Turismo enogastronomico, crescita e tendenze

La gastronomia, a qualsiasi livello, ha sempre fatto parte integrante dell’attrattiva turistica di una destinazione. Ne rappresenta e racconta l’identità e ne diffonde la cultura.

Una componente essenziale della vacanza quindi, che è oramai fondamentale nella selezione e pianificazione del viaggio stesso per una fascia sempre più ampia di turisti che vedono nella scoperta del patrimonio culinario, vitivinicolo, agricolo o anche della ristorazione, il motivo principale per recarsi in un determinato luogo.

La quarta edizione del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2021, a cura di Roberta Garibaldi, precisa che per il 71% dei viaggiatori la componente legata all’enogastronomia è importante nella scelta del viaggio, contro il 59% del 2019.

Il turismo enogastronomico per i territori

Un turismo gourmet che unisce bere, mangiare e degustare e vede nei prodotti del territorio e nella tradizione culinaria, enologica e brassicola un reale patrimonio da scoprire e assaporare. 

Il turista gourmet è decisamente green e ricerca coinvolgimento anche con le persone del posto. 

Non è più solo un sedersi a tavola e assaggiare, ma anche imparare a cucinare e selezionare i prodotti, capire come vengono realizzati e conoscere agricoltori e allevatori mentre lavorano e partecipare alla produzione.

Prendere parte a eventi legati alla tradizione culinaria e produttiva del territorio e incontrare chi quel territorio lo abita e fa vivere.

Parliamo quindi di turismo enogastronomico e, a partire dalle zone rurali della Germania fino al Québec, di agri-turismo, non come mera soluzione per pernottare, ma come forma di turismo finalizzata alla scoperta e alla condivisione del saper fare di un ambiente agricolo: visita dell’azienda agricola, alloggio, ristorazione e vendita di prodotti agroalimentari. 

Da un punto di vista socio-economico, il turismo enogastronomico è una fonte finanziaria significativa per agricoltori e produttori. Consente loro di sostenere le proprie attività e il proprio know-how e li rende ambasciatori della regione, che ne risulta valorizzata sia in termini di identità sia di diversità.

Il turismo enogastronomico e l’enoturismo contribuiscono quindi alla promozione e all’immagine di marca della destinazione. Dal punto di vista ambientale poi favorisce la degustazione dei prodotti realizzati in loco, eliminando le emissioni di gas serra causate dal trasporto di generi alimentari. I prodotti di qualità di un territorio sono inoltre molto spesso associati all’agricoltura biologica, talvolta anche a quella biodinamica.

Come mostra chiaramente l’esempio dato dal rapporto sul turismo gastronomico giapponese, preparato dall’UNWTO con il supporto della Japan Travel and Tourism Association (JTTA) e Gurunavi, il turismo gastronomico non è per forza di cose conosciuto, ma le attività in questo settore esistono in tutta la nazione e fioriscono. 

Il turismo gastronomico è a tutti gli effetti uno strumento di sviluppo, inclusione e integrazione regionale per una destinazione, spesso anche in maniera non del tutto consapevole.

Per trasformare questo sviluppo in un movimento consapevole, pianificato e scalabile, l’UNWTO, insieme al Basque Culinary Center, ha stilato le linee guida per lo sviluppo del turismo gastronomico, una sorta di kit di strumenti pratici con raccomandazioni essenziali in merito a pianificazione e gestione da parte delle amministrazioni nazionali del turismo (NTA), delle organizzazioni nazionali del turismo (NTO) e delle organizzazioni di gestione delle destinazioni (DMO). 

Le tendenze dell’offerta per turisti gourmet

Per una destinazione resta certo importante un’offerta ristorativa di qualità e varia, come la presenza di ristoranti stellati, – che danno vita a veri e propri itinerari turistici e motivano spesso brevi soggiorni – ma tra le maggiori tendenze oramai consolidate a livello globale ci sono pasti e degustazioni presso fattorie e produttori locali. Esperienze culinarie che consentendo ai commensali di sapere esattamente da dove proviene quello che stanno consumando e di sostenere le piccole e medie aziende locali.

Ancora meglio che assaporare i piatti più caratteristici di una destinazione è imparare a prepararli sotto la guida di uno chef locale o nella cucina di una famiglia del posto. I corsi di cucina, emersi tra le principali tendenze alimentari del 2021, dopo che le versioni virtuali hanno spopolato durante la pandemia, consentono ai turisti di fare proprio questo: preparare pierogis dolci e salati a Varsavia, pasta fresca a Bologna, Kanelbullar a Stoccolma, tajine a Fez e i macarons a Parigi.

L’enoturismo, come il turismo brassicolo (cioè legato alla birra), è ovviamente tra le tendenze in costante crescita e sviluppo. Come il cibo, vino, distillati e birre possono insegnare molto ai turisti sull’identità e la storia del luogo in cui vengono prodotti. 

I fan del Barolo, considerato come uno dei più grandi vini del nostro paese, non vorranno perdersi una visita all’omonima cittadina, partecipando a esperienze quali il campionamento di annate locali nella cantina di un vigneto. In Portogallo sono imperdibili le cantine della valle del Douro e le regioni dell’Alentejo e del Dão e poi un viaggio in America Latina non è completo senza la scoperta dei vini biodinamici del Cile o una visita a Mendoza o ancora un’avventura a migliaia di metri di altitudine, per degustare e stupirsi con i vini eroici della regione di Salta.

Food & wine tourism trends e turismo enogastronomico

Wine experience presso la Raymond Vineyard, Napa Valley

Come accennato prima, il chilometro zero e i prodotti biologici sono ormai un must. Il biologico non riguarda però solo la coltivazione del cibo, si tratta oramai di soddisfare i bisogni nutrizionali delle generazioni attuali e future di una comunità, migliorare la qualità della vita degli agricoltori e dei cittadini, preservare le risorse naturali e in alcuni casi le tradizioni ancestrali. 

Ci sono poi i tour gastronomici. Piuttosto che concentrarsi su un singolo ristorante o piatto, i tour introducono i viaggiatori a una varietà di curiosità, aneddoti e soprattutto prelibatezze per le papille gustative: ristoranti, mercati, produttori, caffetterie, distillerie e street food. Da Helsinky a Galway, passando da Firenze, Tokyo, Rabat e Atene esperte e golose guide locali fanno scoprire le destinazioni attraverso il palato.  

Il turismo enogastronomico e la tecnologia

Forme di turismo in crescita costante negli anni e sempre più connesse a un’idea di esperienza turistica attiva, partecipativa e sostenibile, che nemmeno la pandemia ha realmente rallentato. 

Durante le varie fasi di lockdown,  gli strumenti digitali hanno consentito, pressoché a tutte le latitudini, il moltiplicarsi dell’offerta oramai conosciuta come neverending tourism: degustazioni e corsi di cucina online, con consegna dei prodotti a domicilio (anche tramite varie formule di abbonamento), ma anche visite virtuali e ovviamente vendita su piattaforme e-commerce sempre più performanti e smart.  

Stando al Global Report of Covid-19 Impact on Wine Tourism, il digitale e le nuove tecnologie hanno sostenuto e in alcuni casi stimolato un ampliamento dell’offerta e un allargamento degli orizzonti lato clientela, che ha potuto partecipare a esperienze e acquistare prodotti e pacchetti ovunque nel mondo da ovunque nel mondo. Durate la pandemia molte aziende vinicole e brassicole hanno quindi registrato un aumento di fatturato e la loro brand reputation è salita di pari passo.  

Le modalità di accesso al viaggio e alle attività turistiche sono in piena evoluzione quindi, anche grazie al digitale, oggigiorno essenziale in tutte le fasi dell’esperienza stessa. 

Il passaparola di amici e famigliari resta basilare per oltre la metà dei turisti, ma le piattaforme online continuano a crescere ed evolvere ed è essenziale per operatori del settore e destinazioni comprenderne le dinamiche e soprattutto le potenzialità. Un argomento che torneremo quindi ad affrontare. 

 

Silvia Moggia

Italo-argentina cresciuta alle Cinque Terre, laureata in Conservazione dei Beni Culturali e specializzata in Francia in Mediazione Culturale e Gestione dello Spettacolo, dopo un anno presso l’agenzia internazionale IMG, ha iniziato a lavorare alla direzione della programmazione e artistica dell’Opéra di Parigi nel 1998 per poi essere nominata direttrice di produzione e programmazione al Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia nel 2005. Dal 2011 è tornata in Italia per motivi familiari riconvertendosi nel settore turistico e ha da poco ultimato il master in Hospitality 360 presso la Cornell University, dopo il corso in Tourism Management presso la stessa università. Gestisce il boutique hotel di famiglia a Levanto, si occupa di promozione e sviluppo per altre strutture ricettive e destinazioni, è social media manager per The Data Appeal Company e per Vertical Media è incaricata delle strategie di marketing e comunicazione di Destination Florence. Nel tempo libero viaggia ed è web writer nel settore travel e scrive un proprio blog di viaggi indipendenti in solitaria.

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