Elbafly.

Grazie a Maurizio Furio.

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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1 Commento
  • Anonimo
    Agosto 26, 2010

    Speriamo

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