Per capire il travel e l’hotellerie studia la distribuzione

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Nella distribuzione le novità e i ricordi d’un attempato venditore di camere

È sempre accaduto dai tempi dell’offline, nelle destinazioni turistiche mature gli hotel venivano messi a dura prova dalla concorrenza dei residence, parti di alberghi furono convertite in appartamenti e, nel mentre, residenti più o meno in regola affittavano fondi tra i più disparati. Ricordo di un tempo in cui contadini e pescatori ospitavano i turisti nei garage e nelle rimesse, poi – i pescatori e i contadini – si accorsero che l’appartamento dove vivevano avrebbe reso di più, destinarono per l’estate il garage ad uso familiare e la casa di residenza ad uso turistico, tutto rigorosamente in nero. In un altro caso ricordo un rappresentante degli albergatori attaccare coloro che affittavano in nero appartamenti, salvo fargli notare al termine dell’assemblea che tanti di quegli appartamenti erano investimenti con cui colleghi albergatori avevano diversificato le loro attività. E non c’è da ridere, l’ospitalità italiana nella maggior parte dei casi è nata così.

Insomma c’è sempre stato un fenomeno di affittanze più o meno chiaro nelle destinazioni di maggiore successo. Spesso clienti delle più disparate caste alternavano annate in appartamento con stagioni in hotel, quelli più ondivagahi soggiornavano una settimana in hotel e la seconda in residence, alcuni spedivano i rampolli di famiglia in campeggio, la baby sitter nella pensione vicina e nell’appartamento fashion ospitavano l’amante.

Alcuni prenotavano direttamente, poi un anno dopo – gli stessi – arrivavano con il voucher Alpitour che regalava telefonini, gli alto atesini addirittura usavano i cataloghi TUI, DER e ADAC perché, sui mercati stranieri, gli albergatori italiani erano più propensi ad offrire tariffe più vantaggiose. Poi, quando “gli intermediati” partivano l’immancabile: se prenota adesso per il prossimo anno 10% di sconto e caparra a Natale. Un fatti furbo old style per intenderci.

ecosistema-distributivo

Quindi nessuna sorpresa nel vedere, nell’ultima infografica che gira per internet, la capacità del sistema di offrire ad un turista viaggiatore sempre più informato una moltitudine di canali che si mescolano tra loro (leggi anche “Se la FIT rate finisce sui metamotori e altre problematiche tariffarie“) e mescolandosi offrono benzina per i metamotori. Coloro che hanno venduto camere negli ultimi trent’anni hanno potuto assistere a un mutamento che ha portato maggiore efficienza nei processi di comparazione e prenotazione, ma l’approccio del turista viaggiatore è sempre lo stesso, è quello dell’homo oeconomicus.

Nel 1998 su Qui Touring si dibatteva sulla qualità degli alberghi “È ormai ora di riveder le stelle” esordiva Clelia Arduini che in un passo scriveva:”… è necessario insegnare agli unici soggetti legittimati, i turisti, a giudicare la qualità degli alberghi” e nello stesso articolo un lucido e assai più giovane (non me ne voglia per il severo riscontro anagrafico) Antonio Preiti rilanciava:”credo che non sia compito dello Stato, né sotto forma di assessorati né sotto altre forme, dare giudizi sugli alberghi” e poi riprendeva”il vero giudice è il consumatore!“. Le associazioni di categoria non strinsero il patto con il turista e non parlarono con lui di qualità e giudizi e quindi arrivò Tripadvisor. A quei tempi illustri tecnici e politici si litigavano per cambiare la Bassanini con una proposta del senatore Gambini, cambiò poco o nulla.

Non dovrei più scendere in cantina e rufolare nella mia emeroteca turistica, scopro quanto sarebbe stato banale progredire turisticamente e quanto sia ancora facile immaginare un recupero del terreno perso tanto sono attuali, per esempio, le frasi di Preiti che ormai hanno 16 anni, sono quasi maggiorenni. Ma adesso ci si impegna a dimostrare che chi ha interessi e conoscenze nel turismo è incompatibile con incarichi direttivi nel turismo. Dove vogliamo andare?

Riflettevo su tutte queste cose quando passavano, nel mio aggregatore di notizie turistiche, una sacco di novità che continuano a dimostrare quanto poco sia cambiato il turismo anche dopo il cataclisma internet. Quanto sia ridicolo distinguere tra “viaggiatore” e “turista” tanto che ai tempi dell’articolo sul Qui Touring lo si chiamava con rispetto “viaggiatore turista”, è per questo che amo dire che

la differenza tra turista e viaggiatore è direttamente proporzionale alla spocchia di chi la cerca.

E non c’è nulla di nuovo se in India Thomas Cook offre sistemazioni di Airbnb, se Choice Hotels e Accor hotels entrano massicciamente nel mercato delle affittanze brevi. Non mi meraviglio se Airbnb apre alle camere di albergo e se Best Western ci si ficca anche se non vorrebbe ammetterlo. Sì, mettete le camere su Airbnb. L’ho scritto anche sull’ultima newsletter che ho inviato agli affezionati iscritti. Insomma tutti questi movimenti mi ricordano gli albergatori che ce l’avevano con gli appartamenti degli albergatori. Mentre si sofistica nella differenza tra utente Airbnb e utente alberghiero, grandi catene e Airbnb stessa ci dicono che non c’è differenza se non nell’opportunità del momento. Chi vuole far apparire differenti gli stessi utenti e mette in ridicolo una delle parti dell’offerta per favorire l’ipotesi opposta batte delle sonore testate. Wimdu per esempio vuol far concorrenza ad Airbnb parlando male degli alberghi in un filmato tra il demenziale e l’autodistruzione

e non mi sorprende che perda oltre 48 milioni in 4 anni, 12 negli ultimi dodici mesi. Ben gli sta.

C’è spazio per tutti, da quando ero giovincello camere e appartamenti continuano a convivere più o meno bene, ma continuano a crescere, mentre Airbnb mette sul mercato tutto il nero che c’era già, aumentano le camere, per esempio a Londra 7 mila in più nonostante il calo del tasso di occupazione, solo a Shanghai 9 mila nuove, nel mentre in Giappone si deve ricorrere a Airbnb perché le camere degli alberghi non sono sufficienti. C’è spazio per tutti! La differenza sta nel come si è in grado di distribuire che poi vuol dire vendere, creare valore.

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Poi che dire di Hilton che sbotta a causa della dipendenza dalle Ota e lancia l’operazione “Stop clicking around” cercando di ricreare un rapporto diretto con la propria clientela per ottenere la prenotazione diretta. Mi ricorda tanto la frase lanciata ai clienti d’agenzia (che poi da contratto non si sarebbe mica potuto fare) “se prenota adesso per il prossimo anno 10% di sconto e caparra a Natale.

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Altre novità? No. C’era un vecchio modo di fare turismo, quello con l’autostop e i camionisti erano nel migliore dei casi un’opportunità, adesso si sono ingegnati anche loro e grazie alla nuova piattaforma weTruck siamo passati dal carsharing al camionsharing, ma siamo sempre lì. Ganzo però, c’è da dirlo…

Sì, c’è una nuova buona notizia che mi riempie il cuore ed è quella del ritorno di Richard Branson e il suo Virgin Galactic. Per me lui è come Thomas Cook con il treno, Ford con il modello T, gli inglesi con i treni veloci, la Boeing con il 747, sono loro che hanno cambiato il modo di viaggiare e grazie a queste infrastrutture tecnologiche hanno creato ricchezza rendendo il turismo fonte di sostentamento per tutti noi. Anche in questo caso c’è però una cosa che si ripete. Thomas Cook trasferì da un punto all’altro, durante il primo viaggio in treno, poco meno di 600 persone. Il primo round di prenotazioni per il primo volo sul Virgin Galactic conta poco più di 600 persone. Buffo no!?

 

Robi Veltroni

Robi Veltroni

Robi Veltroni è il fondatore di Officina Turistica. Venditore di camere, si occupa di marketing e pubblicità nel turismo da circa vent’anni. Ha iniziato a lavorare in albergo nel 1979: dopo aver vissuto nei viaggi degli altri per oltre trent’anni, si è trasferito in Maremma. Membro del comitato di programma di BTO – Buy Tourism Online. Attualmente è direttore d'albergo, consulente in direzione delle aziende turistiche e dell'ospitalità, formatore in management alberghiero, marketing turistico e web marketing.

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