Di cosa parliamo quando diciamo sostenibilità turistica?

Vi ricordate del cosiddetto effetto Greta e il conseguente slancio scandinavo a favore della sostenibilità turistica? Ne avevo parlato in un post a fine 2019, trattando il tema dei megatrend che cambieranno il futuro del travel

Ebbene, nonostante il traumatico stop dovuto alla pandemia, quei trend non hanno subito variazioni, anzi, casomai una netta accelerata e la tematica della sostenibilità turistica si è fatta centrale a tutte le latitudini.

Solo negli ultimi mesi la Griffiths University ha attivato la Global Sustainability Tourism Dashboard, Greenview ha ulteriormente sviluppato il Sustainability Benchmarking, Risks and Opportunities Assessment per il settore alberghiero e la nostra The Data Appeal Company ha lanciato il Fair Index, al fine di raccogliere e analizzare il sentiment di tutti i contenuti online relativi all’impegno sociale e ambientale delle aziende.

Il termine sostenibile non ha però un significato univoco, nemmeno quando si parla di turismo, ma si basa piuttosto su una serie di concetti e aree di pertinenza e sviluppo.

Di cosa parliamo quando diciamo turismo sostenibile?

The Student Hotel, Firenze – © Silvia Moggia

Sostenibilità ambientale 

La sostenibilità ambientale, tema trattato su Officina Turistica da Fabrizio Santini, riguarda per l’appunto questioni prettamente ambientali quali il cambiamento climatico, l’inquinamento e le emissioni di carbonio, insieme alle misure politiche e talvolta aziendali adottate per tutelare la biodiversità, limitare il consumo delle risorse naturali, la dipendenza dai combustibili fossili e incrementare l’adozione di energie rinnovabili. 

Il turismo è ad esempio un forte utilizzatore di acqua – per bagni, piscine, campi da golf e terme – il che implica fin d’ora sfide di approvvigionamento idrico e di gestione che possono portare a conflitti con le comunità locali sulle risorse.

Sostenibilità sociale 

La sostenibilità sociale riguarda la qualità della vita e il benessere della popolazione locale.Andiamo dai diritti umani all’accesso a fonti di sostentamento per determinate destinazioni dell’Africa o dell’America Latina, fino al diritto a un salario dignitoso. Dall’uguaglianza e le libertà democratiche per destinazioni turistiche politicamente amministrate da regimi dittatoriali, alla più vicina a noi problematica inerente la gestione dei flussi e la relazione residenti-turisti delle destinazioni soggette all’over tourism pre-pandemico.

In quest’ottica, l’Arabia Saudita, dopo il Red Sea Project di cui ho già scritto in passato, ha ad esempio selezionato l’antico distretto di At-Turaif per un vasto progetto di sviluppo turistico, atto a garantire un impiego alla gente del posto. Il Paese ha come obiettivo per il turismo il raggiungimento del 10% del PIL.

Sostenibilità economica

Sostenibilità economica è poi la capacità di una determinata località di raggiungere una data crescita economica che possa sostenere la popolazione locale. In questo il turismo pare negli ultimi decenni essere strumento e obiettivo principale, perché potenzialmente capace di creare occupazione, democratizzare digitalizzazione e progresso tecnologico e sostenere e sviluppare il settore privato.

Per garantire questo tipo di sostenibilità anche in piena pandemia, l’Hong Kong Tourism Board ha ad esempio dato vita a “Hello Hong Kong”, una piattaforma digitale che ha trasformato i residenti in turisti. Questa super-app consente di creare itinerari personalizzati selezionando offerta enogastronomica, attività e attrazioni e shopping, il tutto in collaborazione con Visa, Master Card, Unionpay e American Express che garantiscono offerte esclusive e lotterie con premi fino a 10.000 HKD da reinvestire in spesa turistica locale.

La sostenibilità turistica

Tornando a Greta, anche grazie a lei stiamo assistendo a una crescita esponenziale della domanda di turismo sostenibile, ovvero la capacità di una destinazione di garantire un settore turistico equilibrato e resiliente, evitare la dipendenza da segmenti che creano massificazione e trovare il giusto equilibrio tra popolazione residente e visitatori.

La sostenibilità turistica non è un concetto nuovo; tuttavia, solo il 55% delle imprese del comparto ha implementato una qualche forma di strategia in questo senso, rispetto al 70% delle industrie di beni di consumo, mentre qualcosa di più si sta facendo lato destinazioni, non fosse che per questioni meramente politiche.

I primi 20 paesi leader nel Sustainable Travel Index presentato da Euromonitor nel corso dell’ultima edizione del WTM di Londra sono tutti in Europa. Al primo posto la Svezia, seguita dalla Finlandia e dall’Austria. Dalla ventunesima posizione in su Nuova Zelanda, Bolivia e Canada, grazie soprattutto ai progressi lato sostenibilità di trasporti e alloggi.

Di cosa parliamo quando diciamo sostenibilità turistica?

dati Euromonitor 2020

Come era prevedibile, la Scandinavia in soli due anni dall’inizio del movimento flygskam ha ottenuto ottimi risultati e a fine 2020 il 65% delle imprese di viaggio aveva già implementato un piano strategico per la sostenibilità. 

La Svezia è poi il paese maggiormente impegnato nella preservazione del ghiaccio artico e il permafrost, con l’obiettivo di raggiungere emissioni zero entro il 2045; sta inoltre lavorando per promuovere il turismo rurale nelle aree centrali, quello balneare lungo la costa meridionale grazie a temperature estive fino a qualche anno fa tipiche del Mediterraneo, sviluppare ulteriormente trasporti efficienti e incentivare strutture ricettive dall’architettura e dal design eco-chic (vedi Treehotel ad Harads nell’immagine di copertina).

Nel mentre, il Costa Rica è stato riconosciuto leader mondiale della sostenibilità dalle Nazioni Unite: nel 2019 il governo ha preso coscienza che non agire avrebbe comportato molteplici rischi, incluso quello di perdere il proprio vantaggio competitivo nell’attrarre turisti internazionali, e si è quindi impegnato a raggiungere la propria neutralità climatica entro il 2050.

La prima destinazione turistica a emissioni zero al mondo sarà però Palau, in Micronesia, che ha già annunciato obiettivo e strategia, sviluppata in collaborazione con il  Sustainable Travel International e Slow Food.

Parlando di sostenibilità turistica parliamo quindi implicitamente di tutta la filiera, infrastrutture incluse:

  • il trasporto sostenibile di una destinazione dovrebbe certificare l’efficienza energetica dei propri mezzi e servizi (dal livello di emissioni a una più ampia offerta che consenta di ovviare all’utilizzo di vetture private e individuali), secondo il World Resources Institute, i trasporti rappresentano infatti il 25% delle emissioni globali di carbonio;
  • l’alloggio sostenibile implica una gestione ecosostenibile a tutto tondo delle singole strutture ricettive, grazie a scelte imprenditoriali oculate, a incentivi e agevolazioni promulgati dalle amministrazioni nazionali e locali, ma anche grazie a una giusta strategia comunicativa con la propria clientela. Di questo avremo poi modo di parlare ampiamente nel corso di un live di Hospitality Now dedicato integralmente all’argomento; 
  • la filiera turistica tutta dovrebbe poi applicare una “gestione green”, dai fornitori al segmento eventi al food & beverage fino alle attualissime esperienze.

Indipendentemente dalle proprie convinzioni personali, le valutazioni del governo del Costa Rica dovrebbero farci riflettere e ispirare; e poi, come mi avrete già sentito ribadire più volte, i megatrend non sono mode passeggere e lo stravolgimento climatico neppure.

Silvia Moggia

Italo-argentina cresciuta alle Cinque Terre, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e specializzata in Francia in Mediazione Culturale e Gestione dello Spettacolo, dopo un anno presso l’agenzia internazionale IMG, ha iniziato a lavorare alla direzione della programmazione e artistica dell’Opéra di Parigi nel 1998 per poi essere nominata direttrice di produzione e programmazione al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia nel 2005. Dal 2011 è tornata in Italia per motivi familiari riconvertendosi nel settore turistico e ha da poco ultimato il master in Hospitality 360 presso la Cornell University, dopo il corso in Tourism Management presso la stessa università. Gestisce il boutique hotel di famiglia a Levanto, si occupa di promozione e sviluppo per altre strutture ricettive e destinazioni, è social media manager per The Data Appeal Company e per Vertical Media è incaricata delle strategie di marketing e comunicazione di Destination Florence. Nel tempo libero viaggia ed è web writer nel settore travel e scrive un proprio blog di viaggi indipendenti in solitaria.

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