Skip to main content
Reading Time: 4 min

In Italia esiste una vastissima produzione di progetti cinematografici amatoriali e/o inseriti all’interno di percorsi di scuola o cosiddetti “off”. Si tratta di produzioni spesso a basso budget, che altrettanto frequentemente coinvolgono persone del territorio e non di rado frutto di specifiche “residenze”.

II cortometraggi che ne derivano, nella maggior parte dei casi, non vanno considerati come semplici prodotti (output), ma come un risultato congiunto tra prodotto e processo. Detto in altri termini, a differenza di altri prodotti audiovisivi, il “processo di lavoro” in queste produzioni rappresenta una dimensione centrale. Una centralità che non di rado è espressa anche del cortometraggio risultante, in cui la componente relazionale entra a far parte del lessico stilistico e contenutistico dell’opera.

Questa connessione “esterno-interno” ha sviluppato una profonda teoria, non solo cinematografica, ma anche di matrice psicologica e sociologica: elementi come la percezione delle “potenzialità” del luogo, o come il riconoscimento di un legame identitario con il proprio territorio sono tematiche che rientrano in modo significativo nelle riflessioni accademiche e non accademiche che si concentrano su questo tipo di produzione.

Meno frequenti, ma non assenti, sono invece le considerazioni più prettamente economiche ed in particolar modo le connessioni tra questo tipo di produzione e l’afflusso turistico.

Leonardi e Dubini, ad esempio, nel loro Arts-based methods for place-based innovation and affective activation in rural areas: a film residency in Cassine, pubblicato nel giugno del 2026 dal Journal of Place Management and Development, approfondiscono, attraverso tecniche di indagine qualitativa e induttiva, gli effetti di una residenza cinematografica in un comune rurale, tra le quali emergono delle riflessioni legate all’aspetto turistico che tale modello può tendenzialmente generare.

Il rapporto tra produzione audiovisiva non-mainstream ed effetti turistici sui territori è un tema estremamente interessante, perché a differenza di quanto accade, ad esempio, nell’analisi del rapporto tra produzione mainstream e territorio, rapporto che viene spesso condensato nel numero di arrivi turistici, le relazioni che si creano attraverso la creazione durante le riprese di un cortometraggio, più o meno professionale, che vede la diretta partecipazione della collettività, coinvolgono aspetti più “intimi” delle persone, creando quindi un legame che, anche soltanto sotto il profilo economico, rappresenta un valore molto più solido e, soprattutto, tendenzialmente crescente nel tempo.

Questa intuizione è particolarmente rilevante soprattutto se si pongono in relazione le tematiche indagate da Leonardi e Dubini con il più grande ambito del cosiddetto “turismo creativo”, vale a dire quella forma di turismo in cui i partecipanti sono chiamati a partecipare in prima persona nella realizzazione di prodotti culturali e creativi.

Più nel dettaglio, una delle definizioni “fondative” del turismo creativo è quella proposta da Richards & Raymond nel 2000, poi estesa da Richards & Wilson nel 2006 che definisce tale esperienza come “una forma di turismo che offre ai visitatori l’opportunità di sviluppare il proprio potenziale creativo attraverso la partecipazione attiva a corsi ed esperienze di apprendimento che sono caratteristiche della destinazione nella quale si svolgono”.

Al netto delle definizioni, i prodotti turistici di questo tipo sono sempre più numerosi e diffusi: è così piuttosto naturale incontrare decine di turisti americani impegnati in un corso di produzione della pizza a Napoli, o turisti che partecipano attivamente alla creazione di un oggetto dopo aver rapidamente appreso i rudimenti delle tecniche artigiane.

Considerazioni che, al netto del linguaggio, presentano una dimensione empirica evidente, che costituisce una tendenziale opportunità di sviluppo, sia in termini territoriali che in termini turistici.

Prese insieme queste riflessioni, infatti, emerge una connessione che, semplificando al massimo, suggerisce che la partecipazione culturale ad elementi creativi genera effetti positivi sia tra i cittadini che tra i turisti.

Connessione che, proprio come il turismo creativo già intuito da Richards più di un quarto di secolo fa, attende soltanto una trasposizione operativa sotto forma di beni e servizi turistici.

Il riferimento iniziale alle produzioni audiovisive territoriali acquisisce, alla luce di questa connessione, un’accresciuta valenza se lo si cala all’interno di contesti di prossimità. La previsione di un cortometraggio che, oltre a prevedere una “residenza cinematografica” per il regista, preveda anche il coinvolgimento di attori che provengano da contesti limitrofi a quelli previsti per le riprese effettive può dunque abilitare la produzione di due distinti effetti: da un lato l’attivazione di quegli elementi psicologici, sociologici ed economici che Leonardi e Dubini hanno potuto evidenziare nel proprio articolo e che, per dirla con un lessico economico, inducono i cittadini a riconoscere la possibilità di aumentare la “frontiera delle possibilità produttive del territorio”; dall’altro attivare dei processi turistici regionali, fondati sulla maggiore solidità del legame che si crea con un territorio allorquando si partecipa ad una produzione culturale e creativa, e che possono dunque innescare dei fenomeni di visita ripetuta e di successiva estensione di quella che un tempo si amava definire awareness territoriale.

Chiaramente, un meccanismo di questo tipo, necessita di essere implementato in modo programmatico, pena la creazione di sperimentazioni che, pur positive, non consentono il raggiungimento di quei “valori soglia” che, come in tutti i meccanismi sociali, sono il preludio di crescite di natura esponenziale.

Raggiunti tali valori, tuttavia, questa pratica potrebbe rappresentare un fattore distintivo non solo in ambito territoriale, ma anche nello scenario internazionale, attribuendo a territori magari privi di tradizioni artigiane o di produzioni culinarie locali la possibilità di riconoscere una “specificità produttiva” contemporanea, in grado di attirare l’attenzione di turisti che potrebbero decidere di visitare quel territorio anche soltanto per poter partecipare alle riprese di un cortometraggio.

Malgrado la presenza di un patrimonio culturale storicizzato ci induca sempre a valorizzare il nostro passato (i prodotti tipici, l’artigianato tradizionale, ecc.), non bisogna trascurare che nella grande mole di attività che caratterizzano il nostro Paese esistono anche esperienze e produzioni contemporanee, e che valorizzarle potrebbe arricchire in modo significativo non solo la nostra offerta turistica, ma anche l’offerta rivolta a tutti i cittadini.

Stefano Monti

Stefano Monti

Partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all'estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale e turistico.

More Posts

Stefano Monti

Partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all'estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale e turistico.

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.